Venerdì è tempo di Link verso materiali e risorse, a mio avviso interessanti, che ho incontrato in una settimana di navigazione. Anche questa settimana i link sono costruiti attorno ad una parola chiave, quella di questa settimana come potete intuire dal titolo del post è "Tribu'".
Iniziamo con la definizione di tribù :
In antropologia, una tribù è una società umana, cioè una unità sociale determinata, in possesso di una relativa omogeneità culturale e linguistica. Il concetto di tribù non implica per forza una unità territoriale, non è raro per l'appunto trovare sottogruppi della tribù stanziati in zone relativamente lontane l'una dall'altra. (wikipedia)
1) Micheal Maffesoli in un suo libro afferma che siamo entrati nel tempo delle tribù, infatti grazie alle reti è possibile formare piccole comunità all'interno della società.
"Le reti sono già diventate, in effetti, il palcoscenico in cui si esibiscono e talvolta prendono forma i differenti tribalismi che segnano il nostro tessuto sociale. Esse sostengono e accelerano la grande mutazione di topica che accompagna il passaggio alla postmodernità: dalla verticalità all’orizzontalità; testimoniano apertamente quanto le società contemporanee non facciano più perno sull’individuo razionale padrone di sé e del mondo, ma su micro-aggregazioni sociali in cui il sé si perde nell’altro e si scioglie nelle differenti tribù di cui fa parte. La domanda trova una risposta ancora più precisa nei lavori portati avanti dal Gruppo di Studio sulla Tecnologia e il Quotidiano (F. Casalegno, S. Hugon), che hanno ben dimostrato quanto lo sviluppo tecnologico stia dando vita a una fruttuosa sinergia con il ritorno dell’arcaico, con l’esplosione dell’immaginario e con la proliferazione di forme di aggregazione neotribali."
Interessante una sua recente intervista all'espresso dove afferma che:
"Con il progresso e la razionalità abbiamo cercato di canalizzare la violenza. Ma oggi riemergono sentimenti locali, tribali, irrazionali che potremmo definire 'barbari'. Però non credo che questo sia inutile: la società occidentale, a forza di coltivare igienismo sociale assoluto e culto del rischio zero, si è addormentata. Così non rischiamo più di morire di fame, ma di noia. I barbari, però, portano sangue nuovo. Sono i nostri figli, le nuove generazioni, che ci scuotono. Fanno traballare certezze e abitudini, sconvolgono la nostra quiete. I barbari sono persone che non parlano la nostra lingua".
2) Un testo in lingua inglese:
Electronic Tribes. The Virtual Worlds of Geeks, Gamers, Shamans, and Scammers Tyrone L. Adams and Stephen A. Smith
"Whether people want to play games and download music, engage in social networking and professional collaboration, or view pornography and incite terror, the Internet provides myriad opportunities for people who share common interests to find each other. The contributors to this book argue that these self-selected online groups are best understood as tribes, with many of the same ramifications, both positive and negative, that tribalism has in the non-cyber world."
Un approfondimento è possibile leggerlo qui
3) Infine Seth Godin, il suo ultimo libro si intitola appunto Tribes:
Le nuove tribu'
Link del venerdì
Ogni venerdì vi propongo dei Link, dei video, dei materiali a mio avviso interessanti, che riguardano il mondo della comunicazione, dei media e dei nuovi media a 360 gradi.
La parola chiave con cui ho pensato di iniziare è "Futuro" ed è attorno a questa parola che vi propongo i materiali di questa settimana:
1) Innanzitutto un intervento video di Barrico sul futuro:
Il video integrale qui
La sintesi dell'intervento:
Il futuro è finito.
Il futuro viene spesso considerato come discarica, buco nero dove buttare ciò che oggi ci crea problemi.
Sono morte due categorie: quelle di progetto e di progresso. Incapaci di pensare al futuro tendiamo a bloccarci sul “nuovo”.
E la tecnica narrativa attuale è quella della fiction TV, priva di un fine, un obiettivo. Lo spirito della serie, caratterizzato dall’immobilità, è ciò che contraddistingue il nostro modo di stare nel mondo.
Il presente, secondo Baricco, è l’unico accadimento; si esclude che esista un prima e un dopo.
