Per fare e mantenere un blog è necessario avere delle competenze, alcune magari fanno già parte del nostro bagaglio culturale, altre invece è necessario acquisirle.
Ecco perché per quanto il Web ci offra infinite risorse, alla fine torno sempre sui libri per imparare cose nuove, e per avere un quadro della situazione dall'alto.
Ecco la lista dei libri che ogni blogger, a mio avviso, dovrebbe avere.
Un Guida pratica generale:
Come si fa un blog 2.0 di D'Ottavi Alberto; Sorchiotti Tommaso;
Sulla scrittura tre libri, visto che è la parte portante del weblog:
Elementi di stile nella scrittura di Strunk William Jr. ;
Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web di Carrada Luisa;
Don't make me think. Un approccio di buon senso all'usabilità del web
di Krug Steve;
Un libro sulla gestione del tempo, dato che è sempre difficile trovare il tempo per scrivere!
Detto, fatto! L'arte dell'efficienza di David Allen (sul metodo GTD ho scritto un post)
Qualcosa di marketing...
La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone di Seth Godin ( di cui consiglio anche il Blog)
Un ebook fresco di pubblicazione molto interessante scaricabile gratuitamente:
[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso di Gialuca Diegoli
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Un paio di libri su l'analisi sociologica dei blog come nuovo strumento di comunicazione e non solo:
Blog! di Kline David; Burstein Dan
Blog generation di Giuseppe Granieri
Per finire un analisi sul mondo dei blog personali e sulla costruzione dell'identità in rete
Blog-grafie. Identità narrative in rete a cura di Di Fraia G.
10 libri fondamentali per un Blogger
Comunicazione e Ego
Per un problema di Ego. È da li che bisogna partire. L’ego è qualcosa che abbiamo coltivato tutta la vita. Ci siamo completamente identificati con questa falsa costruzione di noi stessi. Non è facile disfarsene.
Vogliamo essere migliori degli altri, non entrare in relazione con gli altri. Vogliamo dominare gli altri, non entrare in sintonia con gli altri. Utilizzare tutte quelle frasi che ci hanno insegnato essere efficaci non migliora la situazione. Perché sono appiccicate, imparate, memorizzate. Le varie frasi del tipo: “dal mio punto di vista penso che” o "correggimi se sbaglio” se ripetute a pappagallo non servono ad un bel niente.
La definizione di comunicazione è “appartenenza a più persone; mettere in comune; unire in comunità”. Ma come possiamo entrare in comunione ( il significato può rifarsi infatti alla comunione eucaristica della tradizione cristiana) con qualcuno se vogliamo solo fare passare le nostre idee? Non è possibile. Possiamo persuadere qualcuno, ma solo perché lo stiamo dominando.
Questo è un classico esempio di gioco a somma zero. Uno vince l’altro perde. Si genera conflitto non collaborazione. Ne parla anche Watzlawick nel quinto assioma della comunicazione, interazione simmetrica e complementare.
Comunicare significa anche condividere; attraverso la comunicazione creiamo una comunità e dunque una società, basata sulla reciprocità.
Non si imparano queste cose in un corso di qualche ora dal costo di 1000 euro in un Holiday inn nel centro di Milano. Trovo del tutto inutile ripetere come un mantra frasi del tipo:
“dovete pensare in termini di abbondanza, adottare un approccio Win-Win, collaborare non sfruttare” come viene insegnato in questi corsi.
Non è sufficiente ripeterselo. Stiamo parlando di Ego. Per cambiare approccio deve esserci un percorso interiore. Lento, lungo e meditato.
Solo allora la comunicazione diventa efficace, perchè non stiamo comunicando con le parole, ma con la nostra anima.
Uomini 2.0: appunti per un manifesto
Una nuova classe sociale sta emergendo negli ultimi anni, legata alla produzione di beni immateriali, alla logica del dono, alla creatività.
Studi relativi all'emersione di questa nuova classe si stanno sviluppando.
Esperti di nuove tecnologie, scienziati, sociologi ne stanno analizzando le caratteristiche.
La nuova classe emergente è creativa. Richard Florida nel suo libro "L'ascesa della nuova classe creativa" ne analizza stili di vita, valori, abitudini, individuando nella creatività il denominatore comune. Ma quello che bolle in pentola è molto di più. Stiamo parlando di scienziati, designer, artisti, scrittori, ingegneri, esperti di marketing, musicisti, hacker e lavoratori immateriali in genere.
Questa nuova classe può portare ad un capovolgimento delle logiche di mercato. Il potenziale di queste persone sta nel fatto che il capitale ha bisogno di loro e non viceversa. Le imprese si vedono costrette ad andare alla ricerca dei creativi perché dove c'è creatività c'è innovazione e dove c'è innovazione c'è creazione di valore. Ma non si tratta solo di una rivoluzione economica, quello che è il dato interessante è anche la generazione di un nuovo modello umano.
Non si tratta solo di creatività nella produzione ma anche nella gestione della propria vita,
si tratta di uomini 2.0
La sperimentazione è un condizione esistenziale necessaria per questi nuovi individui.
Fare un esperimento della propria vita stessa.
"Sperimentare significa innanzitutto imparare ad affermare i propri si. Tutti i si propositivi, creativi, coraggiosi energetici, tutti i si che proiettano il nostro potere al di là dei confini, delle resistenze delle prudenze, delle negazioni del risparmio di se, dei vorreimanonposso. Tutti i si che rischiano di buttare all'aria qualcosa per rispondere al richiamo della vita che pulsa e vibra e attende di essere messa al mondo, e che un giorno saremo ferocemente orgogliosi di aver messo al mondo" Franco Bolelli: "Con il cuore e con le palle"
I valori fondamentali di questa nuova classe sono molteplici e interconnessi uno con l'altro.
Il primo valore-guida nella vita diventa la passione, il fatto cioè di svolgere un attività interessante che stimola le energie creative. La libertà è il secondo valore fondante, libertà nella vita, nel poter organizzare la propria giornata al di fuori dalle regola della classica giornata lavorativa di otto ore. Un fattore determinante ai fini dello sviluppo di questo movimento è inoltre l'apertura sociale, la volontà di condividere le proprie conoscenza, le proprie scoperte, di creare qualcosa di valore per la società e metterla a disposizione della comunità. La tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, etniche e sessuali. La meritocrazia come unico riferimento per giustificare disparità di reddito. Il rifiuto delle gerarchie e di tutte le decisioni imposte dall'alto. La fiducia nel futuro come opportunità di liberazione.
