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Grillo non è un blogger

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Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.

Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:

Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.

Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale

Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.

Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.

La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.


Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.

Le insidie del Linguaggio ( prima parte)

Il linguaggio è uno strumento molto potente, lo utilizziamo tra le altre cose per esprimerci, per trasmettere informazioni, per esternare i nostri pensieri. Come tutti gli strumenti non è né cattivo né buono in sé, ma un suo uso mirato può rivelarsi un'arma decisiva per manipolare le opinioni delle persone.
Nelle Grecia Antica già si conoscevano le potenzialità del linguaggio come strumento persuasivo.
I Sofisti infatti insegnavano la retorica, materia che ha come obbiettivo la persuasione. L'oratore cercava di portare l'uditorio verso il consenso, cioè verso l'approvazione della tesi proposta. I sofisti nella loro saggezza e lungimiranza avevano già individuato quello che l'oratore capace doveva essere in grado di fare e cioè:

  • Informare e convincere;
  • Catturare l'attenzione con un discorso vivace e non noioso;
  • Commuovere il pubblico per far sì che aderisca alla tesi dell'oratore.
Esistono diversi testi moderni che insegnano tecniche per usare il linguaggio in modo persuasivo, ma l'intento in questa serie di post è quello di fornire alcuni strumenti, non tanto per persuadere, ma quanto per difenderci da usi ingannevoli del linguaggio.

  • 1 Generalizzazioni arbitrarie
Quando il campione di riferimento è troppo piccolo si incorre in una generalizzazione fallace. Sovente sono dati per certi fatti che hanno un reale riscontro solo su pochi casi, ad esempio si generalizzano cose accadute nella propria storia personale o della propria cerchia di amicizia a tutte le persone. Il processo cognitivo che porta alla generalizzazione è, senza dubbio, utile alla nostra sopravvivenza, è un'economia mentale sviluppata con l'evoluzione della nostra specie, ci permette di riconoscere modelli e non disperdere eccessive risorse, ma rischia di sconfinare nella pigrizia mentale.
Nelle Scienze Statistiche la generalizzazione viene chiamata inferenza statistica, che è quel "procedimento per cui si inducono le caratteristiche di una popolazione dall'osservazione di una parte di essa, detta campione selezionata solitamente mediante un esperimento casuale (Wikipedia) ed è un processo scientifico abbastanza attendibile, utile appunto per compiere generalizzazioni valide.

Il consiglio generale è quello di chiedersi sempre se la generalizzazione è stata fatta seguendo un metodo scientifico e se il campione scelto non è troppo piccolo per essere rappresentativo.

Nel prossimo post parleremo di Denotazione e Connotazione!

Berlusconi fa cucù alla Merkel e i suoi senatori sgridano la Canalis...

Siamo un paese di simpaticoni: abbiamo un presidente che durante gli incontri ufficiali fa le corna oppure gioca a nascondino con la Merkel.
E siamo anche un popolo di incompresi: all'estero non capiscono la nostra ironia, ci prendono sul serio, fanno fatica a capire le battute sui campi di concentramento, i nostri inviti a visitare il paese del sole e i complimenti all'abbronzatura di Obama.
D'altronde quando si sa solo ridere sulle disgrazie, quando molto più spesso si deridono gli altri è difficile che ci comprendano.
Ma se il nostro presidente è un gran comico, un grande comunicatore, un uomo invincibile prossimo alla beatificazione, lo stesso non si può dire per i suoi uomini.
Povera Canalis: anche lei voleva solo farci ridere ma qualcuno si è opposto. Lei si che è un esempio diseducativo...

Cossiga e l'ipotesi Agenda Setting

Schema del modello
Sorgente Prof. Frank Brettschneider, University Höhenheim, Germany


L'ipotesi dell'Agenda Setting è per l'appunto un'ipotesi, non è stata accertata scientificamente.
Certo è che i Media hanno un potere decisivo sulle opinioni delle persone. Anche se non possono decidere “cosa” la gente pensa di un dato fatto, possono senza dubbio decidere l'oggetto del pensare, cioè decidere su quali temi le persone devono pensare.
Eugene F. Shaw, uno studioso sostenitore di questa teoria, la descrive in questi termini:

In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi alle persone. (Shaw 1979 Agenda Setting and Mass Communication Theory )

Ci sono temi più o meno manipolabili, ad esempio il rincaro del prezzo della benzina sarà sempre un argomento sulla bocca di tutti anche se i media evitano di parlarne. Entrerà di forza nell'agenda a causa dell'importanza che riveste nella vita pratica delle persone.
Ma che dire ad esempio dell'intervista rilasciata da Cossiga e che non ha trovato nessun riscontro sulle televisioni e solo in minima parte sui grandi quotidiani?

Cossiga by Origa Punk Artist
Da Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma

Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Esistono argomenti che se non vengono trattati dai Media non trovano spazio nel dibattito pubblico, eventi dove il pubblico non può farsi una propria idea, perché non sono vissuti in prima persona. La teoria della Agenda resiste nonostante internet, perché spesso le informazioni che si propagano sui blog non sono altro che dei “copia e incolla” di notizie diramante da organi ufficiali, il che non fa altro che dare ulteriore risalto a quelle notizie “scelte” dai media tradizionali, offuscando e celando in questo modo tutto quello che non si vuole evidenziare.

L'uso di internet per la ricerca di informazioni è fortemente influenzato dall'egemonia dei grandi media come la CNN o il “New York Times”: le stesse dimensioni del www le favoriscono. In un oceano di informazioni apparentemente sconfinato “The New York Times”, “Washington Post”, Associated press e Reuter's svettano come isole vulcaniche visibili da molto lontano. Il meccanismo di motori di ricerca come Yahoo, Excite, Hot Bot, Alta Vista e altri riconducono incessantemente ad articoli di giornale o di agenzie di stampa, che in definitiva provengono da poche fonti. (Tonello, F. 1999 La macchina dell'informazione.)

Negli ultimi anni le cose sono leggermente cambiate, infatti esistono ormai moltissime fonti di informazioni “non allineate” che hanno un enorme riscontro sulla massa (uno su tutti il blog di Grillo, dove appunto l'intervista di Cossiga è stata riportata).
Il problema è che sono sempre informazioni che devono essere ricercate nel web.
Sappiamo bene che soltanto una minima parte della popolazione va alla ricerca delle informazioni, e pochissimi hanno la forza di cercare l'attendibilità delle fonti. La stragrande maggioranza delle persone subisce l'informazione in modo passivo. Ed è proprio sulle persone che non hanno la voglia o le capacità per ricercare le notizie che l'ipotesi dell'Agenda Setting trova reale riscontro.