Decontestualizzare Mary Poppins

Decontestualizzare significa togliere dal contesto originale, magari una frase, un paragrafo, un immagine, per poi inserirla nel proprio testo e sfruttarla per confermare la propria tesi. Qualsiasi testo prevede la ripresa di discorsi altrui, non esiste opera originale al cento per cento.

Nelle opere d'arte moderne, l'operazione di decontesatualizzare è utilizzata con effetti poetici sorprendenti, nella musica ad esempio, usare una parte vocale di un gruppo hard rock e inserirlo in una base dance può essere un operazione artistica interessante. Se si tratta di arte niente da eccepire. Il problema si pone quando l'operazione di decontestualizzazione viene fatta in malafede o comunque in modo tale da tradire il pensiero della fonte originale.

La citazione fuori contesto è una tecnica abusata in particolare nel mondo del giornalismo, dove spesso la fretta di completare un testo non consente all'autore di fare una vera è propria ricerca. Anche i libri di saggistica ne sono colpiti, perché è un modo veloce e indolore per dare credibilità alla propria opera.

Ad esempio Einstein viene usato sia dagli atei che dai credenti per avvalorare tesi contrastanti.

Einstein Credente:

“Dio non gioca a dadi.” oppure "la capacità di meravigliarsi di fronte a qualcosa che non si riesce a capire"

Einstein ateo militante:

"Per me, la parola Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili."

Opere di decontestualizzazione vengono effettuate anche nei testi visivi, in particolar modo nella pubblicità. Un operazione interessante è quella che che vi presento oggi, la ricontestualizzazione di Mary Poppins in salsa horror.

Le nuove tribu'

Venerdì è tempo di Link verso materiali e risorse, a mio avviso interessanti, che ho incontrato in una settimana di navigazione. Anche questa settimana i link sono costruiti attorno ad una parola chiave, quella di questa settimana come potete intuire dal titolo del post è "Tribu'".

Iniziamo con la definizione di tribù :

In antropologia, una tribù è una società umana, cioè una unità sociale determinata, in possesso di una relativa omogeneità culturale e linguistica. Il concetto di tribù non implica per forza una unità territoriale, non è raro per l'appunto trovare sottogruppi della tribù stanziati in zone relativamente lontane l'una dall'altra. (wikipedia)


1) Micheal Maffesoli in un suo libro afferma che siamo entrati nel tempo delle tribù, infatti grazie alle reti è possibile formare piccole comunità all'interno della società.

"Le reti sono già diventate, in effetti, il palcoscenico in cui si esibiscono e talvolta prendono forma i differenti tribalismi che segnano il nostro tessuto sociale. Esse sostengono e accelerano la grande mutazione di topica che accompagna il passaggio alla postmodernità: dalla verticalità all’orizzontalità; testimoniano apertamente quanto le società contemporanee non facciano più perno sull’individuo razionale padrone di sé e del mondo, ma su micro-aggregazioni sociali in cui il sé si perde nell’altro e si scioglie nelle differenti tribù di cui fa parte. La domanda trova una risposta ancora più precisa nei lavori portati avanti dal Gruppo di Studio sulla Tecnologia e il Quotidiano (F. Casalegno, S. Hugon), che hanno ben dimostrato quanto lo sviluppo tecnologico stia dando vita a una fruttuosa sinergia con il ritorno dell’arcaico, con l’esplosione dell’immaginario e con la proliferazione di forme di aggregazione neotribali."

Interessante una sua recente intervista all'espresso dove afferma che:

"Con il progresso e la razionalità abbiamo cercato di canalizzare la violenza. Ma oggi riemergono sentimenti locali, tribali, irrazionali che potremmo definire 'barbari'. Però non credo che questo sia inutile: la società occidentale, a forza di coltivare igienismo sociale assoluto e culto del rischio zero, si è addormentata. Così non rischiamo più di morire di fame, ma di noia. I barbari, però, portano sangue nuovo. Sono i nostri figli, le nuove generazioni, che ci scuotono. Fanno traballare certezze e abitudini, sconvolgono la nostra quiete. I barbari sono persone che non parlano la nostra lingua".

2) Un testo in lingua inglese:

Electronic Tribes. The Virtual Worlds of Geeks, Gamers, Shamans, and Scammers Tyrone L. Adams and Stephen A. Smith

"Whether people want to play games and download music, engage in social networking and professional collaboration, or view pornography and incite terror, the Internet provides myriad opportunities for people who share common interests to find each other. The contributors to this book argue that these self-selected online groups are best understood as tribes, with many of the same ramifications, both positive and negative, that tribalism has in the non-cyber world."