Il web non è “nuovo”. Il web è diverso, non esisteva prima. E con esso ci sono due cose che possono essere diverse:
Il senso delle cose si raggiunge con velocità, superficialità, dinamicità.
L’idea di esperienza.
Il futuro è nelle mani dei “selvaggi di genio” non di fini intellettuali. È uno strappo con il presente. Dobbiamo renderci disponibili ad un cambio della grammatica del nostro pensiero. “Verrà distrutto il presente ed il nostro compito è quello di riscrivere ciò che verrà distrutto, con la grammatica del futuro”.
2) Un articolo ormai molto famoso e dibattuto di Nicholas Carr su come il nostro modo di pensare cambi "grazie a" o "per colpa di" Internet e Google in particolare:
Nicholas Carr : Is Google Making Us Stupid?
3) Per finire il blog di Gianpaolo Fabbris sul suo nuovo libro Societing ;
bastano queste poche righe prese dal suo blog per capire come la sua visione del Marketing sia adatta al futuro della società che ci aspetta:
Societing è anche il nuovo incontro del marketing nel difficile cammino, come per l’Apostolo, verso Damasco con la società. Per una evoluzione dell’attuale modello di consumo in un direzione che non mistifichi l’accumulo di prodotti con la qualità della vita; che sia consapevole che un pianeta con delle risorse finite non può procedere verso una crescita illimitata ; che i beni relazionali sacrificati o distrutti procedendo lungo gli attuali percorsi hanno un costo elevatissimo per il nostro benessere.
Societingblog
Rivoluzione digitale e diritto d'autore
La diffusione di opere di ingegno su supporto digitale solleva la questione del diritto d'autore, infatti sembra necessario ripensare completamente l'approccio a tale diritto e alla proprietà intellettuale in quanto le leggi finora applicate si basavano e funzionavano grazie alle difficoltà di natura tecnica che rendevano difficile il fenomeno della copia illegale. Fintanto che si parlava di riproduzione di libri mediante fotocopie o audio mediante cassette (tecniche di riproduzioni analogiche) il diritto sembrava poter reggere l'impatto di una sempre crescente facilità di riprodurre copie illegali, anche perché qualitativamente il prodotto non era paragonabile all'originale per cui la maggior parte degli utenti non accontentandosi acquistava libri e cassette originali.
La svolta epocale avviene nel momento in cui è stato possibile digitalizzare l'opera e quindi scorporarla dal suo supporto fisico e trasformarla in un flusso di dati (sequenze di 0 e 1, i bit)
che rendono la trasmissione delle opere immediata, con minime difficoltà tecniche di riproduzione con costi molto bassi e senza nessun degrado qualitativo: la centesima copia è identica all'originale.
La trasmissione immediata porta inoltre ad un annullamento della figura dell'intermediario, infatti l'artista , il creatore, può rivolgersi direttamente al fruitore senza passare attraverso l'industria culturale in quanto il prodotto si è dematerializzato (saltando quindi tutti i passaggi necessari per arrivare al consumatore: stampa, logistica, vendita e consegna del prodotto).
I punti fondamentali di tale rivoluzione vengono esplicitati dalla professoressa e avvocato Pamela Samuelson (Università di Berkley in California,1999)
- 1. È molto facile duplicare, si fa presto, costa poco, le copie sono dei duplicati perfetti dell'originale.
- 2. È facilissimo trasmettere i dati e si trasmettono quasi istantaneamente, si trasmettono in tutto il mondo scavalcando barriere nazionali, doganali, censorie.
- 3. Il dato digitale è malleabile, si può trasformare quanto si vuole, si può deformare quanto si vuole, un originale ne diventa facilmente un altro deformato o rielaborato.
- 4. Le opere letterarie, sonore, grafiche, una volta messe in forma digitale, subiscono la stessa sorte, sono indistinguibili nel supporto, non sono più differenziate tra libro, quadro e disco, mettendo in crisi i concetti di copyright che sono diversi se si tratta di quadro disco o libro.
- 5. Il dato digitale è compatto, è piccolo si trasporta facilmente.