A questo si lega il valore della responsabilità, ovvero della "Netica", e dunque della difesa totale della libertà di espressione e di privacy. La nuova classe emergente combatte per la "creazione di uno stile di vita individuale e il rifiuto di una ricezione passiva in favore del perseguimento attivo della propria passione". Gli uomini 2.0 creano nuovi mondi. La creatività personale interagisce con le grandi corporation e ne modifica in modo inaspettato le logiche interne.
"Una persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente i limiti" che vede la realtà e il mondo "pieno di problemi affascinanti che attendono di essere risolti" (come dice Eric S. Raymond guru del pensiero Hacker).
Questi sono i valori che si stanno affermando nella nuova società dell'informazione e che stanno creando un nuovo paradigma che si contrappone al modello organizzativo della società capitalista, quella società basata sul controllo, sulla proprietà, la competizione. La società capitalista nasce dalla rivoluzione industriale, si sviluppa in occidente grazie all'etica protestante e ha come cardine l'organizzazione sistematica (fordismo) della giornata lavorativa.
I valori portati avanti dalla nuova classe emergente stanno creando una profonda rottura con i valori della società capitalista (analizzati da Weber nel suo testo fondamentale "l'etica protestante e lo spirito del capitalismo”) e preavvisano l'avvento di una società dove l'innovazione avrà un ruolo sempre più centrale, la flessibilità sarà sempre più richiesta al lavoro e alle imprese, dove il tempo libero e il tempo lavorativo, il lavoro e il gioco si fondono, liberando energie creative fino ad ora assopite.
Domenico De Masi questa interdipendenza la chiama "Ozio creativo":
La caratteristica principale delle attività creative è che si distinguono poco o niente dal gioco e dall'apprendimento, per cui resta sempre più difficile scindere queste tre dimensioni della nostra vita attiva che, in precedenza, erano state nettamente e artificiosamente separate l'una dall'altra. Quando lavoro, studio e gioco coincidono, siamo in presenza di quella sintesi esaltante che io chiamo «ozio creativo».
Gli uomini 2.0 prestano particolare attenzione allo sviluppo personale, sono manager di se stessi e pertanto i punti cardine dell'organizzazione della propria vita sono:
- La determinazione (orientamento all'obbiettivo)
- l'ottimizzazione (usare il tempo in modo produttivo esempio con il metodo GTD)
- la flessibilità (modificare il proprio approccio al problema per risolverlo)
- stabilità (costante progressione verso l'obbiettivo senza distrazioni)
- laboriosità ( il duro lavoro viene visto positivamente in virtù del fatto che non è imposto)
- la misurabilità del risultato ( tenere un diario dei progressi messi per iscritto per avere la situazione sotto controllo)
"Un etica che sappia trovare il divino nell'accrescersi delle facoltà dell'umano e non nella sacralità della natura. Di un etica della trasformazione e non della conservazione; dell'emancipazione e non della minorità; che accolga le responsabilità e non le respinga; che non rifiuti l'aumento illimitato di potenza, ma ne determini gli obiettivi; che non consideri definitivo nessun aspetto biologico o sociale, ma accetti di considerarli tutti come figure del mutamento e della transizione; che cerchi le sue leggi non nella natura, ma nell'intelligenza e nell'amore" Aldo schiavone "storia e destino".
Libertà di credenza; lasciare che ognuno abbia la possibilità di credere in ciò che vuole
Libertà di conoscenza; la possibilità di acceder alle varie conoscenza disponibili e la possibilità di creare nuova conoscenza
Libertà di critica; libertà di sottoporre a critica qualsiasi tipo di conoscenza.
L' uomo 2.0 persegue un approccio laico verso la vita, il che significa ( nelle parole di Giovanni Boniolo) : Un atteggiamento intellettuale caratterizzato in modo sufficiente dal lasciare (a auspicabilmente dall'avere) libertà di coscienza intesa quale libertà di conoscenza, libertà di credenza e libertà di critica e autocritica.
Sviluppiamo le nostre potenzialità, coltiviamo l'energia la creatività e il senso dell'impresa. Un nuovo modello umano emergerà, sarà determinato, sicuro, saggio e colto; sarà in grado di unire le certezze della cultura scientifica occidentale con la saggezza della cultura orientale.
Attraverso le libere associazioni sarà in grado di trovare punti in comune tra tutti i campi del sapere, individuare connessioni inaspettate e illuminanti. La libertà in tutte le sue forme, la tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, lo spirito critico, la passione per il proprio lavoro e soprattutto la capacità di leggere in profondità la condizione umana ( attraverso nuovi strumenti cognitivi avanzati, bio-tecnologici, informatici) saranno i segni distintivi di quello che verrà definito l'uomo 2.0.
Mash up e web 2.0
Dopo il post introduttivo sul mondo dei Mash-up, come promesso vi proponiamo la seconda puntata della ricerca.
In questa parte si inizia a parlare dei Mash-up rintracciabili in internet ma soprattutto di come il web 2.0 abbia influenzato queste applicazioni.
In informatica il mash-up è un’applicazione web che unisce dati da più fonti in un unico strumento finale.Un esempio pratico: craigslistmap.
Questa applicazione utilizza i dati cartografici di Google Maps insieme ai dati del sito craigslist.org (una specie di network di più comunità online dove sono presenti annunci gratuiti di vario tipo: lavoro, ricerca case, ecc).
In questo modo le informazioni di entrambi i siti iniziali sono combinate insieme e facilmente rintracciabili sulla mappa che ne permette una fruizione più intuitiva e immediata. Nessuno dei due siti iniziali forniva questo tipo di servizio. Ed è proprio in questo il valore aggiunto dei mash up.
MASH UP E WEB 2.0
I mash-up informatici sono i figli della nuova era di internet ossia il web 2.0.