Un approfondimento è possibile leggerlo qui

3) Infine Seth Godin, il suo ultimo libro si intitola appunto Tribes:

"Il mondo è sempre stato organizzato in tribù, gruppi di persone cioè, che vogliono o devono connettersi gli uni con gli altri attraverso un leader. Io ho scritto questo libro riflettendo sul fatto che i prodotti, i servizi e le idee che funzionano di più che mai, sono quelli costruiti sul concetto di tribù. Barck Obama ha una tribù, Arianna Huffington ha costruito il più popolare blog al mondo intorno grazie alla sua tribù. Apple, Harley Davidson, sono marchi titanici per la stessa ragione: avere uno di questi prodotti ci contraddistingue ci rende parte di un gruppo, di una tribù di eletti. "(via christiancontessa.com)

Apocalittici e Integrati di Umberto Eco


La cultura di massa sotto accusa:

I mass media si presentano quindi come lo strumento educativo tipico di una società a sfondo paternalistico, in superficie individualistica e democratica, sostanzialmente tendente a produrre modelli umani etero diretti. Visti più a fondo appaiono una tipica “sovrastruttura di un regime capitalistico” usata a fini di controllo e di pianificazione coatta delle coscienze. Infatti mettono apparentemente a disposizione i portati della cultura superiore ma svuotati dell'ideologia e della critica che li animava. Assumono i modo esteriori di una cultura popolare.

Ma anziché crescere spontaneamente dal basso vengono imposti dall'alto ( e della cultura genuinamente popolare non hanno i sali, gli umori, la vitalissima e sana volgarità). Come controllo delle masse svolgono una funzione che in certe circostanze storiche avrebbero svolto le ideologie religiose. Mascherano questa loro funzione di classe manifestandosi invece sotto l'aspetto positivo della cultura tipica di una società del benessere dove tutti hanno le stesse occasioni di cultura in condizioni di perfetta uguaglianza.(pag 39 punto q)

Difesa della cultura di massa:

La cultura di massa non è tipica di un regime capitalistico. Nasce in una società in cui tutta la massa di cittadini si trova a partecipare a pari diritti alla vita pubblica, ai consumi , alla fruizione delle comunicazioni; nasce inevitabilmente in qualsiasi società di tipo industriale. Ogni volta che un gruppo di potere, un associazione libera, un organismo politico o economico si trova a dover comunicare alla totalità dei cittadini di un paese, prescindendo dai vari livelli intellettuali, deve ricorrere ai modi della comunicazione di massa e subisce le regole inevitabili della “adeguazione alla media”.

La cultura di massa è propria di una democrazia popolare come la Cina di Mao, dove si svolgono le polemiche politiche per mezzo di grandi cartelloni a fumetti; tutta la cultura artistica dell'Unione Sovietica è una tipica cultura di massa, con tutti i difetti di una cultura di massa, tra i quali il conservatorismo estetico, il livellamento del gusto sulla media, il rifiuto delle proposte stilistiche che non corrispondono a ciò che il pubblico già si attende, la struttura paternalistica della comunicazione dei valori.
(pag 40 punto a)

Contro la lettura veloce

Photo credit http://www.markmatcho.net/index.html


Ci sono persone che riescono a leggere più di cento libri in un anno.
Come fare se il tempo è poco? semplice, basta imparare alcune tecniche di lettura veloce!
Ma è proprio vero? si...no...forse.
Analizziamo quali sono i punti fondamentali per leggere velocemente:

Ridurre i punti di fissazione e allargare il campo visivo;
E' necessario esercitare l'occhio per una visione periferica. L'occhio per mettere a fuoco una parola deve fermarsi un istante sulla parola che vuole leggere.
Ad esempio, per leggere la parola "CASA" è sufficiente un unico punto di fissazione, mentre se la frase da leggere è composta da più di una parola, ad esempio "QUELLA CASA E'MIA" sarà necessario far saltare l'occhio da "QUELLA" verso "CASA" e poi un ultimo salto verso "E'MIA". Quindi tre punti di fissazione con conseguente perdita di tempo.
Con l'allenamento e con l'aiuto di un puntatore (io utilizzo una semplice matita) e possibile far si che l'occhio si alleni a fotografare in un solo punto al centro della frase da leggere.
Inoltre è importante evitare le regressioni, cioè evitare che l'occhio ritorni indietro su parole già lette. Anche in questo caso i puntatore ci aiuta ad andare in un unica direzione.