- 6. Il dato digitale non si visita più linearmente come si fa con un libro, ma in modo non lineare. Tutti coloro che hanno visitato un sito in Internet non hanno letto pagina dopo pagina, ma sono saltati da una pagina a un altro sito, creandosi percorsi individuali.[4]
Interessante è notare come nel sentire comune copiare opere coperte da copyright non è visto come un atto illecito anzi spesso è valutato più come una furbizia sociale che come un atto di criminalità.
Il dibattito relativamente alla modalità di regolamentazione in materia di diritto d'autore è piuttosto vivo e vede contrapporsi posizioni divergenti; risulta necessario ripensare la forma e l'utilità stessa del diritto d'autore, in quanto una applicazione di norme troppo restrittive potrebbe portare al blocco della libera circolazione delle idee e della “merce sapere”, e d'altra parte è necessario che l'ideatore di tali idee non venga danneggiato ma possa venire remunerato per il prodotto della propria opera.
Due posizione divergenti in questo ambito nella realtà Italiana possono essere rappresentate da due scrittori, i Wu Ming (collettivo di scrittori) sostenitori del copyleft e da Giorgio Faletti, testimonial contro la pirateria. Prima di passare ad esaminare i loro punti di vista è bene dare una spiegazione di quello che si intende per Copyleft.
Il copyleft può essere visto in un certo senso come il contrario del copyright, dove l'autore cede alcuni suoi diritti all'utente, comprese le libertà indicate da Stalmann come basilari e vale a dire la libertà di usare a propria discrezione e di studiare quanto ottenuto, di modificare, di copiare e condividere con altri, e di ridistribuire i cambiamenti e i lavori derivati. (Richard Stalmann è un informatico guru dell'hacker pensiero ideatore nel 1989 del concetto di copyleft nonché fondatore della Free Software Foundation). Le licenze copyleft normalmente sono attribuibili ai software (vedi licenze GNU General Public License) mentre per le opere d'arte sono utilizzate altre forme di licenza come le Creative Commons che affronteremo tra poco.
Ritornando al dibattito tra sostenitori e avversari del copyright, i Wu Ming sostengono che non esiste contraddizione tra libera circolazione delle idee e la possibilità dell'artista di poter vivere del proprio lavoro, per loro le opere d'ingegno non sono soltanto una mera produzione dell’ingegno stesso ma devono a loro volta produrne altre e far crescere nuove idee e stimolare la fantasia. La loro linea di pensiero in merito è la seguente:
E' un atteggiamento conservatore pensare a queste due esigenze come ai corni di un dilemma insolubile. "La coperta è corta", dicono i difensori del copyright come lo abbiamo conosciuto. Libertà di copia, per costoro, può significare solo "pirateria", "furto", "plagio", e tanti saluti alla remunerazione dell'autore. Più l'opera circola gratis, meno copie vende, più soldi perde l'autore. Bizzarro sillogismo, a guardarlo da vicino. La sequenza più logica sarebbe: l'opera circola gratis, il gradimento si trasforma in passaparola, ne traggono beneficio la celebrità e la reputazione dell'autore, quindi aumenta il suo spazio di manovra all'interno dell'industria culturale e non solo. E' un circolo virtuoso. Un autore rinomato viene chiamato più spesso per presentazioni (a rimborso spese) e conferenze (pagate); viene interpellato dai media (gratis ma è tutto grasso che cola); gli si propongono docenze (pagate), consulenze (pagate), corsi di scrittura creativa (pagati); ha la possibilità di dettare agli editori condizioni più vantaggiose. Come può tutto questo... danneggiare le vendite dei suoi libri? (Wu Ming, 2005)
Sicuramente nel loro caso il sistema funziona.
Faletti invece afferma in un intervista al quotidiano La stampa:
“La gente non capisce, chissà come pensano che mi mantenga. Ma lo sa che quando vado a fare la spesa, mi chiedono i libri in regalo? Il pensiero dominante è che il nostro non sia un lavoro vero che merita un compenso, solo perché è creativo e sembra divertente, è un lavoro che ci permette di guadagnarci da vivere solo grazie al diritto d’autore.”
E poi ancora sull'open source:
“Io invece penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie. Certe cose vengono fatte perché esiste un’industria che le produce e investe senza un ritorno economico. Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto”.
