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Rivoluzione digitale e diritto d'autore

mediaflue, diritto d'autore

Il diritto d'autore è quel diritto riconosciuto dall'ordinamento dello Stato a colui che abbia realizzato un'opera dell'ingegno a carattere creativo (in Italia è disciplinato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633) . Il riconoscimento legale del diritto d'autore si può far risalire al 1709 con lo Statuto della Regina Anna che introdusse in Inghilterra il copyright e con le successive leggi rivoluzionarie francesi di fine settecento dove per la prima volta viene riconosciuta una proprietà artistica sull'opera.

La diffusione di opere di ingegno su supporto digitale solleva la questione del diritto d'autore, infatti sembra necessario ripensare completamente l'approccio a tale diritto e alla proprietà intellettuale in quanto le leggi finora applicate si basavano e funzionavano grazie alle difficoltà di natura tecnica che rendevano difficile il fenomeno della copia illegale. Fintanto che si parlava di riproduzione di libri mediante fotocopie o audio mediante cassette (tecniche di riproduzioni analogiche) il diritto sembrava poter reggere l'impatto di una sempre crescente facilità di riprodurre copie illegali, anche perché qualitativamente il prodotto non era paragonabile all'originale per cui la maggior parte degli utenti non accontentandosi acquistava libri e cassette originali.

La svolta epocale avviene nel momento in cui è stato possibile digitalizzare l'opera e quindi scorporarla dal suo supporto fisico e trasformarla in un flusso di dati (sequenze di 0 e 1, i bit)
che rendono la trasmissione delle opere immediata, con minime difficoltà tecniche di riproduzione con costi molto bassi e senza nessun degrado qualitativo: la centesima copia è identica all'originale.

La trasmissione immediata porta inoltre ad un annullamento della figura dell'intermediario, infatti l'artista , il creatore, può rivolgersi direttamente al fruitore senza passare attraverso l'industria culturale in quanto il prodotto si è dematerializzato (saltando quindi tutti i passaggi necessari per arrivare al consumatore: stampa, logistica, vendita e consegna del prodotto).

I punti fondamentali di tale rivoluzione vengono esplicitati dalla professoressa e avvocato Pamela Samuelson (Università di Berkley in California,1999)
  • 1. È molto facile duplicare, si fa presto, costa poco, le copie sono dei duplicati perfetti dell'originale.
  • 2. È facilissimo trasmettere i dati e si trasmettono quasi istantaneamente, si trasmettono in tutto il mondo scavalcando barriere nazionali, doganali, censorie.
  • 3. Il dato digitale è malleabile, si può trasformare quanto si vuole, si può deformare quanto si vuole, un originale ne diventa facilmente un altro deformato o rielaborato.
  • 4. Le opere letterarie, sonore, grafiche, una volta messe in forma digitale, subiscono la stessa sorte, sono indistinguibili nel supporto, non sono più differenziate tra libro, quadro e disco, mettendo in crisi i concetti di copyright che sono diversi se si tratta di quadro disco o libro.
  • 5. Il dato digitale è compatto, è piccolo si trasporta facilmente.
  • 6. Il dato digitale non si visita più linearmente come si fa con un libro, ma in modo non lineare. Tutti coloro che hanno visitato un sito in Internet non hanno letto pagina dopo pagina, ma sono saltati da una pagina a un altro sito, creandosi percorsi individuali.[4]
La semplicità ha portato ad un moltiplicarsi delle copie illegali che hanno stimolato i legislatori a creare nuove regole che tenessero conto dei diritti dell'industria culturale, come ad esempio negli Stati Uniti il DMCA (Digital Millenium Copyright Act) e in Europa la Direttiva 2001/29/CE.
Interessante è notare come nel sentire comune copiare opere coperte da copyright non è visto come un atto illecito anzi spesso è valutato più come una furbizia sociale che come un atto di criminalità.

Il dibattito relativamente alla modalità di regolamentazione in materia di diritto d'autore è piuttosto vivo e vede contrapporsi posizioni divergenti; risulta necessario ripensare la forma e l'utilità stessa del diritto d'autore, in quanto una applicazione di norme troppo restrittive potrebbe portare al blocco della libera circolazione delle idee e della “merce sapere”, e d'altra parte è necessario che l'ideatore di tali idee non venga danneggiato ma possa venire remunerato per il prodotto della propria opera.

