Per fare e mantenere un blog è necessario avere delle competenze, alcune magari fanno già parte del nostro bagaglio culturale, altre invece è necessario acquisirle.
Ecco perché per quanto il Web ci offra infinite risorse, alla fine torno sempre sui libri per imparare cose nuove, e per avere un quadro della situazione dall'alto.
Ecco la lista dei libri che ogni blogger, a mio avviso, dovrebbe avere.
Un Guida pratica generale:
Come si fa un blog 2.0 di D'Ottavi Alberto; Sorchiotti Tommaso;
Sulla scrittura tre libri, visto che è la parte portante del weblog:
Elementi di stile nella scrittura di Strunk William Jr. ;
Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web di Carrada Luisa;
Don't make me think. Un approccio di buon senso all'usabilità del web
di Krug Steve;
Un libro sulla gestione del tempo, dato che è sempre difficile trovare il tempo per scrivere!
Detto, fatto! L'arte dell'efficienza di David Allen (sul metodo GTD ho scritto un post)
Qualcosa di marketing...
La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone di Seth Godin ( di cui consiglio anche il Blog)
Un ebook fresco di pubblicazione molto interessante scaricabile gratuitamente:
[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso di Gialuca Diegoli
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Un paio di libri su l'analisi sociologica dei blog come nuovo strumento di comunicazione e non solo:
Blog! di Kline David; Burstein Dan
Blog generation di Giuseppe Granieri
Per finire un analisi sul mondo dei blog personali e sulla costruzione dell'identità in rete
Blog-grafie. Identità narrative in rete a cura di Di Fraia G.
10 libri fondamentali per un Blogger
Grillo non è un blogger
Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.
Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:
Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.
Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale
Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.
Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.
La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.
Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.
Blog e scrittura
La scrittura prima di internet.
Prima dello sviluppo di Internet, la scrittura aveva un peso minore nella vita delle persone. Di solito chi scriveva in modo continuativo lo faceva per professione. Sono cresciuto in un mondo dove la scrittura era meno importante di ora. La TV e la radio erano gli unici mezzi di comunicazione usati dalle persone. Si usava prevalentemente la lingua parlata per comunicare, non quella scritta. Walter Ong parlava di oralità di ritorno.
Il piacere di scrivere.
Ora grazie ai blog sto scoprendo il piacere di scrivere. E sono in buona compagnia. Le persone scrivono in rete e scrivono tanto. Spesso non sono soddisfatte di quello che scrivono, come spesso succede anche me. Presumo che capiti soprattutto a chi legge molto.
Perché se leggi le opere di grandi autori e scrivi i tuoi miseri post, diventa inevitabile fare paragoni. La tua scrittura la trovi contorta, confusa e piena di inesattezze. Mentre quella degli altri è limpida, acuta, ben tornita.
Pratica, pratica, pratica.
La scrittura è un esercizio decisivo per la formazione dei pensieri.
Scrivere è un' arte, e per dominarla è necessaria tanta pratica. In un post di qualche tempo fa parlavo di diecimila ore per diventare un esperto. Dopo dieci mila ore di pratica ritengo che la mia prosa, come quella di chiunque altro, potrebbe brillare per bellezza e chiarezza.
La scrittura cambia nel web
I blog sono una buona palestra di scrittura. Il modo di scrivere però con i nuovi media inevitabilmente cambia. La scrittura assume la forma della conversazione. Nel web, per ragioni tecniche, i concetti devono esser espressi in modo diretto, e semplice. È una scrittura contaminata dall’oralità. Scriviamo come parliamo. Come in un dialogo. Diretti al punto. Altrimenti nessuno riuscirebbe a leggerci, non per scarsa volontà ma per la peculiarità del mezzo. Il nostro cervello e i nostri occhi faticano a esplorare un testo denso e pieno di farsi complesse. Il testo deve essere, come insegna Jacob Nielsen, "scannable". Gli intellettualismi, le frasi piene di subordinate non sono adatte al web. Per quel tipo di scrittura esistono già i libri.
5 consigli per un testo efficace.