Secondo Tim O'Reilly (1):
"Web 2.0 is a set of trends - economic, social, and technology trends - that collectively form the basis for the next generation of Internet: a more mature, distinctive medium characterized by user participation, openness and network effect"
Il web 2.0 non è propriamente una tecnologia ma è un nuovo modo di intendere la rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione: il filo conduttore sembra essere l’interazione soprattutto di tipo sociale realizzata grazie alla tecnologia di nuova generazione dove il consumatore finale smette di essere passivo.
Le innovazioni legate al web 2.0 sono :
Alcune tra le applicazioni più conosciute di questa nuova generazione sono:
- Blog(4)
- Wiki (5)
- Social Network (6)
- Podcasting/Vodcast (7)
Ad esempio: un articolo apparso su un quotidiano online può essere commentato su un blog, per poi essere rielaborato con l’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una community, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “democratico”.
In questa ottica i dati si slegano da chi li produce e le informazioni viaggiano liberamente prendendo forme a volte imprevedibili.
Al concetto del web 2.0 potrebbero essere trasferite le quattro libertà proclamate per il software da Richard Stallman, (programmatore statunitense, padre del concetto di Copyleft, modello alternativo di gestione dei diritti d’autore, vedi gnu.org profeta di Free Software Foundation e Gnu:
- 1. Libertà Zero è la libertà di eseguire il programma per qualunque scopo.
- 2. Libertà Uno è la libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze.
- 3. Libertà Due è la possibilità di ridistribuire copie del programma. Questo include ripubblicazioni del programma.
- 4. Libertà Tre è la libertà di distribuire copie modificate dagli utenti ad altri utenti.
Al di là di ogni definizione è sicuramente questa visione partecipativa e di libero pensiero che fa del web 2.0 una realtà innovativa in cui l’idea di utente finale/consumatore non è più la stessa e in cui si fa spazio sempre di più una figura ibrida: il “prosumer” dove i concetti di produzione e consumatore si amalgamano insieme all’interno di una realtà dinamica e decontestualizzata.
L'EMBLEMATICO VIAGGIO DI BERT E BIN LADEN NEL WEB 2.0
Dino Ignacio un giovane artista americano tramite il suo sito utilizzò un personaggio del famoso Muppet Show, Bert, raffigurandolo accanto ad una serie di personaggi negativi del 900. L’immagine di Bert con Bin Laden fece il giro del mondo, passando di mano in mano e fu rielaborata in contesti e modalità diverse finendo erroneamente in un poster ufficiale utilizzato in alcune manifestazioni contro la politica estera degli USA in medio oriente. E grazie alla CNN che riprese a sua volta i manifestanti, la storia di Bert e Bin Laden da locale diventò globale.Note:
1)Fondatore di O'Reilly Media , casa editrice specializzata in informatica e nuove tecnologie, nonché ideatore della prima definizione di Web 2.0
2)Web Service (servizio web) è un sistema software progettato per supportare l'interoperabilità tra diversi elaboratori su una medesima rete.
3)Acronimo di Really Simply Syndication: formato per la distribuzione di contenuti online che permette un aggiornamento tempestivo di informazioni di interesse scelte dall’utente.
4)Contrazione di web-log, pagina web personale creata da una persona comune che pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo.
5)Wiki è un sito web che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare quelli esistenti inseriti da altri utilizzatori; è una sorta di enciclopedia online.
6)“Reti relazionali” create da persone che si connettono fra loro per interessi comuni o motivi professionali e alle quali si è ammessi in genere su invito personale di uno dei membri che già ne fanno parte.
7)Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feeder.
A presto con la terza parte. Se volete tenervi aggiornati sottoscrivete il feed di Mediaflue.
Rivoluzione digitale e modi di produzione
Le nuove tecnologie e soprattutto l'introduzione del computer, hanno modificato profondamente le modalità di produzione tipiche della società industriale caratterizzate dall'organizzazione fordista del lavoro.
Con l'introduzione dell'automazione (robot industriali) infatti, viene meno l'importanza della manodopera nelle varie fasi di produzione, e acquista importanza in modo esponenziale la comunicazione, vale a dire le relazioni tra i diversi settori del processo produttivo. Si viene a creare quindi un processo di destrutturalizzazione del luogo deputato alla produzione, cioè la fabbrica.
Grazie alle telecomunicazioni i vari processi possono essere svolti in luoghi diversi, una sorta di superamento dello spazio fisico. L'innovazione tecnologica ha quindi spostato una grossa fetta di produzione dai beni materiali a quelli immateriali. Essendo sempre minore la richiesta di lavoro manuale, oramai si calcola che la metà della forza lavoro in Europa (negli Stati Uniti è ancora maggiore) è impiegata nel settore dell'informazione, dove molte sono le mansioni legate alla promozione dei prodotti.
Questi cambiamenti hanno stimolato dunque quei settori economici dove si producono direttamente beni immateriali, e nonostante sia il mercato editoriale sia quello dello spettacolo siano presenti nella realtà da più di un secolo, è soltanto con la rivoluzione digitale che le dimensioni del mercato dell'immateriale acquistano rilevanza superando addirittura per importanza quelle dei mercati tradizionali, basti pensare che l'industria economicamente più importante in America è quella del software e non dell'hardware.
Se il settore trainante dell’economia non sono più le merci ma prodotti immateriali, quindi le idee, le informazioni, insomma i prodotti culturali, il valore dell’aziende si misura di più sulle idee che sul patrimonio di beni materiali: il New York Times Magazine ha definito che “l'unico vero patrimonio di Microsoft è la fantasia umana”.
Creatività e proprietà intellettuale sono la nuova ricchezza , come afferma J. Rifkin:
nel ventunesimo secolo, le imprese saranno sempre più coinvolte nello scambio di idee e a loro volta, gli individui saranno sempre più propensi ad acquistare l'accesso a tali idee e all'involucro materiale in cui saranno contenute. La capacità di controllare e vendere pensiero diventerà la forma più sofisticata di abilità commerciale.In questa prospettiva si fa centrale la questione del diritto d'autore.
Grillo non è un blogger
Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.
Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:
Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.
Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale
Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.
Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.
La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.
Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.
Blog e scrittura
La scrittura prima di internet.
Prima dello sviluppo di Internet, la scrittura aveva un peso minore nella vita delle persone. Di solito chi scriveva in modo continuativo lo faceva per professione. Sono cresciuto in un mondo dove la scrittura era meno importante di ora. La TV e la radio erano gli unici mezzi di comunicazione usati dalle persone. Si usava prevalentemente la lingua parlata per comunicare, non quella scritta. Walter Ong parlava di oralità di ritorno.