Due posizione divergenti in questo ambito nella realtà Italiana possono essere rappresentate da due scrittori, i Wu Ming (collettivo di scrittori) sostenitori del copyleft e da Giorgio Faletti, testimonial contro la pirateria. Prima di passare ad esaminare i loro punti di vista è bene dare una spiegazione di quello che si intende per Copyleft.

Il copyleft può essere visto in un certo senso come il contrario del copyright, dove l'autore cede alcuni suoi diritti all'utente, comprese le libertà indicate da Stalmann come basilari e vale a dire la libertà di usare a propria discrezione e di studiare quanto ottenuto, di modificare, di copiare e condividere con altri, e di ridistribuire i cambiamenti e i lavori derivati. (Richard Stalmann è un informatico guru dell'hacker pensiero ideatore nel 1989 del concetto di copyleft nonché fondatore della Free Software Foundation). Le licenze copyleft normalmente sono attribuibili ai software (vedi licenze GNU General Public License) mentre per le opere d'arte sono utilizzate altre forme di licenza come le Creative Commons che affronteremo tra poco.

Ritornando al dibattito tra sostenitori e avversari del copyright, i Wu Ming sostengono che non esiste contraddizione tra libera circolazione delle idee e la possibilità dell'artista di poter vivere del proprio lavoro, per loro le opere d'ingegno non sono soltanto una mera produzione dell’ingegno stesso ma devono a loro volta produrne altre e far crescere nuove idee e stimolare la fantasia. La loro linea di pensiero in merito è la seguente:

E' un atteggiamento conservatore pensare a queste due esigenze come ai corni di un dilemma insolubile. "La coperta è corta", dicono i difensori del copyright come lo abbiamo conosciuto. Libertà di copia, per costoro, può significare solo "pirateria", "furto", "plagio", e tanti saluti alla remunerazione dell'autore. Più l'opera circola gratis, meno copie vende, più soldi perde l'autore. Bizzarro sillogismo, a guardarlo da vicino. La sequenza più logica sarebbe: l'opera circola gratis, il gradimento si trasforma in passaparola, ne traggono beneficio la celebrità e la reputazione dell'autore, quindi aumenta il suo spazio di manovra all'interno dell'industria culturale e non solo. E' un circolo virtuoso. Un autore rinomato viene chiamato più spesso per presentazioni (a rimborso spese) e conferenze (pagate); viene interpellato dai media (gratis ma è tutto grasso che cola); gli si propongono docenze (pagate), consulenze (pagate), corsi di scrittura creativa (pagati); ha la possibilità di dettare agli editori condizioni più vantaggiose. Come può tutto questo... danneggiare le vendite dei suoi libri? (Wu Ming, 2005)

Sicuramente nel loro caso il sistema funziona.

Faletti invece afferma in un intervista al quotidiano La stampa:

“La gente non capisce, chissà come pensano che mi mantenga. Ma lo sa che quando vado a fare la spesa, mi chiedono i libri in regalo? Il pensiero dominante è che il nostro non sia un lavoro vero che merita un compenso, solo perché è creativo e sembra divertente, è un lavoro che ci permette di guadagnarci da vivere solo grazie al diritto d’autore.”

E poi ancora sull'open source:

“Io invece penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie. Certe cose vengono fatte perché esiste un’industria che le produce e investe senza un ritorno economico. Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto”.

Infine gli viene posta una domanda sulle nuove licenze Creative Commons:

«Esiste un nuovo sistema di copyright che si chiama Creative Commons e che riserva solo “alcuni” diritti, non tutti, by-passando gli intermediari e mettendo in contatto direttamente gli autori con il loro pubblico. Lo conosce? »

«No, ma ammetto che il controllo con Internet è scappato di mano e alla fonte qualcuno deve fare “mea culpa”»

Risulta importante a questo punto spiegare più nel dettaglio cosa sono e come funzionano queste nuove licenze. Creative Commons è un’organizzazione no profit che permette la diffusione di opere di ingegno sotto licenze che offrono maggiore flessibilità rispetto alla protezione de “tutti i diritti riservati” stabilita dalla legge sul diritto d’autore. Le licenze Creative Commons si pongono tra il copyright e il copyleft come una sorta di “via di mezzo” tra queste due posizioni contrapposte, infatti, tra il “tutti i diritti riservati” e “nessuno diritto riservato” esiste quella che è l'idea delle creative Commons e cioè “alcuni diritti riservati”, in questo modo si proteggono alcuni diritti ma si autorizza la condivisione delle proprie opere con gli altri in base a determinate circostanze.

