10 libri fondamentali per un Blogger

Per fare e mantenere un blog è necessario avere delle competenze, alcune magari fanno già parte del nostro bagaglio culturale, altre invece è necessario acquisirle.
Ecco perché per quanto il Web ci offra infinite risorse, alla fine torno sempre sui libri per imparare cose nuove, e per avere un quadro della situazione dall'alto.
Ecco la lista dei libri che ogni blogger, a mio avviso, dovrebbe avere.

Un Guida pratica generale:

come si fa un blog 2.0, mediaflue

Come si fa un blog 2.0 di D'Ottavi Alberto; Sorchiotti Tommaso;


Sulla scrittura tre libri, visto che è la parte portante del weblog:

Elementi di stile nella scrittura, mediaflue

Elementi di stile nella scrittura di Strunk William Jr. ;

Il mestiere di scrivere, mediaflue

Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web di Carrada Luisa;

don't make me think, mediaflue

Don't make me think. Un approccio di buon senso all'usabilità del web
di Krug Steve;

Un libro sulla gestione del tempo, dato che è sempre difficile trovare il tempo per scrivere!

detto, fatto!, mediaflue

Detto, fatto! L'arte dell'efficienza di David Allen (sul metodo GTD ho scritto un post)

Qualcosa di marketing...

la mucca viola, mediaflue

La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone di Seth Godin ( di cui consiglio anche il Blog)

Un ebook fresco di pubblicazione molto interessante scaricabile gratuitamente:

minimarketing, mediaflue

[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso di Gialuca Diegoli
sc

Un paio di libri su l'analisi sociologica dei blog come nuovo strumento di comunicazione e non solo:

blog!, mediaflue

Blog! di Kline David; Burstein Dan

blog generation, mediaflue

Blog generation di Giuseppe Granieri

Per finire un analisi sul mondo dei blog personali e sulla costruzione dell'identità in rete

blog-grafie, mediaflue

Blog-grafie. Identità narrative in rete a cura di Di Fraia G.

Comunicazione e Ego

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Sapete perché i corsi di comunicazione efficace non funzionano? a mio avviso per un semplice motivo; perché chi frequenta questi corsi, usa le tecniche imparate per manipolare non per comunicare. Ma perché quasi tutti cadono in questo tranello nonostante partano con i migliori propositi?

Per un problema di Ego. È da li che bisogna partire. L’ego è qualcosa che abbiamo coltivato tutta la vita. Ci siamo completamente identificati con questa falsa costruzione di noi stessi. Non è facile disfarsene.
Vogliamo essere migliori degli altri, non entrare in relazione con gli altri. Vogliamo dominare gli altri, non entrare in sintonia con gli altri. Utilizzare tutte quelle frasi che ci hanno insegnato essere efficaci non migliora la situazione. Perché sono appiccicate, imparate, memorizzate. Le varie frasi del tipo: “dal mio punto di vista penso che” o "correggimi se sbaglio” se ripetute a pappagallo non servono ad un bel niente.

La definizione di comunicazione è “appartenenza a più persone; mettere in comune; unire in comunità”. Ma come possiamo entrare in comunione ( il significato può rifarsi infatti alla comunione eucaristica della tradizione cristiana) con qualcuno se vogliamo solo fare passare le nostre idee? Non è possibile. Possiamo persuadere qualcuno, ma solo perché lo stiamo dominando.

Questo è un classico esempio di gioco a somma zero. Uno vince l’altro perde. Si genera conflitto non collaborazione. Ne parla anche Watzlawick nel quinto assioma della comunicazione, interazione simmetrica e complementare.

Comunicare significa anche condividere; attraverso la comunicazione creiamo una comunità e dunque una società, basata sulla reciprocità.

Non si imparano queste cose in un corso di qualche ora dal costo di 1000 euro in un Holiday inn nel centro di Milano. Trovo del tutto inutile ripetere come un mantra frasi del tipo:
dovete pensare in termini di abbondanza, adottare un approccio Win-Win, collaborare non sfruttare” come viene insegnato in questi corsi.

Non è sufficiente ripeterselo. Stiamo parlando di Ego. Per cambiare approccio deve esserci un percorso interiore. Lento, lungo e meditato.
Solo allora la comunicazione diventa efficace, perchè non stiamo comunicando con le parole, ma con la nostra anima.

