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Decontestualizzare Mary Poppins

Decontestualizzare significa togliere dal contesto originale, magari una frase, un paragrafo, un immagine, per poi inserirla nel proprio testo e sfruttarla per confermare la propria tesi. Qualsiasi testo prevede la ripresa di discorsi altrui, non esiste opera originale al cento per cento.

Nelle opere d'arte moderne, l'operazione di decontesatualizzare è utilizzata con effetti poetici sorprendenti, nella musica ad esempio, usare una parte vocale di un gruppo hard rock e inserirlo in una base dance può essere un operazione artistica interessante. Se si tratta di arte niente da eccepire. Il problema si pone quando l'operazione di decontestualizzazione viene fatta in malafede o comunque in modo tale da tradire il pensiero della fonte originale.

La citazione fuori contesto è una tecnica abusata in particolare nel mondo del giornalismo, dove spesso la fretta di completare un testo non consente all'autore di fare una vera è propria ricerca. Anche i libri di saggistica ne sono colpiti, perché è un modo veloce e indolore per dare credibilità alla propria opera.

Ad esempio Einstein viene usato sia dagli atei che dai credenti per avvalorare tesi contrastanti.

Einstein Credente:

“Dio non gioca a dadi.” oppure "la capacità di meravigliarsi di fronte a qualcosa che non si riesce a capire"

Einstein ateo militante:

"Per me, la parola Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili."

Opere di decontestualizzazione vengono effettuate anche nei testi visivi, in particolar modo nella pubblicità. Un operazione interessante è quella che che vi presento oggi, la ricontestualizzazione di Mary Poppins in salsa horror.

Link del venerdì

Ogni venerdì vi propongo dei Link, dei video, dei materiali a mio avviso interessanti, che riguardano il mondo della comunicazione, dei media e dei nuovi media a 360 gradi.

La parola chiave con cui ho pensato di iniziare è "Futuro" ed è attorno a questa parola che vi propongo i materiali di questa settimana:

1) Innanzitutto un intervento video di Barrico sul futuro:



Il video integrale qui

La sintesi dell'intervento:

Il futuro è finito.
Il futuro viene spesso considerato come discarica, buco nero dove buttare ciò che oggi ci crea problemi.
Sono morte due categorie: quelle di progetto e di progresso. Incapaci di pensare al futuro tendiamo a bloccarci sul “nuovo”.
E la tecnica narrativa attuale è quella della fiction TV, priva di un fine, un obiettivo. Lo spirito della serie, caratterizzato dall’immobilità, è ciò che contraddistingue il nostro modo di stare nel mondo.
Il presente, secondo Baricco, è l’unico accadimento; si esclude che esista un prima e un dopo.
Il web non è “nuovo”. Il web è diverso, non esisteva prima. E con esso ci sono due cose che possono essere diverse:
Il senso delle cose si raggiunge con velocità, superficialità, dinamicità.
L’idea di esperienza.
Il futuro è nelle mani dei “selvaggi di genio” non di fini intellettuali. È uno strappo con il presente. Dobbiamo renderci disponibili ad un cambio della grammatica del nostro pensiero. “Verrà distrutto il presente ed il nostro compito è quello di riscrivere ciò che verrà distrutto, con la grammatica del futuro”.



2) Un articolo ormai molto famoso e dibattuto di Nicholas Carr su come il nostro modo di pensare cambi "grazie a" o "per colpa di" Internet e Google in particolare:

Nicholas Carr : Is Google Making Us Stupid?



3) Per finire il blog di Gianpaolo Fabbris sul suo nuovo libro Societing ;

bastano queste poche righe prese dal suo blog per capire come la sua visione del Marketing sia adatta al futuro della società che ci aspetta:

Societing è anche il nuovo incontro del marketing nel difficile cammino, come per l’Apostolo, verso Damasco con la società. Per una evoluzione dell’attuale modello di consumo in un direzione che non mistifichi l’accumulo di prodotti con la qualità della vita; che sia consapevole che un pianeta con delle risorse finite non può procedere verso una crescita illimitata ; che i beni relazionali sacrificati o distrutti procedendo lungo gli attuali percorsi hanno un costo elevatissimo per il nostro benessere.

