Gestione del tempo: Le fasi del processo GTD.

Le 5 fasi fondamentali del metodo GTD

Schema GTD alternativo via diyplanner

Riprendo il discorso relativo alla gestione del tempo ed in particolare del metodo GTD che avevo introdotto in questo post, descrivendone in modo sintetico le 5 fasi fondamentali.


  1. Raccolta;

  2. Esame;

  3. Organizzazione;

  4. Verifica;

  5. Fare.

Prima fase: Raccogliere;

la prima fase prevede la raccolta delle cose che ci rubano attenzione , che sfruttano inutilmente la nostra Ram personale. In questa fase dobbiamo raccogliere qualsiasi tipo di cose, sia le carte, i documenti, gli oggetti, che le idee che riempiono la nostra mente.


E' in questo prima passaggio che è d'obbligo inserire di tutto, dalla bolletta da pagare, al sogno di diventare una velina, dalla carie sul dente da curare, al progetto del baretto sul mare.
I fattori fondamentali di una buona raccolta sono:

* svuotare la mente:tutte le questioni lasciate in sospeso devono uscire dai vostri pensieri;
* ridurre i raccoglitori di cose/carte/idee al minimo. Ad esempio:un cartellina per i fogli, un contenitore per le cose, un'agenda, (elettronica o cartacea), Email;
* svuotare i raccoglitori regolarmente.

Seconda Fase: Esaminare;

E' necessario passare in rassegna le cose che si sono raccolte e capire quello che si può fare, ci dobbiamo porre la seguente domanda:
che cos'è? è fattibile?

Abbiamo due possibili risposte:

A) non è fattibile, o almeno non è previsto un intervento a breve, pertanto le opzioni che abbiamo di fronte sono:

* 1) Cestinarlo perché non serve più;

* 2) Archiviarlo (è un dato che potrebbe servirci in futuro, ad esempio un email da conservare?);

* 3) Rimandarlo, in questo caso lo dobbiamo spostare nella lista Prima o poi/forse (ad es. imparare un altra lingua, leggere "Infine Jest" di Foster Wallace.).


Fate molta attenzione a questa lista, almeno nella mia esperienza è la lista delle cose che rischiamo di rimandare all'infinito!



B) E' fattibile, allora ci chiediamo: qual è il prossimo passo?
La prima distinzione da fare è individuare se si tratta di un progetto, quindi:

* A) Se si tratta di un progetto (con "progetti" Allen definisce tutte quelle cose che per essere fatte prevedono più di un passaggio) è necessario suddividerlo in mini-attività fattibili immediatamente.
Ad esempio iscriversi in palestra prevede: innanzitutto decidere in quale palestra andare, quindi la prossima attività sarà quella di individuare le palestre più vicine a casa, una volta scelta la palestra, il passo successivo sarà quella di fare il certificato di idoneità dal dottore e cosi via.


Dovete pensare alle grandi cose mentre state facendo quelle piccole, affinché
tutte quelle piccole vadano nella direzione giusta (Alvin Toffler).

* B) Se richiede meno di due minuti, va fatta fatta subito;

* C) Se avete la fortuna di avere qualcuno che fa le cose per voi, non esitate, delegate;

* D) Se non rientra in uno dei punti precedenti possiamo rimandarlo, il che significa inserirlo in agenda, dobbiamo individuare un giorno ed un'ora specifica in cui è possibile farlo, se non fosse possibile inserirlo in agenda dobbiamo inserirlo in una lista “prossime attività”.


Terza fase: Organizzare;

L'organizzazione è determinante affinché tutto il processo funzioni a dovere: organizzare significa scegliere i contenitori giusti; gli elementi essenziali, (da mantenere distinti) per una buona organizzazione sono:

* Le prossime attività;
* la lista "Progetti" e il materiale di supporto ai progetti;
* la lista "In attesa";
* la lista "prima o poi forse";
* Interventi in agenda;
* Archivio.