Uomini 2.0: appunti per un manifesto

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Una nuova classe sociale sta emergendo negli ultimi anni, legata alla produzione di beni immateriali, alla logica del dono, alla creatività.
Studi relativi all'emersione di questa nuova classe si stanno sviluppando.
Esperti di nuove tecnologie, scienziati, sociologi ne stanno analizzando le caratteristiche.

La nuova classe emergente è creativa. Richard Florida nel suo libro "L'ascesa della nuova classe creativa" ne analizza stili di vita, valori, abitudini, individuando nella creatività il denominatore comune. Ma quello che bolle in pentola è molto di più. Stiamo parlando di scienziati, designer, artisti, scrittori, ingegneri, esperti di marketing, musicisti, hacker e lavoratori immateriali in genere.

Questa nuova classe può portare ad un capovolgimento delle logiche di mercato. Il potenziale di queste persone sta nel fatto che il capitale ha bisogno di loro e non viceversa. Le imprese si vedono costrette ad andare alla ricerca dei creativi perché dove c'è creatività c'è innovazione e dove c'è innovazione c'è creazione di valore. Ma non si tratta solo di una rivoluzione economica, quello che è il dato interessante è anche la generazione di un nuovo modello umano.
Non si tratta solo di creatività nella produzione ma anche nella gestione della propria vita,
si tratta di uomini 2.0

La sperimentazione è un condizione esistenziale necessaria per questi nuovi individui.
Fare un esperimento della propria vita stessa.

"Sperimentare significa innanzitutto imparare ad affermare i propri si. Tutti i si propositivi, creativi, coraggiosi energetici, tutti i si che proiettano il nostro potere al di là dei confini, delle resistenze delle prudenze, delle negazioni del risparmio di se, dei vorreimanonposso. Tutti i si che rischiano di buttare all'aria qualcosa per rispondere al richiamo della vita che pulsa e vibra e attende di essere messa al mondo, e che un giorno saremo ferocemente orgogliosi di aver messo al mondo" Franco Bolelli: "Con il cuore e con le palle"

I valori fondamentali di questa nuova classe sono molteplici e interconnessi uno con l'altro.
Il primo valore-guida nella vita diventa la passione, il fatto cioè di svolgere un attività interessante che stimola le energie creative. La libertà è il secondo valore fondante, libertà nella vita, nel poter organizzare la propria giornata al di fuori dalle regola della classica giornata lavorativa di otto ore. Un fattore determinante ai fini dello sviluppo di questo movimento è inoltre l'apertura sociale, la volontà di condividere le proprie conoscenza, le proprie scoperte, di creare qualcosa di valore per la società e metterla a disposizione della comunità. La tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, etniche e sessuali. La meritocrazia come unico riferimento per giustificare disparità di reddito. Il rifiuto delle gerarchie e di tutte le decisioni imposte dall'alto. La fiducia nel futuro come opportunità di liberazione.


A questo si lega il valore della responsabilità, ovvero della "Netica", e dunque della difesa totale della libertà di espressione e di privacy. La nuova classe emergente combatte per la "creazione di uno stile di vita individuale e il rifiuto di una ricezione passiva in favore del perseguimento attivo della propria passione". Gli uomini 2.0 creano nuovi mondi. La creatività personale interagisce con le grandi corporation e ne modifica in modo inaspettato le logiche interne.

"Una persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente i limiti" che vede la realtà e il mondo "pieno di problemi affascinanti che attendono di essere risolti" (come dice Eric S. Raymond guru del pensiero Hacker).
Questi sono i valori che si stanno affermando nella nuova società dell'informazione e che stanno creando un nuovo paradigma che si contrappone al modello organizzativo della società capitalista, quella società basata sul controllo, sulla proprietà, la competizione. La società capitalista nasce dalla rivoluzione industriale, si sviluppa in occidente grazie all'etica protestante e ha come cardine l'organizzazione sistematica (fordismo) della giornata lavorativa.

I valori portati avanti dalla nuova classe emergente stanno creando una profonda rottura con i valori della società capitalista (analizzati da Weber nel suo testo fondamentale "l'etica protestante e lo spirito del capitalismo”) e preavvisano l'avvento di una società dove l'innovazione avrà un ruolo sempre più centrale, la flessibilità sarà sempre più richiesta al lavoro e alle imprese, dove il tempo libero e il tempo lavorativo, il lavoro e il gioco si fondono, liberando energie creative fino ad ora assopite.