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Le licenze Creative Commons consentono quindi la libera distribuzione della propria opera esclusivamente a scopo non-commerciale oltre a darci la possibilità di mantenere il diritto d’autore e continuare a guadagnare dall’opera, permettendo al contempo la diffusione del prodotto mediante le nuove tecnologie. Al momento esistono quattro condizioni che si possono applicare ad una licenza Creative Commons:

  1. Attribuzione: si può usare l’opera ma è necessario dare credito all’autore. Questa condizione vale per tutte le licenze Creative Commons.
  2. Non commerciale: si può usare l’opera soltanto se non se ne ricava denaro.
  3. Non opere derivate: si può usare l’opera soltanto se non viene alterata o trasformata al di là degli usi consentiti dalla legge sul diritto d’autore.
  4. Condividi allo stesso modo: si può trasformare l’opera soltanto se quella risultante rimane disponibile in base agli stessi termini dell’opera originale.

Comunicazione e Ego

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Sapete perché i corsi di comunicazione efficace non funzionano? a mio avviso per un semplice motivo; perché chi frequenta questi corsi, usa le tecniche imparate per manipolare non per comunicare. Ma perché quasi tutti cadono in questo tranello nonostante partano con i migliori propositi?

Per un problema di Ego. È da li che bisogna partire. L’ego è qualcosa che abbiamo coltivato tutta la vita. Ci siamo completamente identificati con questa falsa costruzione di noi stessi. Non è facile disfarsene.
Vogliamo essere migliori degli altri, non entrare in relazione con gli altri. Vogliamo dominare gli altri, non entrare in sintonia con gli altri. Utilizzare tutte quelle frasi che ci hanno insegnato essere efficaci non migliora la situazione. Perché sono appiccicate, imparate, memorizzate. Le varie frasi del tipo: “dal mio punto di vista penso che” o "correggimi se sbaglio” se ripetute a pappagallo non servono ad un bel niente.

La definizione di comunicazione è “appartenenza a più persone; mettere in comune; unire in comunità”. Ma come possiamo entrare in comunione ( il significato può rifarsi infatti alla comunione eucaristica della tradizione cristiana) con qualcuno se vogliamo solo fare passare le nostre idee? Non è possibile. Possiamo persuadere qualcuno, ma solo perché lo stiamo dominando.

Questo è un classico esempio di gioco a somma zero. Uno vince l’altro perde. Si genera conflitto non collaborazione. Ne parla anche Watzlawick nel quinto assioma della comunicazione, interazione simmetrica e complementare.

Comunicare significa anche condividere; attraverso la comunicazione creiamo una comunità e dunque una società, basata sulla reciprocità.

Non si imparano queste cose in un corso di qualche ora dal costo di 1000 euro in un Holiday inn nel centro di Milano. Trovo del tutto inutile ripetere come un mantra frasi del tipo:
dovete pensare in termini di abbondanza, adottare un approccio Win-Win, collaborare non sfruttare” come viene insegnato in questi corsi.

Non è sufficiente ripeterselo. Stiamo parlando di Ego. Per cambiare approccio deve esserci un percorso interiore. Lento, lungo e meditato.
Solo allora la comunicazione diventa efficace, perchè non stiamo comunicando con le parole, ma con la nostra anima.

Uomini 2.0: appunti per un manifesto

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Una nuova classe sociale sta emergendo negli ultimi anni, legata alla produzione di beni immateriali, alla logica del dono, alla creatività.
Studi relativi all'emersione di questa nuova classe si stanno sviluppando.
Esperti di nuove tecnologie, scienziati, sociologi ne stanno analizzando le caratteristiche.

La nuova classe emergente è creativa. Richard Florida nel suo libro "L'ascesa della nuova classe creativa" ne analizza stili di vita, valori, abitudini, individuando nella creatività il denominatore comune. Ma quello che bolle in pentola è molto di più. Stiamo parlando di scienziati, designer, artisti, scrittori, ingegneri, esperti di marketing, musicisti, hacker e lavoratori immateriali in genere.

Questa nuova classe può portare ad un capovolgimento delle logiche di mercato. Il potenziale di queste persone sta nel fatto che il capitale ha bisogno di loro e non viceversa. Le imprese si vedono costrette ad andare alla ricerca dei creativi perché dove c'è creatività c'è innovazione e dove c'è innovazione c'è creazione di valore. Ma non si tratta solo di una rivoluzione economica, quello che è il dato interessante è anche la generazione di un nuovo modello umano.
Non si tratta solo di creatività nella produzione ma anche nella gestione della propria vita,
si tratta di uomini 2.0

La sperimentazione è un condizione esistenziale necessaria per questi nuovi individui.
Fare un esperimento della propria vita stessa.