Infine gli viene posta una domanda sulle nuove licenze Creative Commons:
«Esiste un nuovo sistema di copyright che si chiama Creative Commons e che riserva solo “alcuni” diritti, non tutti, by-passando gli intermediari e mettendo in contatto direttamente gli autori con il loro pubblico. Lo conosce? »
«No, ma ammetto che il controllo con Internet è scappato di mano e alla fonte qualcuno deve fare “mea culpa”»
Risulta importante a questo punto spiegare più nel dettaglio cosa sono e come funzionano queste nuove licenze. Creative Commons è un’organizzazione no profit che permette la diffusione di opere di ingegno sotto licenze che offrono maggiore flessibilità rispetto alla protezione de “tutti i diritti riservati” stabilita dalla legge sul diritto d’autore. Le licenze Creative Commons si pongono tra il copyright e il copyleft come una sorta di “via di mezzo” tra queste due posizioni contrapposte, infatti, tra il “tutti i diritti riservati” e “nessuno diritto riservato” esiste quella che è l'idea delle creative Commons e cioè “alcuni diritti riservati”, in questo modo si proteggono alcuni diritti ma si autorizza la condivisione delle proprie opere con gli altri in base a determinate circostanze.
Le licenze Creative Commons consentono quindi la libera distribuzione della propria opera esclusivamente a scopo non-commerciale oltre a darci la possibilità di mantenere il diritto d’autore e continuare a guadagnare dall’opera, permettendo al contempo la diffusione del prodotto mediante le nuove tecnologie. Al momento esistono quattro condizioni che si possono applicare ad una licenza Creative Commons:
- Attribuzione: si può usare l’opera ma è necessario dare credito all’autore. Questa condizione vale per tutte le licenze Creative Commons.
- Non commerciale: si può usare l’opera soltanto se non se ne ricava denaro.
- Non opere derivate: si può usare l’opera soltanto se non viene alterata o trasformata al di là degli usi consentiti dalla legge sul diritto d’autore.
- Condividi allo stesso modo: si può trasformare l’opera soltanto se quella risultante rimane disponibile in base agli stessi termini dell’opera originale.
Mash up e web 2.0
Dopo il post introduttivo sul mondo dei Mash-up, come promesso vi proponiamo la seconda puntata della ricerca.
In questa parte si inizia a parlare dei Mash-up rintracciabili in internet ma soprattutto di come il web 2.0 abbia influenzato queste applicazioni.
In informatica il mash-up è un’applicazione web che unisce dati da più fonti in un unico strumento finale.Un esempio pratico: craigslistmap.
Questa applicazione utilizza i dati cartografici di Google Maps insieme ai dati del sito craigslist.org (una specie di network di più comunità online dove sono presenti annunci gratuiti di vario tipo: lavoro, ricerca case, ecc).
In questo modo le informazioni di entrambi i siti iniziali sono combinate insieme e facilmente rintracciabili sulla mappa che ne permette una fruizione più intuitiva e immediata. Nessuno dei due siti iniziali forniva questo tipo di servizio. Ed è proprio in questo il valore aggiunto dei mash up.
MASH UP E WEB 2.0
I mash-up informatici sono i figli della nuova era di internet ossia il web 2.0.
Secondo Tim O'Reilly (1):
"Web 2.0 is a set of trends - economic, social, and technology trends - that collectively form the basis for the next generation of Internet: a more mature, distinctive medium characterized by user participation, openness and network effect"
Il web 2.0 non è propriamente una tecnologia ma è un nuovo modo di intendere la rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione: il filo conduttore sembra essere l’interazione soprattutto di tipo sociale realizzata grazie alla tecnologia di nuova generazione dove il consumatore finale smette di essere passivo.
Le innovazioni legate al web 2.0 sono :
Alcune tra le applicazioni più conosciute di questa nuova generazione sono:
- Blog(4)
- Wiki (5)
- Social Network (6)
- Podcasting/Vodcast (7)
Ad esempio: un articolo apparso su un quotidiano online può essere commentato su un blog, per poi essere rielaborato con l’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una community, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “democratico”.
In questa ottica i dati si slegano da chi li produce e le informazioni viaggiano liberamente prendendo forme a volte imprevedibili.