Quarta fase: Verifica;

E' necessaria una verifica giornaliera dell'agenda e una verifica settimanale dova va rivisto l'intero sistema (aggiornare e riordinare le liste).
La verifica è di fondamentale importanza per non trascurare le cose che avete deciso di non fare.

Quinta Fase: Fare.

Per scegliere quale azione fare, Allen consiglia di considerare questi fattori:

* Contesto;
* Tempo disponibile;
* Energia a disposizione;
* Priorità.


Personalmente non applico il metodo GTD in modo completo, ma ne uso una versione personalizzata e semplificata, adatta alle mie esigenze. In aggiunta ritengo che sia fondamentale un'analisi delle attività che rubano tempo ai progetti a cui teniamo veramente, pertanto sarebbe un errore inserire nelle nostre liste alcune cose che facciamo ma che non sono realmente utili.

Il tempo può essere sfruttato e organizzato meglio, ma se lo riempiamo di cose "inutili", ai fini dei nostri obbiettivi finali, sarà comunque tempo sprecato. Organizzato, sfruttato all'ultimo minuto ma sprecato. Ecco perché alle varie liste che Allen propone ne ho aggiunta una.
La lista delle cose da non fare
.

A volte ci costa più fatica non fare determinate cose che farle. Facebook ad esempio. Controllare il proprio profilo, le amicizie, le notifiche troppo frequentemente è una perdita di tempo. Decidere di non farlo e dedicare il tempo recuperato, mettiamo quella mezz'ora al giorno, per qualcosa che ci può avvicinare al raggiungimento dei nostri obbiettivi, è di gran lunga un'opzione migliore di quella di scegliere esattamente quando controllare il nostro account Facebook.

Per approfondimenti alcuni siti interessanti sono:

Un blog dedicato al metodo GTD in italiano: strategievincenti
Una sintetica spiegazione del metodo in inglese: minezone.org
Ovviamente il libro di Allen: Detto, fatto! L'arte dell'efficienza


10 libri fondamentali sulla comunicazione e i nuovi media

Quello che vi propongo in questo post, è la lista dei dieci testi più importanti, o comunque fondamentali e utili, per comprendere la comunicazione, i media e le conseguenze che hanno i nuovi media sugli uomini e sulla società. Dieci libri chiaramente sono pochi, per cui ho cercato di inserire quelli che sono a mio avviso imprescindibili, senza nessuna pretesa di completezza.
Ecco la lista:

Ugo volli :
Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli.


Tutto quello che c'è da sapere sulla comunicazione è all'interno di queste 300 pagine.







Denis McQuail:
Sociologia dei media.


Un ottimo manuale che tratta di sociologia della comunicazione di massa.
Un manuale completo e chiaro, un testo di riferimento. E' sufficiente vedere quante università lo adottano come libro di testo nei corsi di comunicazione per capire la sua importanza.





Marshall McLuhan:
Gli strumenti del comunicare
.


Apprezzato e criticato, con gli anni è diventato un classico. Costantemente presente nelle bibliografie di tutti i testi che trattano di comunicazione e media.





Meyrowitz Joshua:
Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento
sociale.


Con le nuove tecnologie il concetto di spazio muta, e con esso anche i nostri rapporti interpersonali cambiano. Un analisi sociologica che prende spunto dalle idee di Goffman e di McLuhan proponendo una sintesi brillante.






Nicholas Negroponte:
Essere digitali
.


Un libro che ha segnato un'epoca, una delle prime e più lucide esposizioni della allora nascente società digitale e le sue conseguenze sulla società.







Pierre Lévy:
L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio.


Come la rete e la condivisione delle informazioni possono cambiare noi stessi e il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Un libro importante ma non di facile lettura.







Sherry Turkle:
La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet.


Una ricognizione sul rapporto uomo-computer e un analisi lucida su come quest'ultimo sia entrato nelle nostre vite, modificando la nostra mente, le nostre relazioni e la nostra identità.




Lev Manovich:
Il linguaggio dei nuovi media.

Dalla quarta di copertina:
"Questo libro viene definito il libro Cult da tutti gli studiosi e gli attori chiave nel campo delle arti elettroniche: registi, storici della comunicazione, producer televisivi, web designer, critici d'arte e artisti."