Societingblog

Grillo non è un blogger

mediaflue, grillo, blog, comunicazione,

Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.

Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:

Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.

Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale

Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.

Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.

La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.


Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.

Le insidie del Linguaggio ( seconda parte)

Denotazione e Connotazione.

Le parole non hanno semplicemente un significato informativo, cioè non indicano solo cose del mondo materiale ma hanno anche dei significati astratti, non sempre precisi e unanimanente definiti. Sovente le parole suscitano emozioni, cioè hanno un significato ulteriore rispetto al significato letterale. Pertanto è bene distinguere la denotazione dalla connotazione.



  • La denotazione indica il senso reale della parola, spesso è il primo significato che viene indicato nei dizionari.
  • La connotazione indica i significati figurati legati alla parole, legati al contesto, alla cultura in cui le parole sono inserite e che quindi possono suscitare emozioni diverse.
Esempio: dire "lavoratore" o "salariato" ha lo stesso significato denotativo mentre a livello connotativo si configura in due modi diversi. Il lavoratore è una persona che fatica, che produce, mentre il salariato è uno che riceve un salario. Stessa denotazione diverse connotazioni.

Da questo semplice esempio si intuisce quanto sia importante prestare attenzione alle parole che vengono usate perché spesso dietro al loro significato letterale sono nascosti ulteriori significati che potremmo definire ideologici.
Umberto Eco sottolinea che :

"Attraverso la lettura delle connotazioni si delinea la possibilità di leggere le traccie dell'ideologia, e il modo in cui una società fa circolare in modo altamente persuasivo i segni più apparentemente innocui.
Non a caso il linguaggio della politica utilizza un lessico preciso per veicolare significati voluti.
George Orwell si esprimeva in questi termini riferendosi al linguaggio della politica:

“Nella nostra epoca, il discorso e gli scritti politici sono in gran parte una difesa dell’indifendibile, il linguaggio politico finisce di consistere in una serie di eufemismi, affermazioni di principio e pure vaghezze nebulose. Questa fraseologia è necessaria quando vogliamo dare un nome alle cose senza per questo evocare immagini della mente” George Orwell, Politics and the English Language (1946)
Nel campo della comunicazione politica gli esempi sono molteplici, il più abusato negli ultimi anni è stato "Operazione di polizia internazionale" al posto di guerra. D'altronde anche Sun Tzu ne " l'arte della guerra" diceva: "Tutta l'attività militare si basa sull'inganno".

Per finire vi propongo un interessante articolo recentemente uscito sul sole 24 ore dove si parla degli eufemismi usati in questo particolare momento di crisi economica.

Nei prossimi post parleremo di:
  • Ambiguità
  • Enfasi
  • La paura come pratica persuasiva ecc ecc.

10 libri fondamentali sulla comunicazione e i nuovi media

Quello che vi propongo in questo post, è la lista dei dieci testi più importanti, o comunque fondamentali e utili, per comprendere la comunicazione, i media e le conseguenze che hanno i nuovi media sugli uomini e sulla società. Dieci libri chiaramente sono pochi, per cui ho cercato di inserire quelli che sono a mio avviso imprescindibili, senza nessuna pretesa di completezza.
Ecco la lista:

Ugo volli :
Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli.


Tutto quello che c'è da sapere sulla comunicazione è all'interno di queste 300 pagine.







Denis McQuail:
Sociologia dei media.


Un ottimo manuale che tratta di sociologia della comunicazione di massa.
Un manuale completo e chiaro, un testo di riferimento. E' sufficiente vedere quante università lo adottano come libro di testo nei corsi di comunicazione per capire la sua importanza.





Marshall McLuhan:
Gli strumenti del comunicare
.


Apprezzato e criticato, con gli anni è diventato un classico. Costantemente presente nelle bibliografie di tutti i testi che trattano di comunicazione e media.





Meyrowitz Joshua:
Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento
sociale.