Al concetto del web 2.0 potrebbero essere trasferite le quattro libertà proclamate per il software da Richard Stallman, (programmatore statunitense, padre del concetto di Copyleft, modello alternativo di gestione dei diritti d’autore, vedi gnu.org profeta di Free Software Foundation e Gnu:
- 1. Libertà Zero è la libertà di eseguire il programma per qualunque scopo.
- 2. Libertà Uno è la libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze.
- 3. Libertà Due è la possibilità di ridistribuire copie del programma. Questo include ripubblicazioni del programma.
- 4. Libertà Tre è la libertà di distribuire copie modificate dagli utenti ad altri utenti.
Al di là di ogni definizione è sicuramente questa visione partecipativa e di libero pensiero che fa del web 2.0 una realtà innovativa in cui l’idea di utente finale/consumatore non è più la stessa e in cui si fa spazio sempre di più una figura ibrida: il “prosumer” dove i concetti di produzione e consumatore si amalgamano insieme all’interno di una realtà dinamica e decontestualizzata.
L'EMBLEMATICO VIAGGIO DI BERT E BIN LADEN NEL WEB 2.0
Dino Ignacio un giovane artista americano tramite il suo sito utilizzò un personaggio del famoso Muppet Show, Bert, raffigurandolo accanto ad una serie di personaggi negativi del 900. L’immagine di Bert con Bin Laden fece il giro del mondo, passando di mano in mano e fu rielaborata in contesti e modalità diverse finendo erroneamente in un poster ufficiale utilizzato in alcune manifestazioni contro la politica estera degli USA in medio oriente. E grazie alla CNN che riprese a sua volta i manifestanti, la storia di Bert e Bin Laden da locale diventò globale.Note:
1)Fondatore di O'Reilly Media , casa editrice specializzata in informatica e nuove tecnologie, nonché ideatore della prima definizione di Web 2.0
2)Web Service (servizio web) è un sistema software progettato per supportare l'interoperabilità tra diversi elaboratori su una medesima rete.
3)Acronimo di Really Simply Syndication: formato per la distribuzione di contenuti online che permette un aggiornamento tempestivo di informazioni di interesse scelte dall’utente.
4)Contrazione di web-log, pagina web personale creata da una persona comune che pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo.
5)Wiki è un sito web che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare quelli esistenti inseriti da altri utilizzatori; è una sorta di enciclopedia online.
6)“Reti relazionali” create da persone che si connettono fra loro per interessi comuni o motivi professionali e alle quali si è ammessi in genere su invito personale di uno dei membri che già ne fanno parte.
7)Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feeder.
A presto con la terza parte. Se volete tenervi aggiornati sottoscrivete il feed di Mediaflue.
Grillo non è un blogger
Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.
Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:
Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.
Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale
Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.
Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.
La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.
Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.
Blog e scrittura
La scrittura prima di internet.
Prima dello sviluppo di Internet, la scrittura aveva un peso minore nella vita delle persone. Di solito chi scriveva in modo continuativo lo faceva per professione. Sono cresciuto in un mondo dove la scrittura era meno importante di ora. La TV e la radio erano gli unici mezzi di comunicazione usati dalle persone. Si usava prevalentemente la lingua parlata per comunicare, non quella scritta. Walter Ong parlava di oralità di ritorno.
Il piacere di scrivere.
Ora grazie ai blog sto scoprendo il piacere di scrivere. E sono in buona compagnia. Le persone scrivono in rete e scrivono tanto. Spesso non sono soddisfatte di quello che scrivono, come spesso succede anche me. Presumo che capiti soprattutto a chi legge molto.
Perché se leggi le opere di grandi autori e scrivi i tuoi miseri post, diventa inevitabile fare paragoni. La tua scrittura la trovi contorta, confusa e piena di inesattezze. Mentre quella degli altri è limpida, acuta, ben tornita.
Pratica, pratica, pratica.
La scrittura è un esercizio decisivo per la formazione dei pensieri.
Scrivere è un' arte, e per dominarla è necessaria tanta pratica. In un post di qualche tempo fa parlavo di diecimila ore per diventare un esperto. Dopo dieci mila ore di pratica ritengo che la mia prosa, come quella di chiunque altro, potrebbe brillare per bellezza e chiarezza.