(Esercizio per allenare gli occhi)

Lettura orientativa; Con lettura orientativa si intendono quelle tecniche che consentono di scorrere un testo alla ricerca delle informazioni utili senza necessariamente leggere tutto il testo parola per parola.
La lettura orientativa è una buona tecnica, ma a mio avviso solo se stiamo leggendo un testo di un argomento a noi familiare, e quindi stiamo cercando solo le informazioni nuove che potrebbero servirci.

Subvocalizzazione; cioè la ripetizione "nella testa" delle parole che leggiamo. Su questo punto, dalla mia esperienza posso dire che cercare di non ripetere le cose che sto leggendo causa una maggiore stanchezza e anche una comprensione molto bassa del testo. Studi dimostrano che la subvocalizzazione è un processo necessario per una comprensione ottimale del testo.

Non esistono prove effettive che le tecniche di lettura veloce funzionino davvero, da molti esperimenti sembra che, superata una certa soglia di velocità, la ritenzione si abbassi notevolmente, perdendo quindi tutti i possibili vantaggi. Diventa infatti necessario leggere due volte un testo velocemente per comprenderlo allo stesso modo di una sola lettura fatta a normale velocità.

Ecco quello che Wikipedia riporta relativamente ai risultati che danno queste tecniche:

Le ricerche condotte su "esperti di lettura rapida" che reclamavano di
essere in grado di leggere oltre 1000 parole al minuto con piena
comprensione del testo, hanno mostrato che tali dichiarazioni non
rispondevano a verità (Homa 1983). A velocità comprese tra le 1000 e le
2000 parole al minuto, si sono sempre verificati livelli di
comprensione vicini al 50% o inferiori. Inoltre, in un particolare test
veniva proposto un testo costruito componendo due paragrafi di
argomenti completamente scorrelati; tuttavia gli esperti di lettura
rapida, non sapendo come era stato costruito il testo, hanno affermato
di averlo compreso (Allyn & Bacon, 1987).

Per concludere possiamo citare Woody Allen:

"Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia."

Link del venerdì

Ogni venerdì vi propongo dei Link, dei video, dei materiali a mio avviso interessanti, che riguardano il mondo della comunicazione, dei media e dei nuovi media a 360 gradi.

La parola chiave con cui ho pensato di iniziare è "Futuro" ed è attorno a questa parola che vi propongo i materiali di questa settimana:

1) Innanzitutto un intervento video di Barrico sul futuro:



Il video integrale qui

La sintesi dell'intervento:

Il futuro è finito.
Il futuro viene spesso considerato come discarica, buco nero dove buttare ciò che oggi ci crea problemi.
Sono morte due categorie: quelle di progetto e di progresso. Incapaci di pensare al futuro tendiamo a bloccarci sul “nuovo”.
E la tecnica narrativa attuale è quella della fiction TV, priva di un fine, un obiettivo. Lo spirito della serie, caratterizzato dall’immobilità, è ciò che contraddistingue il nostro modo di stare nel mondo.
Il presente, secondo Baricco, è l’unico accadimento; si esclude che esista un prima e un dopo.
Il web non è “nuovo”. Il web è diverso, non esisteva prima. E con esso ci sono due cose che possono essere diverse:
Il senso delle cose si raggiunge con velocità, superficialità, dinamicità.
L’idea di esperienza.
Il futuro è nelle mani dei “selvaggi di genio” non di fini intellettuali. È uno strappo con il presente. Dobbiamo renderci disponibili ad un cambio della grammatica del nostro pensiero. “Verrà distrutto il presente ed il nostro compito è quello di riscrivere ciò che verrà distrutto, con la grammatica del futuro”.



2) Un articolo ormai molto famoso e dibattuto di Nicholas Carr su come il nostro modo di pensare cambi "grazie a" o "per colpa di" Internet e Google in particolare:

Nicholas Carr : Is Google Making Us Stupid?



3) Per finire il blog di Gianpaolo Fabbris sul suo nuovo libro Societing ;

bastano queste poche righe prese dal suo blog per capire come la sua visione del Marketing sia adatta al futuro della società che ci aspetta:

Societing è anche il nuovo incontro del marketing nel difficile cammino, come per l’Apostolo, verso Damasco con la società. Per una evoluzione dell’attuale modello di consumo in un direzione che non mistifichi l’accumulo di prodotti con la qualità della vita; che sia consapevole che un pianeta con delle risorse finite non può procedere verso una crescita illimitata ; che i beni relazionali sacrificati o distrutti procedendo lungo gli attuali percorsi hanno un costo elevatissimo per il nostro benessere.