"Sperimentare significa innanzitutto imparare ad affermare i propri si. Tutti i si propositivi, creativi, coraggiosi energetici, tutti i si che proiettano il nostro potere al di là dei confini, delle resistenze delle prudenze, delle negazioni del risparmio di se, dei vorreimanonposso. Tutti i si che rischiano di buttare all'aria qualcosa per rispondere al richiamo della vita che pulsa e vibra e attende di essere messa al mondo, e che un giorno saremo ferocemente orgogliosi di aver messo al mondo" Franco Bolelli: "Con il cuore e con le palle"

I valori fondamentali di questa nuova classe sono molteplici e interconnessi uno con l'altro.
Il primo valore-guida nella vita diventa la passione, il fatto cioè di svolgere un attività interessante che stimola le energie creative. La libertà è il secondo valore fondante, libertà nella vita, nel poter organizzare la propria giornata al di fuori dalle regola della classica giornata lavorativa di otto ore. Un fattore determinante ai fini dello sviluppo di questo movimento è inoltre l'apertura sociale, la volontà di condividere le proprie conoscenza, le proprie scoperte, di creare qualcosa di valore per la società e metterla a disposizione della comunità. La tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, etniche e sessuali. La meritocrazia come unico riferimento per giustificare disparità di reddito. Il rifiuto delle gerarchie e di tutte le decisioni imposte dall'alto. La fiducia nel futuro come opportunità di liberazione.


A questo si lega il valore della responsabilità, ovvero della "Netica", e dunque della difesa totale della libertà di espressione e di privacy. La nuova classe emergente combatte per la "creazione di uno stile di vita individuale e il rifiuto di una ricezione passiva in favore del perseguimento attivo della propria passione". Gli uomini 2.0 creano nuovi mondi. La creatività personale interagisce con le grandi corporation e ne modifica in modo inaspettato le logiche interne.

"Una persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente i limiti" che vede la realtà e il mondo "pieno di problemi affascinanti che attendono di essere risolti" (come dice Eric S. Raymond guru del pensiero Hacker).
Questi sono i valori che si stanno affermando nella nuova società dell'informazione e che stanno creando un nuovo paradigma che si contrappone al modello organizzativo della società capitalista, quella società basata sul controllo, sulla proprietà, la competizione. La società capitalista nasce dalla rivoluzione industriale, si sviluppa in occidente grazie all'etica protestante e ha come cardine l'organizzazione sistematica (fordismo) della giornata lavorativa.

I valori portati avanti dalla nuova classe emergente stanno creando una profonda rottura con i valori della società capitalista (analizzati da Weber nel suo testo fondamentale "l'etica protestante e lo spirito del capitalismo”) e preavvisano l'avvento di una società dove l'innovazione avrà un ruolo sempre più centrale, la flessibilità sarà sempre più richiesta al lavoro e alle imprese, dove il tempo libero e il tempo lavorativo, il lavoro e il gioco si fondono, liberando energie creative fino ad ora assopite.

Domenico De Masi questa interdipendenza la chiama "Ozio creativo":

La caratteristica principale delle attività creative è che si distinguono poco o niente dal gioco e dall'apprendimento, per cui resta sempre più difficile scindere queste tre dimensioni della nostra vita attiva che, in precedenza, erano state nettamente e artificiosamente separate l'una dall'altra. Quando lavoro, studio e gioco coincidono, siamo in presenza di quella sintesi esaltante che io chiamo «ozio creativo».

Gli uomini 2.0 prestano particolare attenzione allo sviluppo personale, sono manager di se stessi e pertanto i punti cardine dell'organizzazione della propria vita sono:

  • La determinazione (orientamento all'obbiettivo)
  • l'ottimizzazione (usare il tempo in modo produttivo esempio con il metodo GTD)
  • la flessibilità (modificare il proprio approccio al problema per risolverlo)
  • stabilità (costante progressione verso l'obbiettivo senza distrazioni)
  • laboriosità ( il duro lavoro viene visto positivamente in virtù del fatto che non è imposto)
  • la misurabilità del risultato ( tenere un diario dei progressi messi per iscritto per avere la situazione sotto controllo)

"Un etica che sappia trovare il divino nell'accrescersi delle facoltà dell'umano e non nella sacralità della natura. Di un etica della trasformazione e non della conservazione; dell'emancipazione e non della minorità; che accolga le responsabilità e non le respinga; che non rifiuti l'aumento illimitato di potenza, ma ne determini gli obiettivi; che non consideri definitivo nessun aspetto biologico o sociale, ma accetti di considerarli tutti come figure del mutamento e della transizione; che cerchi le sue leggi non nella natura, ma nell'intelligenza e nell'amore" Aldo schiavone "storia e destino".