Leggendo tra i vari blog che trattano di scrittura sul web, i consigli ricorrenti da seguire per creare un testo efficace per il web sono:
- * Titoli e sottotitoli brevi che sintetizzino bene l'argomento trattato;
- * L'informazione deve essere immediatamente rintracciabile. Andare diretti al punto, senza troppe spiegazioni; (per andare in profondità possiamo usare i link, o verso nostri post precedenti o verso siti di approfondimento)
- * Utilizzo consapevole delle parole chiave, che vanno sottolineate con il neretto;
- * Suddividere il testo in blocchi concettuali, ogni paragrafo un concetto (Chunks);
- * Cercare di evitare il più possibile al lettore lo scrolling della pagina. Nella sostanza scrivere post brevi, essenziali, coincisi ed informativi. (come questo?)
Giornalismo imperfetto
E' una pratica comune, non solo del giornalismo "cut&paste", quella di inserire delle citazioni estrapolate dal contesto argomentativo originale per avvalorare la propria tesi. Succede troppo spesso anche nei saggi scritti da eminenti professori, persone di cui pensi e speri di poterti fidare.
Su Repubblica.it di qualche giorno fa è uscito un articolo che utilizza questa tecnica, la giornalista cita Dana Boyd, facendole dire cose che sono lontanissime se non opposte alla conclusioni cui giunge la Boyd nella sua ricerca. In rete ne parlano in due post interessanti Bernardo Parrella e Giovanni Boccia Artieri.
Ognuno di noi dovrebbe verificare le fonti, ma è una pratica chiaramente impossibile se dovessimo farlo su tutti gli articoli che leggiamo. Trovo che scoprire le frottole e le imposture, volute o meno, sia uno dei compiti fondamentali dei Blogger. Esistono Blogger esperti nei loro settori che possono individuare e segnalare simili distorsioni.
Penso tuttavia che l'errore della giornalista sia stata più la fretta che la malafede, anche perché scrivere un articolo sui pericoli di Facebook, e trovare studiosi a sostegno della propria tesi non è impossibile, basta vedere l'articolo di RaiNews24.
Appunti sulla Blogosfera
Avevo pensato di iniziare così:
"Media Flue è un Blog che tratta di comunicazione, informazione e contro informazione, media e nuovi media, pratiche di management, senza nessuna pretesa di completezza ma con i semplice intento di scambiare informazioni e conoscenze con il resto della blogosfera."
Ma non ci riesco, credetemi. Mi viene da ridere al solo pensiero di scrivere di un mio blog una cosa così seria. E rido ogni volta che leggo su un blog (dove era del tutto superfluo inserirlo) un disclaimer come questo:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»Nessuno sano di mente l'avrebbe mai scambiato per una testata giornalistica!
Non ho mai visto su una testata giornalistica le foto del compleanno della Zia Ada! o peggio la trascrizione di una telefonata con un call center di telecomunicazioni! Basta vi prego!
Ecco perché non inserisco il disclaimer nel mio blog, perché è lampante
che non è una testata giornalistica. Ci dedico qualche ora la sera se non ho troppo mal di testa.
Bloggare è poco più di un gioco che ci fa ritornare bambini.
Bambini vanitosi e un po' saccenti per giunta.
Costruiamo la grafica del nostro blog come se fosse la casetta delle nostre bambole o la fortezza dei nostri soldatini. Passiamo ore ad aggiungere Widget per abbellire il tutto.
Ogni dieci minuti controlliamo google analytics analizzando i dati come se fossero grafici di wall street. Qualcuno ha detto parafransando Andy Warhol che in futuro tutti avranno almeno 15 visitatori al giorno nel proprio blog.Come adolescenti pubblichiamo i nostri pensieri sapendo che nessuno avrà il tempo di leggerli, per il semplice motivo che è troppo impegnato a scrivere il suo personale blog.
La maggior parte dei post che leggo sono scritti in fretta, senza un reale approfondimento. Ma sono genuini...questo si. Ed è forse quello che interessa di più alle persone.
Per gli articoli professionali ci sono i giornali.
I blog sono conversazioni.
Questo blog vuole essere una conversazione, e giuro che non mi arrabbio se ci sono zero commenti. Nelle conversazioni non dobbiamo solo parlare, ma anche ascoltare.