Il piacere di scrivere.
Ora grazie ai blog sto scoprendo il piacere di scrivere. E sono in buona compagnia. Le persone scrivono in rete e scrivono tanto. Spesso non sono soddisfatte di quello che scrivono, come spesso succede anche me. Presumo che capiti soprattutto a chi legge molto.
Perché se leggi le opere di grandi autori e scrivi i tuoi miseri post, diventa inevitabile fare paragoni. La tua scrittura la trovi contorta, confusa e piena di inesattezze. Mentre quella degli altri è limpida, acuta, ben tornita.
Pratica, pratica, pratica.
La scrittura è un esercizio decisivo per la formazione dei pensieri.
Scrivere è un' arte, e per dominarla è necessaria tanta pratica. In un post di qualche tempo fa parlavo di diecimila ore per diventare un esperto. Dopo dieci mila ore di pratica ritengo che la mia prosa, come quella di chiunque altro, potrebbe brillare per bellezza e chiarezza.
La scrittura cambia nel web
I blog sono una buona palestra di scrittura. Il modo di scrivere però con i nuovi media inevitabilmente cambia. La scrittura assume la forma della conversazione. Nel web, per ragioni tecniche, i concetti devono esser espressi in modo diretto, e semplice. È una scrittura contaminata dall’oralità. Scriviamo come parliamo. Come in un dialogo. Diretti al punto. Altrimenti nessuno riuscirebbe a leggerci, non per scarsa volontà ma per la peculiarità del mezzo. Il nostro cervello e i nostri occhi faticano a esplorare un testo denso e pieno di farsi complesse. Il testo deve essere, come insegna Jacob Nielsen, "scannable". Gli intellettualismi, le frasi piene di subordinate non sono adatte al web. Per quel tipo di scrittura esistono già i libri.
5 consigli per un testo efficace.
Leggendo tra i vari blog che trattano di scrittura sul web, i consigli ricorrenti da seguire per creare un testo efficace per il web sono:
- * Titoli e sottotitoli brevi che sintetizzino bene l'argomento trattato;
- * L'informazione deve essere immediatamente rintracciabile. Andare diretti al punto, senza troppe spiegazioni; (per andare in profondità possiamo usare i link, o verso nostri post precedenti o verso siti di approfondimento)
- * Utilizzo consapevole delle parole chiave, che vanno sottolineate con il neretto;
- * Suddividere il testo in blocchi concettuali, ogni paragrafo un concetto (Chunks);
- * Cercare di evitare il più possibile al lettore lo scrolling della pagina. Nella sostanza scrivere post brevi, essenziali, coincisi ed informativi. (come questo?)
Mash up: le nuove frontiere del remix - parte 1
Avete mai sentito parlare dei mash-up? Non ancora?! Ecco per voi una serie di puntate che vi introduranno nel magico mondo dei mash-up, delle sue applicazioni nell'ambito del web, della musica e dell'informatica in generale!
Mash-up è un termine derivato dalla lingua creola e il suo significato originario é: “poltiglia”, “miscela”.
Il termine inizialmente viene utilizzato soprattutto in ambito musicale e indica una nuova canzone costruita da due o più brani differenti: la sua forma più comune è nell’utilizzo della traccia vocale di una canzone insieme all’utilizzo della traccia strumentale di un’altra. Il mash-up musicale è anche chiamato Bastard pop.
Non si tratta però di un semplice remix, è qualcosa di più: una forma nuova di aggregazione dei contenuti che nell’esecuzione si rende autonoma dalle sue dirette fonti.
Per capire meglio cosa sia un mash-up è necessario parlare anche dell’estensione e dell’applicazione di questo termine sia nel campo informatico che nel campo dei video.
In generale potremmo partire da queste tre semplici definizioni:
- Mash-up musicale: un tipo di brano composto interamente da parti di altri pezzi;
- Mash-up video: un filmato costruito o editato in audio o video con parti di altri filmati
- Mash-up informatico: un sito o un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere informazioni dinamiche o contenuti provenienti da più fonti.
Alla prossima con qualche informazione in più sui mash up realizzati per il web!
Troverete fonti e link alla fine delle puntate.
Le insidie del Linguaggio ( seconda parte)
Denotazione e Connotazione.
Le parole non hanno semplicemente un significato informativo, cioè non indicano solo cose del mondo materiale ma hanno anche dei significati astratti, non sempre precisi e unanimanente definiti. Sovente le parole suscitano emozioni, cioè hanno un significato ulteriore rispetto al significato letterale. Pertanto è bene distinguere la denotazione dalla connotazione.
- La denotazione indica il senso reale della parola, spesso è il primo significato che viene indicato nei dizionari.
- La connotazione indica i significati figurati legati alla parole, legati al contesto, alla cultura in cui le parole sono inserite e che quindi possono suscitare emozioni diverse.
Da questo semplice esempio si intuisce quanto sia importante prestare attenzione alle parole che vengono usate perché spesso dietro al loro significato letterale sono nascosti ulteriori significati che potremmo definire ideologici.
Umberto Eco sottolinea che :
"Attraverso la lettura delle connotazioni si delinea la possibilità di leggere le traccie dell'ideologia, e il modo in cui una società fa circolare in modo altamente persuasivo i segni più apparentemente innocui.Non a caso il linguaggio della politica utilizza un lessico preciso per veicolare significati voluti.
George Orwell si esprimeva in questi termini riferendosi al linguaggio della politica:
“Nella nostra epoca, il discorso e gli scritti politici sono in gran parte una difesa dell’indifendibile, il linguaggio politico finisce di consistere in una serie di eufemismi, affermazioni di principio e pure vaghezze nebulose. Questa fraseologia è necessaria quando vogliamo dare un nome alle cose senza per questo evocare immagini della mente” George Orwell, Politics and the English Language (1946)Nel campo della comunicazione politica gli esempi sono molteplici, il più abusato negli ultimi anni è stato "Operazione di polizia internazionale" al posto di guerra. D'altronde anche Sun Tzu ne " l'arte della guerra" diceva: "Tutta l'attività militare si basa sull'inganno".