Libertà di credenza; lasciare che ognuno abbia la possibilità di credere in ciò che vuole
Libertà di conoscenza; la possibilità di acceder alle varie conoscenza disponibili e la possibilità di creare nuova conoscenza
Libertà di critica; libertà di sottoporre a critica qualsiasi tipo di conoscenza.

L' uomo 2.0 persegue un approccio laico verso la vita, il che significa ( nelle parole di Giovanni Boniolo) : Un atteggiamento intellettuale caratterizzato in modo sufficiente dal lasciare (a auspicabilmente dall'avere) libertà di coscienza intesa quale libertà di conoscenza, libertà di credenza e libertà di critica e autocritica.

Sviluppiamo le nostre potenzialità, coltiviamo l'energia la creatività e il senso dell'impresa. Un nuovo modello umano emergerà, sarà determinato, sicuro, saggio e colto; sarà in grado di unire le certezze della cultura scientifica occidentale con la saggezza della cultura orientale.

Attraverso le libere associazioni sarà in grado di trovare punti in comune tra tutti i campi del sapere, individuare connessioni inaspettate e illuminanti. La libertà in tutte le sue forme, la tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, lo spirito critico, la passione per il proprio lavoro e soprattutto la capacità di leggere in profondità la condizione umana ( attraverso nuovi strumenti cognitivi avanzati, bio-tecnologici, informatici) saranno i segni distintivi di quello che verrà definito l'uomo 2.0.

Mash up e web 2.0

Dopo il post introduttivo sul mondo dei Mash-up, come promesso vi proponiamo la seconda puntata della ricerca.

In questa parte si inizia a parlare dei Mash-up rintracciabili in internet ma soprattutto di come il web 2.0 abbia influenzato queste applicazioni.



MASH-UP INFORMATICO
In informatica il mash-up è un’applicazione web che unisce dati da più fonti in un unico strumento finale.
Un esempio pratico: craigslistmap.
Questa applicazione utilizza i dati cartografici di Google Maps insieme ai dati del sito craigslist.org (una specie di network di più comunità online dove sono presenti annunci gratuiti di vario tipo: lavoro, ricerca case, ecc).
In questo modo le informazioni di entrambi i siti iniziali sono combinate insieme e facilmente rintracciabili sulla mappa che ne permette una fruizione più intuitiva e immediata. Nessuno dei due siti iniziali forniva questo tipo di servizio. Ed è proprio in questo il valore aggiunto dei mash up.



MASH UP E WEB 2.0
I mash-up informatici sono i figli della nuova era di internet ossia il web 2.0.
Secondo Tim O'Reilly (1):
"Web 2.0 is a set of trends - economic, social, and technology trends - that collectively form the basis for the next generation of Internet: a more mature, distinctive medium characterized by user participation, openness and network effect"

Il web 2.0 non è propriamente una tecnologia ma è un nuovo modo di intendere la rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione: il filo conduttore sembra essere l’interazione soprattutto di tipo sociale realizzata grazie alla tecnologia di nuova generazione dove il consumatore finale smette di essere passivo.
Le innovazioni legate al web 2.0 sono :




Alcune tra le applicazioni più conosciute di questa nuova generazione sono:


  • Blog(4)
  • Wiki(5)
  • Social Network(6)
  • Podcasting/Vodcast(7)
Tutte queste applicazioni mettono in luce alcuni dei concetti fondamentali legati al web 2.0: ognuna rende possibile la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.

Ad esempio: un articolo apparso su un quotidiano online può essere commentato su un blog, per poi essere rielaborato con l’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una community, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “democratico”.
In questa ottica i dati si slegano da chi li produce e le informazioni viaggiano liberamente prendendo forme a volte imprevedibili.