La scrittura cambia nel web
I blog sono una buona palestra di scrittura. Il modo di scrivere però con i nuovi media inevitabilmente cambia. La scrittura assume la forma della conversazione. Nel web, per ragioni tecniche, i concetti devono esser espressi in modo diretto, e semplice. È una scrittura contaminata dall’oralità. Scriviamo come parliamo. Come in un dialogo. Diretti al punto. Altrimenti nessuno riuscirebbe a leggerci, non per scarsa volontà ma per la peculiarità del mezzo. Il nostro cervello e i nostri occhi faticano a esplorare un testo denso e pieno di farsi complesse. Il testo deve essere, come insegna Jacob Nielsen, "scannable". Gli intellettualismi, le frasi piene di subordinate non sono adatte al web. Per quel tipo di scrittura esistono già i libri.
5 consigli per un testo efficace.
Leggendo tra i vari blog che trattano di scrittura sul web, i consigli ricorrenti da seguire per creare un testo efficace per il web sono:
- * Titoli e sottotitoli brevi che sintetizzino bene l'argomento trattato;
- * L'informazione deve essere immediatamente rintracciabile. Andare diretti al punto, senza troppe spiegazioni; (per andare in profondità possiamo usare i link, o verso nostri post precedenti o verso siti di approfondimento)
- * Utilizzo consapevole delle parole chiave, che vanno sottolineate con il neretto;
- * Suddividere il testo in blocchi concettuali, ogni paragrafo un concetto (Chunks);
- * Cercare di evitare il più possibile al lettore lo scrolling della pagina. Nella sostanza scrivere post brevi, essenziali, coincisi ed informativi. (come questo?)
Mash up: le nuove frontiere del remix - parte 1
Avete mai sentito parlare dei mash-up? Non ancora?! Ecco per voi una serie di puntate che vi introduranno nel magico mondo dei mash-up, delle sue applicazioni nell'ambito del web, della musica e dell'informatica in generale!
Mash-up è un termine derivato dalla lingua creola e il suo significato originario é: “poltiglia”, “miscela”.
Il termine inizialmente viene utilizzato soprattutto in ambito musicale e indica una nuova canzone costruita da due o più brani differenti: la sua forma più comune è nell’utilizzo della traccia vocale di una canzone insieme all’utilizzo della traccia strumentale di un’altra. Il mash-up musicale è anche chiamato Bastard pop.
Non si tratta però di un semplice remix, è qualcosa di più: una forma nuova di aggregazione dei contenuti che nell’esecuzione si rende autonoma dalle sue dirette fonti.
Per capire meglio cosa sia un mash-up è necessario parlare anche dell’estensione e dell’applicazione di questo termine sia nel campo informatico che nel campo dei video.
In generale potremmo partire da queste tre semplici definizioni:
- Mash-up musicale: un tipo di brano composto interamente da parti di altri pezzi;
- Mash-up video: un filmato costruito o editato in audio o video con parti di altri filmati
- Mash-up informatico: un sito o un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere informazioni dinamiche o contenuti provenienti da più fonti.
Alla prossima con qualche informazione in più sui mash up realizzati per il web!
Troverete fonti e link alla fine delle puntate.
10 libri fondamentali sulla comunicazione e i nuovi media
Quello che vi propongo in questo post, è la lista dei dieci testi più importanti, o comunque fondamentali e utili, per comprendere la comunicazione, i media e le conseguenze che hanno i nuovi media sugli uomini e sulla società. Dieci libri chiaramente sono pochi, per cui ho cercato di inserire quelli che sono a mio avviso imprescindibili, senza nessuna pretesa di completezza.
Ecco la lista:
Ugo volli :
Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli.
Tutto quello che c'è da sapere sulla comunicazione è all'interno di queste 300 pagine.
Denis McQuail:
Sociologia dei media.
Un ottimo manuale che tratta di sociologia della comunicazione di massa.
Un manuale completo e chiaro, un testo di riferimento. E' sufficiente vedere quante università lo adottano come libro di testo nei corsi di comunicazione per capire la sua importanza.
Marshall McLuhan:
Gli strumenti del comunicare.