Per finire vi propongo un interessante articolo recentemente uscito sul sole 24 ore dove si parla degli eufemismi usati in questo particolare momento di crisi economica.
Nei prossimi post parleremo di:
- Ambiguità
- Enfasi
- La paura come pratica persuasiva ecc ecc.
Gestione del tempo: Le fasi del processo GTD.
Riprendo il discorso relativo alla gestione del tempo ed in particolare del metodo GTD che avevo introdotto in questo post, descrivendone in modo sintetico le 5 fasi fondamentali.
- Raccolta;
- Esame;
- Organizzazione;
- Verifica;
- Fare.
Prima fase: Raccogliere;
la prima fase prevede la raccolta delle cose che ci rubano attenzione , che sfruttano inutilmente la nostra Ram personale. In questa fase dobbiamo raccogliere qualsiasi tipo di cose, sia le carte, i documenti, gli oggetti, che le idee che riempiono la nostra mente.
E' in questo prima passaggio che è d'obbligo inserire di tutto, dalla bolletta da pagare, al sogno di diventare una velina, dalla carie sul dente da curare, al progetto del baretto sul mare.
I fattori fondamentali di una buona raccolta sono:
* svuotare la mente:tutte le questioni lasciate in sospeso devono uscire dai vostri pensieri;
* ridurre i raccoglitori di cose/carte/idee al minimo. Ad esempio:un cartellina per i fogli, un contenitore per le cose, un'agenda, (elettronica o cartacea), Email;
* svuotare i raccoglitori regolarmente.
Seconda Fase: Esaminare;
E' necessario passare in rassegna le cose che si sono raccolte e capire quello che si può fare, ci dobbiamo porre la seguente domanda:
che cos'è? è fattibile?
Abbiamo due possibili risposte:
A) non è fattibile, o almeno non è previsto un intervento a breve, pertanto le opzioni che abbiamo di fronte sono:
* 1) Cestinarlo perché non serve più;
* 2) Archiviarlo (è un dato che potrebbe servirci in futuro, ad esempio un email da conservare?);
* 3) Rimandarlo, in questo caso lo dobbiamo spostare nella lista Prima o poi/forse (ad es. imparare un altra lingua, leggere "Infine Jest" di Foster Wallace.).
Fate molta attenzione a questa lista, almeno nella mia esperienza è la lista delle cose che rischiamo di rimandare all'infinito!
B) E' fattibile, allora ci chiediamo: qual è il prossimo passo?
La prima distinzione da fare è individuare se si tratta di un progetto, quindi:
* A) Se si tratta di un progetto (con "progetti" Allen definisce tutte quelle cose che per essere fatte prevedono più di un passaggio) è necessario suddividerlo in mini-attività fattibili immediatamente.
Ad esempio iscriversi in palestra prevede: innanzitutto decidere in quale palestra andare, quindi la prossima attività sarà quella di individuare le palestre più vicine a casa, una volta scelta la palestra, il passo successivo sarà quella di fare il certificato di idoneità dal dottore e cosi via.
Dovete pensare alle grandi cose mentre state facendo quelle piccole, affinché
tutte quelle piccole vadano nella direzione giusta (Alvin Toffler).
* B) Se richiede meno di due minuti, va fatta fatta subito;
* C) Se avete la fortuna di avere qualcuno che fa le cose per voi, non esitate, delegate;
* D) Se non rientra in uno dei punti precedenti possiamo rimandarlo, il che significa inserirlo in agenda, dobbiamo individuare un giorno ed un'ora specifica in cui è possibile farlo, se non fosse possibile inserirlo in agenda dobbiamo inserirlo in una lista “prossime attività”.
Terza fase: Organizzare;
L'organizzazione è determinante affinché tutto il processo funzioni a dovere: organizzare significa scegliere i contenitori giusti; gli elementi essenziali, (da mantenere distinti) per una buona organizzazione sono:
* Le prossime attività;
* la lista "Progetti" e il materiale di supporto ai progetti;
* la lista "In attesa";
* la lista "prima o poi forse";
* Interventi in agenda;
* Archivio.
Quarta fase: Verifica;
E' necessaria una verifica giornaliera dell'agenda e una verifica settimanale dova va rivisto l'intero sistema (aggiornare e riordinare le liste).
La verifica è di fondamentale importanza per non trascurare le cose che avete deciso di non fare.
Quinta Fase: Fare.
Per scegliere quale azione fare, Allen consiglia di considerare questi fattori:
* Contesto;
* Tempo disponibile;
* Energia a disposizione;
* Priorità.
Personalmente non applico il metodo GTD in modo completo, ma ne uso una versione personalizzata e semplificata, adatta alle mie esigenze. In aggiunta ritengo che sia fondamentale un'analisi delle attività che rubano tempo ai progetti a cui teniamo veramente, pertanto sarebbe un errore inserire nelle nostre liste alcune cose che facciamo ma che non sono realmente utili.Il tempo può essere sfruttato e organizzato meglio, ma se lo riempiamo di cose "inutili", ai fini dei nostri obbiettivi finali, sarà comunque tempo sprecato. Organizzato, sfruttato all'ultimo minuto ma sprecato. Ecco perché alle varie liste che Allen propone ne ho aggiunta una.
La lista delle cose da non fare.
A volte ci costa più fatica non fare determinate cose che farle. Facebook ad esempio. Controllare il proprio profilo, le amicizie, le notifiche troppo frequentemente è una perdita di tempo. Decidere di non farlo e dedicare il tempo recuperato, mettiamo quella mezz'ora al giorno, per qualcosa che ci può avvicinare al raggiungimento dei nostri obbiettivi, è di gran lunga un'opzione migliore di quella di scegliere esattamente quando controllare il nostro account Facebook.
Per approfondimenti alcuni siti interessanti sono:
Un blog dedicato al metodo GTD in italiano: strategievincenti
Una sintetica spiegazione del metodo in inglese: minezone.org
Ovviamente il libro di Allen: Detto, fatto! L'arte dell'efficienza
- - Prossimamente parleremo della regola 80/20 per la gestione del tempo.
10 libri fondamentali sulla comunicazione e i nuovi media
Quello che vi propongo in questo post, è la lista dei dieci testi più importanti, o comunque fondamentali e utili, per comprendere la comunicazione, i media e le conseguenze che hanno i nuovi media sugli uomini e sulla società. Dieci libri chiaramente sono pochi, per cui ho cercato di inserire quelli che sono a mio avviso imprescindibili, senza nessuna pretesa di completezza.