Societingblog

Rivoluzione digitale e diritto d'autore

mediaflue, diritto d'autore

Il diritto d'autore è quel diritto riconosciuto dall'ordinamento dello Stato a colui che abbia realizzato un'opera dell'ingegno a carattere creativo (in Italia è disciplinato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633) . Il riconoscimento legale del diritto d'autore si può far risalire al 1709 con lo Statuto della Regina Anna che introdusse in Inghilterra il copyright e con le successive leggi rivoluzionarie francesi di fine settecento dove per la prima volta viene riconosciuta una proprietà artistica sull'opera.

La diffusione di opere di ingegno su supporto digitale solleva la questione del diritto d'autore, infatti sembra necessario ripensare completamente l'approccio a tale diritto e alla proprietà intellettuale in quanto le leggi finora applicate si basavano e funzionavano grazie alle difficoltà di natura tecnica che rendevano difficile il fenomeno della copia illegale. Fintanto che si parlava di riproduzione di libri mediante fotocopie o audio mediante cassette (tecniche di riproduzioni analogiche) il diritto sembrava poter reggere l'impatto di una sempre crescente facilità di riprodurre copie illegali, anche perché qualitativamente il prodotto non era paragonabile all'originale per cui la maggior parte degli utenti non accontentandosi acquistava libri e cassette originali.

La svolta epocale avviene nel momento in cui è stato possibile digitalizzare l'opera e quindi scorporarla dal suo supporto fisico e trasformarla in un flusso di dati (sequenze di 0 e 1, i bit)
che rendono la trasmissione delle opere immediata, con minime difficoltà tecniche di riproduzione con costi molto bassi e senza nessun degrado qualitativo: la centesima copia è identica all'originale.

La trasmissione immediata porta inoltre ad un annullamento della figura dell'intermediario, infatti l'artista , il creatore, può rivolgersi direttamente al fruitore senza passare attraverso l'industria culturale in quanto il prodotto si è dematerializzato (saltando quindi tutti i passaggi necessari per arrivare al consumatore: stampa, logistica, vendita e consegna del prodotto).

I punti fondamentali di tale rivoluzione vengono esplicitati dalla professoressa e avvocato Pamela Samuelson (Università di Berkley in California,1999)
  • 1. È molto facile duplicare, si fa presto, costa poco, le copie sono dei duplicati perfetti dell'originale.
  • 2. È facilissimo trasmettere i dati e si trasmettono quasi istantaneamente, si trasmettono in tutto il mondo scavalcando barriere nazionali, doganali, censorie.
  • 3. Il dato digitale è malleabile, si può trasformare quanto si vuole, si può deformare quanto si vuole, un originale ne diventa facilmente un altro deformato o rielaborato.
  • 4. Le opere letterarie, sonore, grafiche, una volta messe in forma digitale, subiscono la stessa sorte, sono indistinguibili nel supporto, non sono più differenziate tra libro, quadro e disco, mettendo in crisi i concetti di copyright che sono diversi se si tratta di quadro disco o libro.
  • 5. Il dato digitale è compatto, è piccolo si trasporta facilmente.
  • 6. Il dato digitale non si visita più linearmente come si fa con un libro, ma in modo non lineare. Tutti coloro che hanno visitato un sito in Internet non hanno letto pagina dopo pagina, ma sono saltati da una pagina a un altro sito, creandosi percorsi individuali.[4]
La semplicità ha portato ad un moltiplicarsi delle copie illegali che hanno stimolato i legislatori a creare nuove regole che tenessero conto dei diritti dell'industria culturale, come ad esempio negli Stati Uniti il DMCA (Digital Millenium Copyright Act) e in Europa la Direttiva 2001/29/CE.
Interessante è notare come nel sentire comune copiare opere coperte da copyright non è visto come un atto illecito anzi spesso è valutato più come una furbizia sociale che come un atto di criminalità.

Il dibattito relativamente alla modalità di regolamentazione in materia di diritto d'autore è piuttosto vivo e vede contrapporsi posizioni divergenti; risulta necessario ripensare la forma e l'utilità stessa del diritto d'autore, in quanto una applicazione di norme troppo restrittive potrebbe portare al blocco della libera circolazione delle idee e della “merce sapere”, e d'altra parte è necessario che l'ideatore di tali idee non venga danneggiato ma possa venire remunerato per il prodotto della propria opera.