Jenkins Henry:
Cultura convergente.


Il rapporto produttore/consumatore dei media che muta grazie alla rete.
Un testo pieno di case study interessanti. Una fotografia dettagliata della cultura pop moderna.






Castells Manuel :
La nascita della società in rete


Un'opera monumentale, paragonata per importanza al Capitale di Marx.
Il libro affronta le trasformazioni sociali avvenute con la rivoluzione digitale dell'informazione. L'informazione come fattore chiave nell'economia mondiale.






PS: Essendo la mia personale "Top Ten" sono ben accette critiche e/o suggerimenti per sostituire o aggiungere qualche testo importante che non ha trovato spazio.

Giornalismo imperfetto

Dana Boyd

E' una pratica comune, non solo del giornalismo "cut&paste", quella di inserire delle citazioni estrapolate dal contesto argomentativo originale per avvalorare la propria tesi. Succede troppo spesso anche nei saggi scritti da eminenti professori, persone di cui pensi e speri di poterti fidare.

Su Repubblica.it di qualche giorno fa è uscito un articolo che utilizza questa tecnica, la giornalista cita Dana Boyd, facendole dire cose che sono lontanissime se non opposte alla conclusioni cui giunge la Boyd nella sua ricerca. In rete ne parlano in due post interessanti Bernardo Parrella e Giovanni Boccia Artieri.

Ognuno di noi dovrebbe verificare le fonti, ma è una pratica chiaramente impossibile se dovessimo farlo su tutti gli articoli che leggiamo. Trovo che scoprire le frottole e le imposture, volute o meno, sia uno dei compiti fondamentali dei Blogger. Esistono Blogger esperti nei loro settori che possono individuare e segnalare simili distorsioni.

Penso tuttavia che l'errore della giornalista sia stata più la fretta che la malafede, anche perché scrivere un articolo sui pericoli di Facebook, e trovare studiosi a sostegno della propria tesi non è impossibile, basta vedere l'articolo di RaiNews24.

Appunti sulla Blogosfera


Photo credit: http://www.flickr.com/photos/20024546@N05/

Avevo pensato di iniziare così:

"Media Flue è un Blog che tratta di comunicazione, informazione e contro informazione, media e nuovi media, pratiche di management, senza nessuna pretesa di completezza ma con i semplice intento di scambiare informazioni e conoscenze con il resto della blogosfera."

Ma non ci riesco, credetemi. Mi viene da ridere al solo pensiero di scrivere di un mio blog una cosa così seria. E rido ogni volta che leggo su un blog (dove era del tutto superfluo inserirlo) un disclaimer come questo:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»
Nessuno sano di mente l'avrebbe mai scambiato per una testata giornalistica!
Non ho mai visto su una testata giornalistica le foto del compleanno della Zia Ada! o peggio la trascrizione di una telefonata con un call center di telecomunicazioni! Basta vi prego!
Ecco perché non inserisco il disclaimer nel mio blog, perché è lampante
che non è una testata giornalistica. Ci dedico qualche ora la sera se non ho troppo mal di testa.

Bloggare è poco più di un gioco che ci fa ritornare bambini.
Bambini vanitosi e un po' saccenti per giunta.

Costruiamo la grafica del nostro blog come se fosse la casetta delle nostre bambole o la fortezza dei nostri soldatini. Passiamo ore ad aggiungere Widget per abbellire il tutto.
Ogni dieci minuti controlliamo google analytics analizzando i dati come se fossero grafici di wall street. Qualcuno ha detto parafransando Andy Warhol che in futuro tutti avranno almeno 15 visitatori al giorno nel proprio blog.Come adolescenti pubblichiamo i nostri pensieri sapendo che nessuno avrà il tempo di leggerli, per il semplice motivo che è troppo impegnato a scrivere il suo personale blog.

La maggior parte dei post che leggo sono scritti in fretta, senza un reale approfondimento. Ma sono genuini...questo si. Ed è forse quello che interessa di più alle persone.
Per gli articoli professionali ci sono i giornali.