Al concetto del web 2.0 potrebbero essere trasferite le quattro libertà proclamate per il software da Richard Stallman, (programmatore statunitense, padre del concetto di Copyleft, modello alternativo di gestione dei diritti d’autore, vedi gnu.org profeta di Free Software Foundation e Gnu:




  • 1. Libertà Zero è la libertà di eseguire il programma per qualunque scopo.
  • 2. Libertà Uno è la libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze.
  • 3. Libertà Due è la possibilità di ridistribuire copie del programma. Questo include ripubblicazioni del programma.
  • 4. Libertà Tre è la libertà di distribuire copie modificate dagli utenti ad altri utenti.

Al di là di ogni definizione è sicuramente questa visione partecipativa e di libero pensiero che fa del web 2.0 una realtà innovativa in cui l’idea di utente finale/consumatore non è più la stessa e in cui si fa spazio sempre di più una figura ibrida: il “prosumer” dove i concetti di produzione e consumatore si amalgamano insieme all’interno di una realtà dinamica e decontestualizzata.

L'EMBLEMATICO VIAGGIO DI BERT E BIN LADEN NEL WEB 2.0

Dino Ignacio un giovane artista americano tramite il suo sito utilizzò un personaggio del famoso Muppet Show, Bert, raffigurandolo accanto ad una serie di personaggi negativi del 900. L’immagine di Bert con Bin Laden fece il giro del mondo, passando di mano in mano e fu rielaborata in contesti e modalità diverse finendo erroneamente in un poster ufficiale utilizzato in alcune manifestazioni contro la politica estera degli USA in medio oriente. E grazie alla CNN che riprese a sua volta i manifestanti, la storia di Bert e Bin Laden da locale diventò globale.

Note:
1)Fondatore di O'Reilly Media , casa editrice specializzata in informatica e nuove tecnologie, nonché ideatore della prima definizione di Web 2.0

2)Web Service (servizio web) è un sistema software progettato per supportare l'interoperabilità tra diversi elaboratori su una medesima rete.

3)Acronimo di Really Simply Syndication: formato per la distribuzione di contenuti online che permette un aggiornamento tempestivo di informazioni di interesse scelte dall’utente.

4)Contrazione di web-log, pagina web personale creata da una persona comune che pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo.

5)Wiki è un sito web che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare quelli esistenti inseriti da altri utilizzatori; è una sorta di enciclopedia online.

6)“Reti relazionali” create da persone che si connettono fra loro per interessi comuni o motivi professionali e alle quali si è ammessi in genere su invito personale di uno dei membri che già ne fanno parte.

7)Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feeder.

A presto con la terza parte. Se volete tenervi aggiornati sottoscrivete il feed di Mediaflue.

Rivoluzione digitale e modi di produzione

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Le nuove tecnologie e soprattutto l'introduzione del computer, hanno modificato profondamente le modalità di produzione tipiche della società industriale caratterizzate dall'organizzazione fordista del lavoro.

Con l'introduzione dell'automazione (robot industriali) infatti, viene meno l'importanza della manodopera nelle varie fasi di produzione, e acquista importanza in modo esponenziale la comunicazione, vale a dire le relazioni tra i diversi settori del processo produttivo. Si viene a creare quindi un processo di destrutturalizzazione del luogo deputato alla produzione, cioè la fabbrica.

Grazie alle telecomunicazioni i vari processi possono essere svolti in luoghi diversi, una sorta di superamento dello spazio fisico. L'innovazione tecnologica ha quindi spostato una grossa fetta di produzione dai beni materiali a quelli immateriali. Essendo sempre minore la richiesta di lavoro manuale, oramai si calcola che la metà della forza lavoro in Europa (negli Stati Uniti è ancora maggiore) è impiegata nel settore dell'informazione, dove molte sono le mansioni legate alla promozione dei prodotti.

Questi cambiamenti hanno stimolato dunque quei settori economici dove si producono direttamente beni immateriali, e nonostante sia il mercato editoriale sia quello dello spettacolo siano presenti nella realtà da più di un secolo, è soltanto con la rivoluzione digitale che le dimensioni del mercato dell'immateriale acquistano rilevanza superando addirittura per importanza quelle dei mercati tradizionali, basti pensare che l'industria economicamente più importante in America è quella del software e non dell'hardware.

Se il settore trainante dell’economia non sono più le merci ma prodotti immateriali, quindi le idee, le informazioni, insomma i prodotti culturali, il valore dell’aziende si misura di più sulle idee che sul patrimonio di beni materiali: il New York Times Magazine ha definito che “l'unico vero patrimonio di Microsoft è la fantasia umana”.