Ecco la lista:
Ugo volli :
Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli.
Tutto quello che c'è da sapere sulla comunicazione è all'interno di queste 300 pagine.
Denis McQuail:
Sociologia dei media.
Un ottimo manuale che tratta di sociologia della comunicazione di massa.
Un manuale completo e chiaro, un testo di riferimento. E' sufficiente vedere quante università lo adottano come libro di testo nei corsi di comunicazione per capire la sua importanza.
Marshall McLuhan:
Gli strumenti del comunicare.
Apprezzato e criticato, con gli anni è diventato un classico. Costantemente presente nelle bibliografie di tutti i testi che trattano di comunicazione e media.
Meyrowitz Joshua:
Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento sociale.
Con le nuove tecnologie il concetto di spazio muta, e con esso anche i nostri rapporti interpersonali cambiano. Un analisi sociologica che prende spunto dalle idee di Goffman e di McLuhan proponendo una sintesi brillante.
Nicholas Negroponte:
Essere digitali.
Un libro che ha segnato un'epoca, una delle prime e più lucide esposizioni della allora nascente società digitale e le sue conseguenze sulla società.
Pierre Lévy:
L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio.
Come la rete e la condivisione delle informazioni possono cambiare noi stessi e il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Un libro importante ma non di facile lettura.
Sherry Turkle:
La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet.
Una ricognizione sul rapporto uomo-computer e un analisi lucida su come quest'ultimo sia entrato nelle nostre vite, modificando la nostra mente, le nostre relazioni e la nostra identità.
Lev Manovich:
Il linguaggio dei nuovi media.
Dalla quarta di copertina:
"Questo libro viene definito il libro Cult da tutti gli studiosi e gli attori chiave nel campo delle arti elettroniche: registi, storici della comunicazione, producer televisivi, web designer, critici d'arte e artisti."
Jenkins Henry:
Cultura convergente.
Il rapporto produttore/consumatore dei media che muta grazie alla rete.
Un testo pieno di case study interessanti. Una fotografia dettagliata della cultura pop moderna.
Castells Manuel :
La nascita della società in rete
Un'opera monumentale, paragonata per importanza al Capitale di Marx.
Il libro affronta le trasformazioni sociali avvenute con la rivoluzione digitale dell'informazione. L'informazione come fattore chiave nell'economia mondiale.
PS: Essendo la mia personale "Top Ten" sono ben accette critiche e/o suggerimenti per sostituire o aggiungere qualche testo importante che non ha trovato spazio.
Giornalismo imperfetto
E' una pratica comune, non solo del giornalismo "cut&paste", quella di inserire delle citazioni estrapolate dal contesto argomentativo originale per avvalorare la propria tesi. Succede troppo spesso anche nei saggi scritti da eminenti professori, persone di cui pensi e speri di poterti fidare.
Su Repubblica.it di qualche giorno fa è uscito un articolo che utilizza questa tecnica, la giornalista cita Dana Boyd, facendole dire cose che sono lontanissime se non opposte alla conclusioni cui giunge la Boyd nella sua ricerca. In rete ne parlano in due post interessanti Bernardo Parrella e Giovanni Boccia Artieri.
Ognuno di noi dovrebbe verificare le fonti, ma è una pratica chiaramente impossibile se dovessimo farlo su tutti gli articoli che leggiamo. Trovo che scoprire le frottole e le imposture, volute o meno, sia uno dei compiti fondamentali dei Blogger. Esistono Blogger esperti nei loro settori che possono individuare e segnalare simili distorsioni.
Penso tuttavia che l'errore della giornalista sia stata più la fretta che la malafede, anche perché scrivere un articolo sui pericoli di Facebook, e trovare studiosi a sostegno della propria tesi non è impossibile, basta vedere l'articolo di RaiNews24.
Appunti sulla Blogosfera
Avevo pensato di iniziare così:
"Media Flue è un Blog che tratta di comunicazione, informazione e contro informazione, media e nuovi media, pratiche di management, senza nessuna pretesa di completezza ma con i semplice intento di scambiare informazioni e conoscenze con il resto della blogosfera."
Ma non ci riesco, credetemi. Mi viene da ridere al solo pensiero di scrivere di un mio blog una cosa così seria. E rido ogni volta che leggo su un blog (dove era del tutto superfluo inserirlo) un disclaimer come questo:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»Nessuno sano di mente l'avrebbe mai scambiato per una testata giornalistica!
Non ho mai visto su una testata giornalistica le foto del compleanno della Zia Ada! o peggio la trascrizione di una telefonata con un call center di telecomunicazioni! Basta vi prego!
Ecco perché non inserisco il disclaimer nel mio blog, perché è lampante
che non è una testata giornalistica. Ci dedico qualche ora la sera se non ho troppo mal di testa.
Bloggare è poco più di un gioco che ci fa ritornare bambini.
Bambini vanitosi e un po' saccenti per giunta.
Costruiamo la grafica del nostro blog come se fosse la casetta delle nostre bambole o la fortezza dei nostri soldatini. Passiamo ore ad aggiungere Widget per abbellire il tutto.
Ogni dieci minuti controlliamo google analytics analizzando i dati come se fossero grafici di wall street. Qualcuno ha detto parafransando Andy Warhol che in futuro tutti avranno almeno 15 visitatori al giorno nel proprio blog.Come adolescenti pubblichiamo i nostri pensieri sapendo che nessuno avrà il tempo di leggerli, per il semplice motivo che è troppo impegnato a scrivere il suo personale blog.
La maggior parte dei post che leggo sono scritti in fretta, senza un reale approfondimento. Ma sono genuini...questo si. Ed è forse quello che interessa di più alle persone.
Per gli articoli professionali ci sono i giornali.
I blog sono conversazioni.
Questo blog vuole essere una conversazione, e giuro che non mi arrabbio se ci sono zero commenti. Nelle conversazioni non dobbiamo solo parlare, ma anche ascoltare.