I blog sono conversazioni.
Questo blog vuole essere una conversazione, e giuro che non mi arrabbio se ci sono zero commenti. Nelle conversazioni non dobbiamo solo parlare, ma anche ascoltare.

Le insidie del Linguaggio ( prima parte)

Il linguaggio è uno strumento molto potente, lo utilizziamo tra le altre cose per esprimerci, per trasmettere informazioni, per esternare i nostri pensieri. Come tutti gli strumenti non è né cattivo né buono in sé, ma un suo uso mirato può rivelarsi un'arma decisiva per manipolare le opinioni delle persone.
Nelle Grecia Antica già si conoscevano le potenzialità del linguaggio come strumento persuasivo.
I Sofisti infatti insegnavano la retorica, materia che ha come obbiettivo la persuasione. L'oratore cercava di portare l'uditorio verso il consenso, cioè verso l'approvazione della tesi proposta. I sofisti nella loro saggezza e lungimiranza avevano già individuato quello che l'oratore capace doveva essere in grado di fare e cioè:

  • Informare e convincere;
  • Catturare l'attenzione con un discorso vivace e non noioso;
  • Commuovere il pubblico per far sì che aderisca alla tesi dell'oratore.
Esistono diversi testi moderni che insegnano tecniche per usare il linguaggio in modo persuasivo, ma l'intento in questa serie di post è quello di fornire alcuni strumenti, non tanto per persuadere, ma quanto per difenderci da usi ingannevoli del linguaggio.

  • 1 Generalizzazioni arbitrarie
Quando il campione di riferimento è troppo piccolo si incorre in una generalizzazione fallace. Sovente sono dati per certi fatti che hanno un reale riscontro solo su pochi casi, ad esempio si generalizzano cose accadute nella propria storia personale o della propria cerchia di amicizia a tutte le persone. Il processo cognitivo che porta alla generalizzazione è, senza dubbio, utile alla nostra sopravvivenza, è un'economia mentale sviluppata con l'evoluzione della nostra specie, ci permette di riconoscere modelli e non disperdere eccessive risorse, ma rischia di sconfinare nella pigrizia mentale.
Nelle Scienze Statistiche la generalizzazione viene chiamata inferenza statistica, che è quel "procedimento per cui si inducono le caratteristiche di una popolazione dall'osservazione di una parte di essa, detta campione selezionata solitamente mediante un esperimento casuale (Wikipedia) ed è un processo scientifico abbastanza attendibile, utile appunto per compiere generalizzazioni valide.

Il consiglio generale è quello di chiedersi sempre se la generalizzazione è stata fatta seguendo un metodo scientifico e se il campione scelto non è troppo piccolo per essere rappresentativo.

Nel prossimo post parleremo di Denotazione e Connotazione!

Gestione del tempo: Getting Things Done!

Diagramma di flusso del processo GTD

Tecniche per la gestione del tempo ne esistono molteplici, alcune valide altre meno. L'unico metodo che reputo veramente utile per organizzare il proprio tempo è quello inventato da David Allen. I motivi per cui trovo che sia un ottimo metodo sono presto detti. Allen nella parte introduttiva alla spiegazione del suo metodo afferma:

finché pensate continuamente a qualcosa, la vostra mente non può essere calma e rilassata. Tutto ciò che considerate non finito o incompleto va raccolto in un sistema affidabile esterno alla vostra mente, quello che io chiamo un contenitore di raccolta, da svuotare periodicamente dopo averne smistato il contenuto.
e ancora:
Pensare più volte ad una cosa in cui non si fa nessun progresso è una perdita di tempo e di energia, e finisce solo con l'alimentare l'ansia legata alla sensazione che non state facendo quello che dovreste fare.
Il punto secondo me interessante è che grazie a questo metodo, si riesce a migliorare la condizione di calma della propria mente. Non è difficile trovare una similitudine con quella pratica meditativa chiamata Mindfulness sviluppata da Jon Kabat-Zinn:

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell'hic et nunc, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. (fonte wikipedia)
Anche se gli intenti sono diversi poi il risultato è simile, anzi ritengo che entrambe le tecniche siano utili per migliorare la concentrazione e l'attenzione. Chi è avvezzo alla meditazione sa perfettamente che quando cerchiamo di rilassare la mente, i primi e più insistenti pensieri che disturbano lo stato di quiete sono proprio quelli che ci ricordano quello che dovremmo fare e tutte le cose che abbiamo in sospeso e che ci fanno sentire in colpa di essere lì, a meditare invece che essere in operativi sul campo. Allen insegna proprio a essere calmi mentre si fa qualcosa perché in quel momento è la cosa giusta da fare. Non c'è nulla di peggio del Multitasking per fare le cose male e perdere tempo. La cosa più saggia e fare una cosa alla volta, in modo totale e concentrato. Evitare le distrazioni il più possibile. La tecnica di Allen si può adattare a tutte le persone, a prescindere dalla professione, non è dedicata ai manager in carriera. Anche una casalinga potrebbe trovarne giovamento.
PS: In un prossimo post la spiegazione del processo passo per passo!

Berlusconi fa cucù alla Merkel e i suoi senatori sgridano la Canalis...

Siamo un paese di simpaticoni: abbiamo un presidente che durante gli incontri ufficiali fa le corna oppure gioca a nascondino con la Merkel.
E siamo anche un popolo di incompresi: all'estero non capiscono la nostra ironia, ci prendono sul serio, fanno fatica a capire le battute sui campi di concentramento, i nostri inviti a visitare il paese del sole e i complimenti all'abbronzatura di Obama.
D'altronde quando si sa solo ridere sulle disgrazie, quando molto più spesso si deridono gli altri è difficile che ci comprendano.
Ma se il nostro presidente è un gran comico, un grande comunicatore, un uomo invincibile prossimo alla beatificazione, lo stesso non si può dire per i suoi uomini.
Povera Canalis: anche lei voleva solo farci ridere ma qualcuno si è opposto. Lei si che è un esempio diseducativo...

Perche' la TV e' stupida?


E poi uno si chiede perché la televisione tende sempre a proporre contenuti di basso livello, e si chiede perché alcuni argomenti che la TV generalista tratta, sono quelli più discussi nelle pause caffè durante le ore lavorative. E si chiede che forse è vero che alla gente piacciono solo queste cose, che servono a distrarre, a non pensare alle cose importanti. Perché le cose serie presuppongono uno sforzo intellettuale, e uno che sgobba tutto il santo giorno avrà pure il sacrosanto diritto di rilassarsi un poco!
E si chiede perché alla fine anche persone che amano leggere, ascoltare musica e che hanno molti interessi finiscono per parlare di quello che succede all'Isola dei famosi e delle miserie e piccolezze delle persone più o meno famose. Alla fine anche tu resti invischiato in questi discorsi, certo preferiresti parlare di altro, delle cose che ti interessano davvero, ma ti abbassi a parlare delle cose che hai un comune con gli altri. E non ti rendi conto che magari la persona con cui stai parlando, che tu magari ritieni frivola, preferirebbe parlare della sue passioni più alte. Magari di musica classica. O di arte medioevale. Solo che è praticamente impossibile trovare argomenti in comune visto che gli interessi sono talmente tanti e diversi che tutti finiamo col parlare del servizio delle Iene, del Reality di turno o dell'ennesima rissa di Sgarbi.
Non c'è via di uscita. Solo nel Web possiamo trovare comunità con gli stessi interessi alti, che si radunano attorno ad uno spazio virtuale. Magari sono poche decine di persone sparse per l'Italia. Nel mondo reale non le avresti mai incontrate.

E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.
David Foster Wallace citato da Chris Anderson a pag 193 de "la coda lunga".