Creatività e proprietà intellettuale sono la nuova ricchezza , come afferma J. Rifkin:

nel ventunesimo secolo, le imprese saranno sempre più coinvolte nello scambio di idee e a loro volta, gli individui saranno sempre più propensi ad acquistare l'accesso a tali idee e all'involucro materiale in cui saranno contenute. La capacità di controllare e vendere pensiero diventerà la forma più sofisticata di abilità commerciale.
In questa prospettiva si fa centrale la questione del diritto d'autore.

10 libri fondamentali sulla comunicazione e i nuovi media

Quello che vi propongo in questo post, è la lista dei dieci testi più importanti, o comunque fondamentali e utili, per comprendere la comunicazione, i media e le conseguenze che hanno i nuovi media sugli uomini e sulla società. Dieci libri chiaramente sono pochi, per cui ho cercato di inserire quelli che sono a mio avviso imprescindibili, senza nessuna pretesa di completezza.
Ecco la lista:

Ugo volli :
Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli.


Tutto quello che c'è da sapere sulla comunicazione è all'interno di queste 300 pagine.







Denis McQuail:
Sociologia dei media.


Un ottimo manuale che tratta di sociologia della comunicazione di massa.
Un manuale completo e chiaro, un testo di riferimento. E' sufficiente vedere quante università lo adottano come libro di testo nei corsi di comunicazione per capire la sua importanza.





Marshall McLuhan:
Gli strumenti del comunicare
.


Apprezzato e criticato, con gli anni è diventato un classico. Costantemente presente nelle bibliografie di tutti i testi che trattano di comunicazione e media.





Meyrowitz Joshua:
Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento
sociale.


Con le nuove tecnologie il concetto di spazio muta, e con esso anche i nostri rapporti interpersonali cambiano. Un analisi sociologica che prende spunto dalle idee di Goffman e di McLuhan proponendo una sintesi brillante.






Nicholas Negroponte:
Essere digitali
.


Un libro che ha segnato un'epoca, una delle prime e più lucide esposizioni della allora nascente società digitale e le sue conseguenze sulla società.







Pierre Lévy:
L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio.


Come la rete e la condivisione delle informazioni possono cambiare noi stessi e il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Un libro importante ma non di facile lettura.







Sherry Turkle:
La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet.


Una ricognizione sul rapporto uomo-computer e un analisi lucida su come quest'ultimo sia entrato nelle nostre vite, modificando la nostra mente, le nostre relazioni e la nostra identità.




Lev Manovich:
Il linguaggio dei nuovi media.

Dalla quarta di copertina:
"Questo libro viene definito il libro Cult da tutti gli studiosi e gli attori chiave nel campo delle arti elettroniche: registi, storici della comunicazione, producer televisivi, web designer, critici d'arte e artisti."





Jenkins Henry:
Cultura convergente.


Il rapporto produttore/consumatore dei media che muta grazie alla rete.
Un testo pieno di case study interessanti. Una fotografia dettagliata della cultura pop moderna.






Castells Manuel :
La nascita della società in rete


Un'opera monumentale, paragonata per importanza al Capitale di Marx.
Il libro affronta le trasformazioni sociali avvenute con la rivoluzione digitale dell'informazione. L'informazione come fattore chiave nell'economia mondiale.






PS: Essendo la mia personale "Top Ten" sono ben accette critiche e/o suggerimenti per sostituire o aggiungere qualche testo importante che non ha trovato spazio.

Perche' la TV e' stupida?


E poi uno si chiede perché la televisione tende sempre a proporre contenuti di basso livello, e si chiede perché alcuni argomenti che la TV generalista tratta, sono quelli più discussi nelle pause caffè durante le ore lavorative. E si chiede che forse è vero che alla gente piacciono solo queste cose, che servono a distrarre, a non pensare alle cose importanti. Perché le cose serie presuppongono uno sforzo intellettuale, e uno che sgobba tutto il santo giorno avrà pure il sacrosanto diritto di rilassarsi un poco!
E si chiede perché alla fine anche persone che amano leggere, ascoltare musica e che hanno molti interessi finiscono per parlare di quello che succede all'Isola dei famosi e delle miserie e piccolezze delle persone più o meno famose. Alla fine anche tu resti invischiato in questi discorsi, certo preferiresti parlare di altro, delle cose che ti interessano davvero, ma ti abbassi a parlare delle cose che hai un comune con gli altri. E non ti rendi conto che magari la persona con cui stai parlando, che tu magari ritieni frivola, preferirebbe parlare della sue passioni più alte. Magari di musica classica. O di arte medioevale. Solo che è praticamente impossibile trovare argomenti in comune visto che gli interessi sono talmente tanti e diversi che tutti finiamo col parlare del servizio delle Iene, del Reality di turno o dell'ennesima rissa di Sgarbi.
Non c'è via di uscita. Solo nel Web possiamo trovare comunità con gli stessi interessi alti, che si radunano attorno ad uno spazio virtuale. Magari sono poche decine di persone sparse per l'Italia. Nel mondo reale non le avresti mai incontrate.