Le insidie del Linguaggio ( prima parte)
Il linguaggio è uno strumento molto potente, lo utilizziamo tra le altre cose per esprimerci, per trasmettere informazioni, per esternare i nostri pensieri. Come tutti gli strumenti non è né cattivo né buono in sé, ma un suo uso mirato può rivelarsi un'arma decisiva per manipolare le opinioni delle persone.
Nelle Grecia Antica già si conoscevano le potenzialità del linguaggio come strumento persuasivo.
I Sofisti infatti insegnavano la retorica, materia che ha come obbiettivo la persuasione. L'oratore cercava di portare l'uditorio verso il consenso, cioè verso l'approvazione della tesi proposta. I sofisti nella loro saggezza e lungimiranza avevano già individuato quello che l'oratore capace doveva essere in grado di fare e cioè:
- Informare e convincere;
- Catturare l'attenzione con un discorso vivace e non noioso;
- Commuovere il pubblico per far sì che aderisca alla tesi dell'oratore.
- 1 Generalizzazioni arbitrarie
Nelle Scienze Statistiche la generalizzazione viene chiamata inferenza statistica, che è quel "procedimento per cui si inducono le caratteristiche di una popolazione dall'osservazione di una parte di essa, detta campione selezionata solitamente mediante un esperimento casuale (Wikipedia) ed è un processo scientifico abbastanza attendibile, utile appunto per compiere generalizzazioni valide.
Il consiglio generale è quello di chiedersi sempre se la generalizzazione è stata fatta seguendo un metodo scientifico e se il campione scelto non è troppo piccolo per essere rappresentativo.
Nel prossimo post parleremo di Denotazione e Connotazione!
Gestione del tempo: Getting Things Done!
Diagramma di flusso del processo GTD
Tecniche per la gestione del tempo ne esistono molteplici, alcune valide altre meno. L'unico metodo che reputo veramente utile per organizzare il proprio tempo è quello inventato da David Allen. I motivi per cui trovo che sia un ottimo metodo sono presto detti. Allen nella parte introduttiva alla spiegazione del suo metodo afferma:
finché pensate continuamente a qualcosa, la vostra mente non può essere calma e rilassata. Tutto ciò che considerate non finito o incompleto va raccolto in un sistema affidabile esterno alla vostra mente, quello che io chiamo un contenitore di raccolta, da svuotare periodicamente dopo averne smistato il contenuto.e ancora:
Pensare più volte ad una cosa in cui non si fa nessun progresso è una perdita di tempo e di energia, e finisce solo con l'alimentare l'ansia legata alla sensazione che non state facendo quello che dovreste fare.Il punto secondo me interessante è che grazie a questo metodo, si riesce a migliorare la condizione di calma della propria mente. Non è difficile trovare una similitudine con quella pratica meditativa chiamata Mindfulness sviluppata da Jon Kabat-Zinn:
Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell'hic et nunc, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. (fonte wikipedia)Anche se gli intenti sono diversi poi il risultato è simile, anzi ritengo che entrambe le tecniche siano utili per migliorare la concentrazione e l'attenzione. Chi è avvezzo alla meditazione sa perfettamente che quando cerchiamo di rilassare la mente, i primi e più insistenti pensieri che disturbano lo stato di quiete sono proprio quelli che ci ricordano quello che dovremmo fare e tutte le cose che abbiamo in sospeso e che ci fanno sentire in colpa di essere lì, a meditare invece che essere in operativi sul campo. Allen insegna proprio a essere calmi mentre si fa qualcosa perché in quel momento è la cosa giusta da fare. Non c'è nulla di peggio del Multitasking per fare le cose male e perdere tempo. La cosa più saggia e fare una cosa alla volta, in modo totale e concentrato. Evitare le distrazioni il più possibile. La tecnica di Allen si può adattare a tutte le persone, a prescindere dalla professione, non è dedicata ai manager in carriera. Anche una casalinga potrebbe trovarne giovamento.
PS: In un prossimo post la spiegazione del processo passo per passo!
Berlusconi fa cucù alla Merkel e i suoi senatori sgridano la Canalis...
Siamo un paese di simpaticoni: abbiamo un presidente che durante gli incontri ufficiali fa le corna oppure gioca a nascondino con la Merkel.
E siamo anche un popolo di incompresi: all'estero non capiscono la nostra ironia, ci prendono
sul serio, fanno fatica a capire le battute sui campi di concentramento, i nostri inviti a visitare il paese del sole e i complimenti all'abbronzatura di Obama.
D'altronde quando si sa solo ridere sulle disgrazie, quando molto più spesso si deridono gli altri è difficile che ci comprendano.
Ma se il nostro presidente è un gran comico, un grande comunicatore, un uomo invincibile prossimo alla beatificazione, lo stesso non si può dire per i suoi uomini.
Povera Canalis: anche lei voleva solo farci ridere ma qualcuno si è opposto. Lei si che è un esempio diseducativo...
Perche' la TV e' stupida?

E poi uno si chiede perché la televisione tende sempre a proporre contenuti di basso livello, e si chiede perché alcuni argomenti che la TV generalista tratta, sono quelli più discussi nelle pause caffè durante le ore lavorative. E si chiede che forse è vero che alla gente piacciono solo queste cose, che servono a distrarre, a non pensare alle cose importanti. Perché le cose serie presuppongono uno sforzo intellettuale, e uno che sgobba tutto il santo giorno avrà pure il sacrosanto diritto di rilassarsi un poco!
E si chiede perché alla fine anche persone che amano leggere, ascoltare musica e che hanno molti interessi finiscono per parlare di quello che succede all'Isola dei famosi e delle miserie e piccolezze delle persone più o meno famose. Alla fine anche tu resti invischiato in questi discorsi, certo preferiresti parlare di altro, delle cose che ti interessano davvero, ma ti abbassi a parlare delle cose che hai un comune con gli altri. E non ti rendi conto che magari la persona con cui stai parlando, che tu magari ritieni frivola, preferirebbe parlare della sue passioni più alte. Magari di musica classica. O di arte medioevale. Solo che è praticamente impossibile trovare argomenti in comune visto che gli interessi sono talmente tanti e diversi che tutti finiamo col parlare del servizio delle Iene, del Reality di turno o dell'ennesima rissa di Sgarbi.