Secondo George Gilder la televisione è "strutturalmente stupida", dal momento che l'audience generalista si basa sul "denominatore comune" dei telespettatori, il quale è fatalmente al "ribasso" [...] Secondo Gilder ciò è dovuto al fatto che quanto abbiamo in comune in quanto passivi fruitori dei programmi della predetta TV via etere è la "second Choice" dei nostri interessi, mai la first choice che invece differenzia gli uni dagli altri. E in comune abbiamo ciò che vi è di più pruriginoso, banale, violento.
Tratto dall'introduzione di Giancarlo Bosetti a "Cattiva maestra televisione", Karl Popper jhon Condry.

Diecimila ore per diventare un esperto!


Malcom Gladwell (vedi foto) nel suo ultimo libro "Outliers: The Story of Success" tratta la regola delle 10000 ore per diventare un esperto.
Anche Daniel Levitin ne parla, e visto che di questi due autori ci fidiamo, possiamo credere che la regola delle 10000 ore non sia un'idea campata in aria.
Cos'è la regola delle 10.000 ore? Semplice a dirsi, difficile a farsi!
In buona sostanza questa regola afferma che sono necessarie diecimila ore per diventare un esperto in un qualsiasi campo.
Volete diventare un musicista, uno scrittore, uno sportivo? Non un semplice amatore ma un vero e proprio professionista? sicuri? Allora non c'è tempo da perdere.
Quante sono diecimila ore? fate conto che se dedicate dieci ore alla settimana e le moltiplicate per 20 anni avrete ottenuto le magiche diecimila ore! In alternativa potreste dedicare alla vostra attività 3 ore al giorno per dieci anni.
Provateci, non avete nulla da perdere...a parte 10.000 ore.
Il punto positivo è che non è necessario avere nessun talento particolare, solo tanta buona volontà e tempo. Non è così semplice però, Gladwell precisa che non si tratta solo di ripetizione, e pratica solitaria, infatti la guida di un mentore risulta di fondamentale importanza. Una persona già esperta che ci indirizzi verso l'apprendimento in modo creativo potrebbe essere indispensabile. Trovo che sia una regola affascinante, tra l'altro è una tesi, anche se non negli stessi termini, sostenuta pure dallo psicologo Micheal J.A Howe nel suo "Anatomia del genio". In particolare Howe nella parte che tratta di Micheal Faraday fa capire quanto la dedizione e la passione verso un determinato campo possano fare la differenza, molto di più rispetto a qualsiasi predisposizione naturale.Faraday pianificò con grande cura la sua istruzione e capì presto che lo studio guidato dalle proprie scelte e dalla propria volontà poteva essere il migliore tipo di istruzione. Non esiste esperto o genio che nasca tale. Solo la pratica e la perseveranza possono portarci verso percorsi di eccellenza. Adesso sono certo di una cosa. Mi mancano dieci mila ore per diventare un esperto in qualcosa, ma cosa? magari ne parliamo in altro post...

Cossiga e l'ipotesi Agenda Setting

Schema del modello
Sorgente Prof. Frank Brettschneider, University Höhenheim, Germany


L'ipotesi dell'Agenda Setting è per l'appunto un'ipotesi, non è stata accertata scientificamente.
Certo è che i Media hanno un potere decisivo sulle opinioni delle persone. Anche se non possono decidere “cosa” la gente pensa di un dato fatto, possono senza dubbio decidere l'oggetto del pensare, cioè decidere su quali temi le persone devono pensare.
Eugene F. Shaw, uno studioso sostenitore di questa teoria, la descrive in questi termini:

In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi alle persone. (Shaw 1979 Agenda Setting and Mass Communication Theory )

Ci sono temi più o meno manipolabili, ad esempio il rincaro del prezzo della benzina sarà sempre un argomento sulla bocca di tutti anche se i media evitano di parlarne. Entrerà di forza nell'agenda a causa dell'importanza che riveste nella vita pratica delle persone.
Ma che dire ad esempio dell'intervista rilasciata da Cossiga e che non ha trovato nessun riscontro sulle televisioni e solo in minima parte sui grandi quotidiani?