Due posizione divergenti in questo ambito nella realtà Italiana possono essere rappresentate da due scrittori, i Wu Ming (collettivo di scrittori) sostenitori del copyleft e da Giorgio Faletti, testimonial contro la pirateria. Prima di passare ad esaminare i loro punti di vista è bene dare una spiegazione di quello che si intende per Copyleft.

Il copyleft può essere visto in un certo senso come il contrario del copyright, dove l'autore cede alcuni suoi diritti all'utente, comprese le libertà indicate da Stalmann come basilari e vale a dire la libertà di usare a propria discrezione e di studiare quanto ottenuto, di modificare, di copiare e condividere con altri, e di ridistribuire i cambiamenti e i lavori derivati. (Richard Stalmann è un informatico guru dell'hacker pensiero ideatore nel 1989 del concetto di copyleft nonché fondatore della Free Software Foundation). Le licenze copyleft normalmente sono attribuibili ai software (vedi licenze GNU General Public License) mentre per le opere d'arte sono utilizzate altre forme di licenza come le Creative Commons che affronteremo tra poco.

Ritornando al dibattito tra sostenitori e avversari del copyright, i Wu Ming sostengono che non esiste contraddizione tra libera circolazione delle idee e la possibilità dell'artista di poter vivere del proprio lavoro, per loro le opere d'ingegno non sono soltanto una mera produzione dell’ingegno stesso ma devono a loro volta produrne altre e far crescere nuove idee e stimolare la fantasia. La loro linea di pensiero in merito è la seguente:

E' un atteggiamento conservatore pensare a queste due esigenze come ai corni di un dilemma insolubile. "La coperta è corta", dicono i difensori del copyright come lo abbiamo conosciuto. Libertà di copia, per costoro, può significare solo "pirateria", "furto", "plagio", e tanti saluti alla remunerazione dell'autore. Più l'opera circola gratis, meno copie vende, più soldi perde l'autore. Bizzarro sillogismo, a guardarlo da vicino. La sequenza più logica sarebbe: l'opera circola gratis, il gradimento si trasforma in passaparola, ne traggono beneficio la celebrità e la reputazione dell'autore, quindi aumenta il suo spazio di manovra all'interno dell'industria culturale e non solo. E' un circolo virtuoso. Un autore rinomato viene chiamato più spesso per presentazioni (a rimborso spese) e conferenze (pagate); viene interpellato dai media (gratis ma è tutto grasso che cola); gli si propongono docenze (pagate), consulenze (pagate), corsi di scrittura creativa (pagati); ha la possibilità di dettare agli editori condizioni più vantaggiose. Come può tutto questo... danneggiare le vendite dei suoi libri? (Wu Ming, 2005)

Sicuramente nel loro caso il sistema funziona.

Faletti invece afferma in un intervista al quotidiano La stampa:

“La gente non capisce, chissà come pensano che mi mantenga. Ma lo sa che quando vado a fare la spesa, mi chiedono i libri in regalo? Il pensiero dominante è che il nostro non sia un lavoro vero che merita un compenso, solo perché è creativo e sembra divertente, è un lavoro che ci permette di guadagnarci da vivere solo grazie al diritto d’autore.”

E poi ancora sull'open source:

“Io invece penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie. Certe cose vengono fatte perché esiste un’industria che le produce e investe senza un ritorno economico. Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto”.

Infine gli viene posta una domanda sulle nuove licenze Creative Commons:

«Esiste un nuovo sistema di copyright che si chiama Creative Commons e che riserva solo “alcuni” diritti, non tutti, by-passando gli intermediari e mettendo in contatto direttamente gli autori con il loro pubblico. Lo conosce? »

«No, ma ammetto che il controllo con Internet è scappato di mano e alla fonte qualcuno deve fare “mea culpa”»

Risulta importante a questo punto spiegare più nel dettaglio cosa sono e come funzionano queste nuove licenze. Creative Commons è un’organizzazione no profit che permette la diffusione di opere di ingegno sotto licenze che offrono maggiore flessibilità rispetto alla protezione de “tutti i diritti riservati” stabilita dalla legge sul diritto d’autore. Le licenze Creative Commons si pongono tra il copyright e il copyleft come una sorta di “via di mezzo” tra queste due posizioni contrapposte, infatti, tra il “tutti i diritti riservati” e “nessuno diritto riservato” esiste quella che è l'idea delle creative Commons e cioè “alcuni diritti riservati”, in questo modo si proteggono alcuni diritti ma si autorizza la condivisione delle proprie opere con gli altri in base a determinate circostanze.