Con le nuove tecnologie il concetto di spazio muta, e con esso anche i nostri rapporti interpersonali cambiano. Un analisi sociologica che prende spunto dalle idee di Goffman e di McLuhan proponendo una sintesi brillante.






Nicholas Negroponte:
Essere digitali
.


Un libro che ha segnato un'epoca, una delle prime e più lucide esposizioni della allora nascente società digitale e le sue conseguenze sulla società.







Pierre Lévy:
L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio.


Come la rete e la condivisione delle informazioni possono cambiare noi stessi e il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Un libro importante ma non di facile lettura.







Sherry Turkle:
La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet.


Una ricognizione sul rapporto uomo-computer e un analisi lucida su come quest'ultimo sia entrato nelle nostre vite, modificando la nostra mente, le nostre relazioni e la nostra identità.




Lev Manovich:
Il linguaggio dei nuovi media.

Dalla quarta di copertina:
"Questo libro viene definito il libro Cult da tutti gli studiosi e gli attori chiave nel campo delle arti elettroniche: registi, storici della comunicazione, producer televisivi, web designer, critici d'arte e artisti."





Jenkins Henry:
Cultura convergente.


Il rapporto produttore/consumatore dei media che muta grazie alla rete.
Un testo pieno di case study interessanti. Una fotografia dettagliata della cultura pop moderna.






Castells Manuel :
La nascita della società in rete


Un'opera monumentale, paragonata per importanza al Capitale di Marx.
Il libro affronta le trasformazioni sociali avvenute con la rivoluzione digitale dell'informazione. L'informazione come fattore chiave nell'economia mondiale.






PS: Essendo la mia personale "Top Ten" sono ben accette critiche e/o suggerimenti per sostituire o aggiungere qualche testo importante che non ha trovato spazio.

Perche' la TV e' stupida?


E poi uno si chiede perché la televisione tende sempre a proporre contenuti di basso livello, e si chiede perché alcuni argomenti che la TV generalista tratta, sono quelli più discussi nelle pause caffè durante le ore lavorative. E si chiede che forse è vero che alla gente piacciono solo queste cose, che servono a distrarre, a non pensare alle cose importanti. Perché le cose serie presuppongono uno sforzo intellettuale, e uno che sgobba tutto il santo giorno avrà pure il sacrosanto diritto di rilassarsi un poco!
E si chiede perché alla fine anche persone che amano leggere, ascoltare musica e che hanno molti interessi finiscono per parlare di quello che succede all'Isola dei famosi e delle miserie e piccolezze delle persone più o meno famose. Alla fine anche tu resti invischiato in questi discorsi, certo preferiresti parlare di altro, delle cose che ti interessano davvero, ma ti abbassi a parlare delle cose che hai un comune con gli altri. E non ti rendi conto che magari la persona con cui stai parlando, che tu magari ritieni frivola, preferirebbe parlare della sue passioni più alte. Magari di musica classica. O di arte medioevale. Solo che è praticamente impossibile trovare argomenti in comune visto che gli interessi sono talmente tanti e diversi che tutti finiamo col parlare del servizio delle Iene, del Reality di turno o dell'ennesima rissa di Sgarbi.
Non c'è via di uscita. Solo nel Web possiamo trovare comunità con gli stessi interessi alti, che si radunano attorno ad uno spazio virtuale. Magari sono poche decine di persone sparse per l'Italia. Nel mondo reale non le avresti mai incontrate.

E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.
David Foster Wallace citato da Chris Anderson a pag 193 de "la coda lunga".

Secondo George Gilder la televisione è "strutturalmente stupida", dal momento che l'audience generalista si basa sul "denominatore comune" dei telespettatori, il quale è fatalmente al "ribasso" [...] Secondo Gilder ciò è dovuto al fatto che quanto abbiamo in comune in quanto passivi fruitori dei programmi della predetta TV via etere è la "second Choice" dei nostri interessi, mai la first choice che invece differenzia gli uni dagli altri. E in comune abbiamo ciò che vi è di più pruriginoso, banale, violento.
Tratto dall'introduzione di Giancarlo Bosetti a "Cattiva maestra televisione", Karl Popper jhon Condry.