Cossiga by Origa Punk Artist
Da Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma

Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Esistono argomenti che se non vengono trattati dai Media non trovano spazio nel dibattito pubblico, eventi dove il pubblico non può farsi una propria idea, perché non sono vissuti in prima persona. La teoria della Agenda resiste nonostante internet, perché spesso le informazioni che si propagano sui blog non sono altro che dei “copia e incolla” di notizie diramante da organi ufficiali, il che non fa altro che dare ulteriore risalto a quelle notizie “scelte” dai media tradizionali, offuscando e celando in questo modo tutto quello che non si vuole evidenziare.

L'uso di internet per la ricerca di informazioni è fortemente influenzato dall'egemonia dei grandi media come la CNN o il “New York Times”: le stesse dimensioni del www le favoriscono. In un oceano di informazioni apparentemente sconfinato “The New York Times”, “Washington Post”, Associated press e Reuter's svettano come isole vulcaniche visibili da molto lontano. Il meccanismo di motori di ricerca come Yahoo, Excite, Hot Bot, Alta Vista e altri riconducono incessantemente ad articoli di giornale o di agenzie di stampa, che in definitiva provengono da poche fonti. (Tonello, F. 1999 La macchina dell'informazione.)

Negli ultimi anni le cose sono leggermente cambiate, infatti esistono ormai moltissime fonti di informazioni “non allineate” che hanno un enorme riscontro sulla massa (uno su tutti il blog di Grillo, dove appunto l'intervista di Cossiga è stata riportata).
Il problema è che sono sempre informazioni che devono essere ricercate nel web.
Sappiamo bene che soltanto una minima parte della popolazione va alla ricerca delle informazioni, e pochissimi hanno la forza di cercare l'attendibilità delle fonti. La stragrande maggioranza delle persone subisce l'informazione in modo passivo. Ed è proprio sulle persone che non hanno la voglia o le capacità per ricercare le notizie che l'ipotesi dell'Agenda Setting trova reale riscontro.

Henry Jenkins sulla cultura popolare

(Photograph by Stu Rosner; photo illustration by Ellen Winkler

Spesso, la nostra risposta alla cultura di massa è influenzata dalla voglia di avere risposte semplici e promuovere azioni rapide. E' importante dedicare il tempo necessario alla comprensione della complessità della cultura contemporanea. Dobbiamo imparare a diventare utenti sicuri, critici e creativi dei media. Dobbiamo valutare le informazioni e l'intrattenimento che consumiamo. Dobbiamo capire gli investimenti emotivi che facciamo nei contenuti dei media. E forse, ancora più importante, dobbiamo imparare a non trattare differenze di gusti come patologie mentali o problemi sociali. Dobbiamo pensare, parlare e ascoltare. Quando diciamo agli studenti che la cultura popolare non è una cosa da discutere in aula, segnaliamo loro che ciò che imparano a scuola ha poco a che fare con ciò che per loro conta di più a casa. Quando evitiamo di discutere di cultura popolare ad una cena, probabilmente suggeriamo che non abbiamo interesse per cose che per i nostri figli sono importanti. Quando diciamo ai nostri genitori che non capirebbero le nostre scelte musicali o di vestiario, li tagliamo fuori da una parte importante di ciò che siamo e di ciò che per noi conta. Non è necessario condividere le passioni degli altri. Ma occorre rispettarle e comprenderle.
Henry Jenkins (tratto da Steven johnson- Tutto quello che fa male ti fa bene)

Autodifesa intellettuale

La prima cosa che dovete fare è prendervi cura del vostro cervello.
La seconda è tirarvi fuori dall'intero sistema.
Giungerà allora un momento in cui diventerà un riflesso naturale leggere la prima pagina del "L.A. Times" e riuscire a cogliere a colpo d'occhio le bugie e le distorsioni, un riflesso far rientrare tutto ciò entro una sorta di quadro razionale.
Per arrivarci, dovete ancora riconoscere che lo stato, le aziende, i media e cosi via vi considerano come nemici: il vostro compito è quindi di imparare a difendervi.
Se disponessimo di un autentico sistema educativo, esso includerebbe corsi di autodifesa intellettuale.
Noam Chomsky