E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.
David Foster Wallace citato da Chris Anderson a pag 193 de "la coda lunga".

Secondo George Gilder la televisione è "strutturalmente stupida", dal momento che l'audience generalista si basa sul "denominatore comune" dei telespettatori, il quale è fatalmente al "ribasso" [...] Secondo Gilder ciò è dovuto al fatto che quanto abbiamo in comune in quanto passivi fruitori dei programmi della predetta TV via etere è la "second Choice" dei nostri interessi, mai la first choice che invece differenzia gli uni dagli altri. E in comune abbiamo ciò che vi è di più pruriginoso, banale, violento.
Tratto dall'introduzione di Giancarlo Bosetti a "Cattiva maestra televisione", Karl Popper jhon Condry.

Cossiga e l'ipotesi Agenda Setting

Schema del modello
Sorgente Prof. Frank Brettschneider, University Höhenheim, Germany


L'ipotesi dell'Agenda Setting è per l'appunto un'ipotesi, non è stata accertata scientificamente.
Certo è che i Media hanno un potere decisivo sulle opinioni delle persone. Anche se non possono decidere “cosa” la gente pensa di un dato fatto, possono senza dubbio decidere l'oggetto del pensare, cioè decidere su quali temi le persone devono pensare.
Eugene F. Shaw, uno studioso sostenitore di questa teoria, la descrive in questi termini:

In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi alle persone. (Shaw 1979 Agenda Setting and Mass Communication Theory )

Ci sono temi più o meno manipolabili, ad esempio il rincaro del prezzo della benzina sarà sempre un argomento sulla bocca di tutti anche se i media evitano di parlarne. Entrerà di forza nell'agenda a causa dell'importanza che riveste nella vita pratica delle persone.
Ma che dire ad esempio dell'intervista rilasciata da Cossiga e che non ha trovato nessun riscontro sulle televisioni e solo in minima parte sui grandi quotidiani?

Cossiga by Origa Punk Artist
Da Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma

Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Esistono argomenti che se non vengono trattati dai Media non trovano spazio nel dibattito pubblico, eventi dove il pubblico non può farsi una propria idea, perché non sono vissuti in prima persona. La teoria della Agenda resiste nonostante internet, perché spesso le informazioni che si propagano sui blog non sono altro che dei “copia e incolla” di notizie diramante da organi ufficiali, il che non fa altro che dare ulteriore risalto a quelle notizie “scelte” dai media tradizionali, offuscando e celando in questo modo tutto quello che non si vuole evidenziare.

L'uso di internet per la ricerca di informazioni è fortemente influenzato dall'egemonia dei grandi media come la CNN o il “New York Times”: le stesse dimensioni del www le favoriscono. In un oceano di informazioni apparentemente sconfinato “The New York Times”, “Washington Post”, Associated press e Reuter's svettano come isole vulcaniche visibili da molto lontano. Il meccanismo di motori di ricerca come Yahoo, Excite, Hot Bot, Alta Vista e altri riconducono incessantemente ad articoli di giornale o di agenzie di stampa, che in definitiva provengono da poche fonti. (Tonello, F. 1999 La macchina dell'informazione.)

Negli ultimi anni le cose sono leggermente cambiate, infatti esistono ormai moltissime fonti di informazioni “non allineate” che hanno un enorme riscontro sulla massa (uno su tutti il blog di Grillo, dove appunto l'intervista di Cossiga è stata riportata).
Il problema è che sono sempre informazioni che devono essere ricercate nel web.
Sappiamo bene che soltanto una minima parte della popolazione va alla ricerca delle informazioni, e pochissimi hanno la forza di cercare l'attendibilità delle fonti. La stragrande maggioranza delle persone subisce l'informazione in modo passivo. Ed è proprio sulle persone che non hanno la voglia o le capacità per ricercare le notizie che l'ipotesi dell'Agenda Setting trova reale riscontro.