Cossiga e l'ipotesi Agenda Setting

Schema del modello
Sorgente Prof. Frank Brettschneider, University Höhenheim, Germany


L'ipotesi dell'Agenda Setting è per l'appunto un'ipotesi, non è stata accertata scientificamente.
Certo è che i Media hanno un potere decisivo sulle opinioni delle persone. Anche se non possono decidere “cosa” la gente pensa di un dato fatto, possono senza dubbio decidere l'oggetto del pensare, cioè decidere su quali temi le persone devono pensare.
Eugene F. Shaw, uno studioso sostenitore di questa teoria, la descrive in questi termini:

In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi alle persone. (Shaw 1979 Agenda Setting and Mass Communication Theory )

Ci sono temi più o meno manipolabili, ad esempio il rincaro del prezzo della benzina sarà sempre un argomento sulla bocca di tutti anche se i media evitano di parlarne. Entrerà di forza nell'agenda a causa dell'importanza che riveste nella vita pratica delle persone.
Ma che dire ad esempio dell'intervista rilasciata da Cossiga e che non ha trovato nessun riscontro sulle televisioni e solo in minima parte sui grandi quotidiani?

Cossiga by Origa Punk Artist
Da Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma

Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Esistono argomenti che se non vengono trattati dai Media non trovano spazio nel dibattito pubblico, eventi dove il pubblico non può farsi una propria idea, perché non sono vissuti in prima persona. La teoria della Agenda resiste nonostante internet, perché spesso le informazioni che si propagano sui blog non sono altro che dei “copia e incolla” di notizie diramante da organi ufficiali, il che non fa altro che dare ulteriore risalto a quelle notizie “scelte” dai media tradizionali, offuscando e celando in questo modo tutto quello che non si vuole evidenziare.

L'uso di internet per la ricerca di informazioni è fortemente influenzato dall'egemonia dei grandi media come la CNN o il “New York Times”: le stesse dimensioni del www le favoriscono. In un oceano di informazioni apparentemente sconfinato “The New York Times”, “Washington Post”, Associated press e Reuter's svettano come isole vulcaniche visibili da molto lontano. Il meccanismo di motori di ricerca come Yahoo, Excite, Hot Bot, Alta Vista e altri riconducono incessantemente ad articoli di giornale o di agenzie di stampa, che in definitiva provengono da poche fonti. (Tonello, F. 1999 La macchina dell'informazione.)

Negli ultimi anni le cose sono leggermente cambiate, infatti esistono ormai moltissime fonti di informazioni “non allineate” che hanno un enorme riscontro sulla massa (uno su tutti il blog di Grillo, dove appunto l'intervista di Cossiga è stata riportata).
Il problema è che sono sempre informazioni che devono essere ricercate nel web.
Sappiamo bene che soltanto una minima parte della popolazione va alla ricerca delle informazioni, e pochissimi hanno la forza di cercare l'attendibilità delle fonti. La stragrande maggioranza delle persone subisce l'informazione in modo passivo. Ed è proprio sulle persone che non hanno la voglia o le capacità per ricercare le notizie che l'ipotesi dell'Agenda Setting trova reale riscontro.

Autodifesa intellettuale

La prima cosa che dovete fare è prendervi cura del vostro cervello.
La seconda è tirarvi fuori dall'intero sistema.
Giungerà allora un momento in cui diventerà un riflesso naturale leggere la prima pagina del "L.A. Times" e riuscire a cogliere a colpo d'occhio le bugie e le distorsioni, un riflesso far rientrare tutto ciò entro una sorta di quadro razionale.
Per arrivarci, dovete ancora riconoscere che lo stato, le aziende, i media e cosi via vi considerano come nemici: il vostro compito è quindi di imparare a difendervi.
Se disponessimo di un autentico sistema educativo, esso includerebbe corsi di autodifesa intellettuale.
Noam Chomsky