Non c'è via di uscita. Solo nel Web possiamo trovare comunità con gli stessi interessi alti, che si radunano attorno ad uno spazio virtuale. Magari sono poche decine di persone sparse per l'Italia. Nel mondo reale non le avresti mai incontrate.
E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.David Foster Wallace citato da Chris Anderson a pag 193 de "la coda lunga".
Secondo George Gilder la televisione è "strutturalmente stupida", dal momento che l'audience generalista si basa sul "denominatore comune" dei telespettatori, il quale è fatalmente al "ribasso" [...] Secondo Gilder ciò è dovuto al fatto che quanto abbiamo in comune in quanto passivi fruitori dei programmi della predetta TV via etere è la "second Choice" dei nostri interessi, mai la first choice che invece differenzia gli uni dagli altri. E in comune abbiamo ciò che vi è di più pruriginoso, banale, violento.Tratto dall'introduzione di Giancarlo Bosetti a "Cattiva maestra televisione", Karl Popper jhon Condry.
Diecimila ore per diventare un esperto!

Malcom Gladwell (vedi foto) nel suo ultimo libro "Outliers: The Story of Success" tratta la regola delle 10000 ore per diventare un esperto.
Anche Daniel Levitin ne parla, e visto che di questi due autori ci fidiamo, possiamo credere che la regola delle 10000 ore non sia un'idea campata in aria.
Cos'è la regola delle 10.000 ore? Semplice a dirsi, difficile a farsi!
In buona sostanza questa regola afferma che sono necessarie diecimila ore per diventare un esperto in un qualsiasi campo.
Volete diventare un musicista, uno scrittore, uno sportivo? Non un semplice amatore ma un vero e proprio professionista? sicuri? Allora non c'è tempo da perdere.
Quante sono diecimila ore? fate conto che se dedicate dieci ore alla settimana e le moltiplicate per 20 anni avrete ottenuto le magiche diecimila ore! In alternativa potreste dedicare alla vostra attività 3 ore al giorno per dieci anni.
Provateci, non avete nulla da perdere...a parte 10.000 ore.
Il punto positivo è che non è necessario avere nessun talento particolare, solo tanta buona volontà e tempo. Non è così semplice però, Gladwell precisa che non si tratta solo di ripetizione, e pratica solitaria, infatti la guida di un mentore risulta di fondamentale importanza. Una persona già esperta che ci indirizzi verso l'apprendimento in modo creativo potrebbe essere indispensabile. Trovo che sia una regola affascinante, tra l'altro è una tesi, anche se non negli stessi termini, sostenuta pure dallo psicologo Micheal J.A Howe nel suo "Anatomia del genio". In particolare Howe nella parte che tratta di Micheal Faraday fa capire quanto la dedizione e la passione verso un determinato campo possano fare la differenza, molto di più rispetto a qualsiasi predisposizione naturale.Faraday pianificò con grande cura la sua istruzione e capì presto che lo studio guidato dalle proprie scelte e dalla propria volontà poteva essere il migliore tipo di istruzione. Non esiste esperto o genio che nasca tale. Solo la pratica e la perseveranza possono portarci verso percorsi di eccellenza. Adesso sono certo di una cosa. Mi mancano dieci mila ore per diventare un esperto in qualcosa, ma cosa? magari ne parliamo in altro post...
Cossiga e l'ipotesi Agenda Setting
Schema del modello
Sorgente Prof. Frank Brettschneider, University Höhenheim, Germany
L'ipotesi dell'Agenda Setting è per l'appunto un'ipotesi, non è stata accertata scientificamente.
Certo è che i Media hanno un potere decisivo sulle opinioni delle persone. Anche se non possono decidere “cosa” la gente pensa di un dato fatto, possono senza dubbio decidere l'oggetto del pensare, cioè decidere su quali temi le persone devono pensare.
Eugene F. Shaw, uno studioso sostenitore di questa teoria, la descrive in questi termini:
In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi alle persone. (Shaw 1979 Agenda Setting and Mass Communication Theory )
Ci sono temi più o meno manipolabili, ad esempio il rincaro del prezzo della benzina sarà sempre un argomento sulla bocca di tutti anche se i media evitano di parlarne. Entrerà di forza nell'agenda a causa dell'importanza che riveste nella vita pratica delle persone.
Ma che dire ad esempio dell'intervista rilasciata da Cossiga e che non ha trovato nessun riscontro sulle televisioni e solo in minima parte sui grandi quotidiani?
Cossiga by Origa Punk Artist
Da Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Esistono argomenti che se non vengono trattati dai Media non trovano spazio nel dibattito pubblico, eventi dove il pubblico non può farsi una propria idea, perché non sono vissuti in prima persona. La teoria della Agenda resiste nonostante internet, perché spesso le informazioni che si propagano sui blog non sono altro che dei “copia e incolla” di notizie diramante da organi ufficiali, il che non fa altro che dare ulteriore risalto a quelle notizie “scelte” dai media tradizionali, offuscando e celando in questo modo tutto quello che non si vuole evidenziare.
L'uso di internet per la ricerca di informazioni è fortemente influenzato dall'egemonia dei grandi media come la CNN o il “New York Times”: le stesse dimensioni del www le favoriscono. In un oceano di informazioni apparentemente sconfinato “The New York Times”, “Washington Post”, Associated press e Reuter's svettano come isole vulcaniche visibili da molto lontano. Il meccanismo di motori di ricerca come Yahoo, Excite, Hot Bot, Alta Vista e altri riconducono incessantemente ad articoli di giornale o di agenzie di stampa, che in definitiva provengono da poche fonti. (Tonello, F. 1999 La macchina dell'informazione.)
Negli ultimi anni le cose sono leggermente cambiate, infatti esistono ormai moltissime fonti di informazioni “non allineate” che hanno un enorme riscontro sulla massa (uno su tutti il blog di Grillo, dove appunto l'intervista di Cossiga è stata riportata).
Il problema è che sono sempre informazioni che devono essere ricercate nel web.
Sappiamo bene che soltanto una minima parte della popolazione va alla ricerca delle informazioni, e pochissimi hanno la forza di cercare l'attendibilità delle fonti. La stragrande maggioranza delle persone subisce l'informazione in modo passivo. Ed è proprio sulle persone che non hanno la voglia o le capacità per ricercare le notizie che l'ipotesi dell'Agenda Setting trova reale riscontro.