Apprezzato e criticato, con gli anni è diventato un classico. Costantemente presente nelle bibliografie di tutti i testi che trattano di comunicazione e media.
Meyrowitz Joshua:
Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento sociale.
Con le nuove tecnologie il concetto di spazio muta, e con esso anche i nostri rapporti interpersonali cambiano. Un analisi sociologica che prende spunto dalle idee di Goffman e di McLuhan proponendo una sintesi brillante.
Nicholas Negroponte:
Essere digitali.
Un libro che ha segnato un'epoca, una delle prime e più lucide esposizioni della allora nascente società digitale e le sue conseguenze sulla società.
Pierre Lévy:
L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio.
Come la rete e la condivisione delle informazioni possono cambiare noi stessi e il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Un libro importante ma non di facile lettura.
Sherry Turkle:
La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet.
Una ricognizione sul rapporto uomo-computer e un analisi lucida su come quest'ultimo sia entrato nelle nostre vite, modificando la nostra mente, le nostre relazioni e la nostra identità.
Lev Manovich:
Il linguaggio dei nuovi media.
Dalla quarta di copertina:
"Questo libro viene definito il libro Cult da tutti gli studiosi e gli attori chiave nel campo delle arti elettroniche: registi, storici della comunicazione, producer televisivi, web designer, critici d'arte e artisti."
Jenkins Henry:
Cultura convergente.
Il rapporto produttore/consumatore dei media che muta grazie alla rete.
Un testo pieno di case study interessanti. Una fotografia dettagliata della cultura pop moderna.
Castells Manuel :
La nascita della società in rete
Un'opera monumentale, paragonata per importanza al Capitale di Marx.
Il libro affronta le trasformazioni sociali avvenute con la rivoluzione digitale dell'informazione. L'informazione come fattore chiave nell'economia mondiale.
PS: Essendo la mia personale "Top Ten" sono ben accette critiche e/o suggerimenti per sostituire o aggiungere qualche testo importante che non ha trovato spazio.
Appunti sulla Blogosfera
Avevo pensato di iniziare così:
"Media Flue è un Blog che tratta di comunicazione, informazione e contro informazione, media e nuovi media, pratiche di management, senza nessuna pretesa di completezza ma con i semplice intento di scambiare informazioni e conoscenze con il resto della blogosfera."
Ma non ci riesco, credetemi. Mi viene da ridere al solo pensiero di scrivere di un mio blog una cosa così seria. E rido ogni volta che leggo su un blog (dove era del tutto superfluo inserirlo) un disclaimer come questo:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»Nessuno sano di mente l'avrebbe mai scambiato per una testata giornalistica!
Non ho mai visto su una testata giornalistica le foto del compleanno della Zia Ada! o peggio la trascrizione di una telefonata con un call center di telecomunicazioni! Basta vi prego!
Ecco perché non inserisco il disclaimer nel mio blog, perché è lampante
che non è una testata giornalistica. Ci dedico qualche ora la sera se non ho troppo mal di testa.
Bloggare è poco più di un gioco che ci fa ritornare bambini.
Bambini vanitosi e un po' saccenti per giunta.
Costruiamo la grafica del nostro blog come se fosse la casetta delle nostre bambole o la fortezza dei nostri soldatini. Passiamo ore ad aggiungere Widget per abbellire il tutto.
Ogni dieci minuti controlliamo google analytics analizzando i dati come se fossero grafici di wall street. Qualcuno ha detto parafransando Andy Warhol che in futuro tutti avranno almeno 15 visitatori al giorno nel proprio blog.Come adolescenti pubblichiamo i nostri pensieri sapendo che nessuno avrà il tempo di leggerli, per il semplice motivo che è troppo impegnato a scrivere il suo personale blog.
La maggior parte dei post che leggo sono scritti in fretta, senza un reale approfondimento. Ma sono genuini...questo si. Ed è forse quello che interessa di più alle persone.
Per gli articoli professionali ci sono i giornali.
I blog sono conversazioni.
Questo blog vuole essere una conversazione, e giuro che non mi arrabbio se ci sono zero commenti. Nelle conversazioni non dobbiamo solo parlare, ma anche ascoltare.