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Le licenze Creative Commons consentono quindi la libera distribuzione della propria opera esclusivamente a scopo non-commerciale oltre a darci la possibilità di mantenere il diritto d’autore e continuare a guadagnare dall’opera, permettendo al contempo la diffusione del prodotto mediante le nuove tecnologie. Al momento esistono quattro condizioni che si possono applicare ad una licenza Creative Commons:

  1. Attribuzione: si può usare l’opera ma è necessario dare credito all’autore. Questa condizione vale per tutte le licenze Creative Commons.
  2. Non commerciale: si può usare l’opera soltanto se non se ne ricava denaro.
  3. Non opere derivate: si può usare l’opera soltanto se non viene alterata o trasformata al di là degli usi consentiti dalla legge sul diritto d’autore.
  4. Condividi allo stesso modo: si può trasformare l’opera soltanto se quella risultante rimane disponibile in base agli stessi termini dell’opera originale.

La Regola 80/20 per la gestione del tempo

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Vilfredo Pareto, studioso ed economista Italiano, mentre studiava l'andamento del reddito e del benessere nell'Inghilterra del diciannovesimo secolo scoprì che la distribuzione della ricchezza era diseguale. La maggior parte della ricchezza andava ad una piccola parte di persone. Questa piccola parte della popolazione possedeva la maggior parte della ricchezza.

Per l'esattezza il 20 per cento della popolazione possedeva l'80 per cento della ricchezza. Ecco da dove deriva la regola dell'80/20. Questa regola viene ormai applicata in tutti i settori, e spesso banalizzata. E' una regola dall'enorme fascino, ma non è una legge di natura, era esatta per la distribuzione della ricchezza nel periodo studiato da Pareto ma non si può certo applicarla a qualsiasi contesto.

Spesso le proporzioni sono sensibilmente diverse, anche se è vero che di norma rientrano nel limite dell'80/20, ma più spesso le percentuali possono essere un 90/10, o anche un 80/10. Si esatto 80/10! come ci spiega Chris Anderson la regola viene fraintesa in quanto l'80 e il 20 sono percentuali di cose diverse per cui non devono per forza fare 100! In precedenza abbiamo detto che 80 per cento della ricchezza (denaro) sono posseduti dal 20 per cento della popolazione (numero di persone). Denaro e persone non si possono sommare per formare il totale.

Se vogliamo applicare questa regola per la gestione del nostro tempo, dobbiamo vederla come
un'indicazione metaforica del fatto che spesso le attività che svolgiamo rientrano in quella parte di percentuale che non produce effetti evidenti nella nostra vita. Ecco perché è importante pensare alle attività che possono dare una reale impulso alla nostra vita. Uno spunto per riflettere, per tagliare le attività routinarie che ci fanno perdere tempo e puntare solo su quelle poche e decisive azioni importanti.

Ad esempio possiamo applicare il principio di pareto a queste azioni quotidiane:

  • Lettura delle mail; leggerle due volte al giorno, mattino e metà pomeriggio. Cancellarsi da mailing list che non leggiamo o che propongono solo pubblicità.
  • Feed rss: Tenere monitorati i Feed che leggiamo più spesso ed eliminare quelli che leggiamo poco o nulla. Semplificare è la parola d'ordine. Porsi un limite di feed oltre il quale non andare. Al massimo sostituiamo uno nuovo con uno vecchio che leggiamo poco.
  • Riviste e quotidiani: Leggere per un ora il quotidiano la mattina è ormai una pratica che nessuno può più permettersi, pertanto meglio puntare agli articoli più importanti scritti da opinionisti che riteniamo validi.
  • Libri: Non avere paura di lasciare un libro o di saltare delle parti. (se non si tratta di narrativa ovviamente) Leggere in modo attivo ( sottolineare, schematizzare ecc) e concentrato può farci risparmiare un mucchio di tempo.
  • TV: guardare solo programmi che ci interessano, magari registrandoli se sono durante il giorno, non lasciarsi ipnotizzare e guardare cose che non ci piacciono perché non c'è niente di meglio. Avere la forza di spegnere.
  • Navigare nel Web: Le ore perse tra il rumore informativo dei blog è da evitare. Pochi blog e siti selezionati. Si surfa solo se si è alla ricerca di qualcosa di specifico.

Questi sono alcuni esempi ma in ogni campo è possibile semplificare ed eliminare le attività inutili.