Domenico De Masi questa interdipendenza la chiama "Ozio creativo":

La caratteristica principale delle attività creative è che si distinguono poco o niente dal gioco e dall'apprendimento, per cui resta sempre più difficile scindere queste tre dimensioni della nostra vita attiva che, in precedenza, erano state nettamente e artificiosamente separate l'una dall'altra. Quando lavoro, studio e gioco coincidono, siamo in presenza di quella sintesi esaltante che io chiamo «ozio creativo».

Gli uomini 2.0 prestano particolare attenzione allo sviluppo personale, sono manager di se stessi e pertanto i punti cardine dell'organizzazione della propria vita sono:

  • La determinazione (orientamento all'obbiettivo)
  • l'ottimizzazione (usare il tempo in modo produttivo esempio con il metodo GTD)
  • la flessibilità (modificare il proprio approccio al problema per risolverlo)
  • stabilità (costante progressione verso l'obbiettivo senza distrazioni)
  • laboriosità ( il duro lavoro viene visto positivamente in virtù del fatto che non è imposto)
  • la misurabilità del risultato ( tenere un diario dei progressi messi per iscritto per avere la situazione sotto controllo)

"Un etica che sappia trovare il divino nell'accrescersi delle facoltà dell'umano e non nella sacralità della natura. Di un etica della trasformazione e non della conservazione; dell'emancipazione e non della minorità; che accolga le responsabilità e non le respinga; che non rifiuti l'aumento illimitato di potenza, ma ne determini gli obiettivi; che non consideri definitivo nessun aspetto biologico o sociale, ma accetti di considerarli tutti come figure del mutamento e della transizione; che cerchi le sue leggi non nella natura, ma nell'intelligenza e nell'amore" Aldo schiavone "storia e destino".


Libertà di credenza; lasciare che ognuno abbia la possibilità di credere in ciò che vuole
Libertà di conoscenza; la possibilità di acceder alle varie conoscenza disponibili e la possibilità di creare nuova conoscenza
Libertà di critica; libertà di sottoporre a critica qualsiasi tipo di conoscenza.

L' uomo 2.0 persegue un approccio laico verso la vita, il che significa ( nelle parole di Giovanni Boniolo) : Un atteggiamento intellettuale caratterizzato in modo sufficiente dal lasciare (a auspicabilmente dall'avere) libertà di coscienza intesa quale libertà di conoscenza, libertà di credenza e libertà di critica e autocritica.

Sviluppiamo le nostre potenzialità, coltiviamo l'energia la creatività e il senso dell'impresa. Un nuovo modello umano emergerà, sarà determinato, sicuro, saggio e colto; sarà in grado di unire le certezze della cultura scientifica occidentale con la saggezza della cultura orientale.

Attraverso le libere associazioni sarà in grado di trovare punti in comune tra tutti i campi del sapere, individuare connessioni inaspettate e illuminanti. La libertà in tutte le sue forme, la tolleranza e l'apertura verso le differenze culturali, lo spirito critico, la passione per il proprio lavoro e soprattutto la capacità di leggere in profondità la condizione umana ( attraverso nuovi strumenti cognitivi avanzati, bio-tecnologici, informatici) saranno i segni distintivi di quello che verrà definito l'uomo 2.0.

Mash up e web 2.0

Dopo il post introduttivo sul mondo dei Mash-up, come promesso vi proponiamo la seconda puntata della ricerca.

In questa parte si inizia a parlare dei Mash-up rintracciabili in internet ma soprattutto di come il web 2.0 abbia influenzato queste applicazioni.



MASH-UP INFORMATICO
In informatica il mash-up è un’applicazione web che unisce dati da più fonti in un unico strumento finale.
Un esempio pratico: craigslistmap.
Questa applicazione utilizza i dati cartografici di Google Maps insieme ai dati del sito craigslist.org (una specie di network di più comunità online dove sono presenti annunci gratuiti di vario tipo: lavoro, ricerca case, ecc).
In questo modo le informazioni di entrambi i siti iniziali sono combinate insieme e facilmente rintracciabili sulla mappa che ne permette una fruizione più intuitiva e immediata. Nessuno dei due siti iniziali forniva questo tipo di servizio. Ed è proprio in questo il valore aggiunto dei mash up.



MASH UP E WEB 2.0
I mash-up informatici sono i figli della nuova era di internet ossia il web 2.0.
Secondo Tim O'Reilly (1):
"Web 2.0 is a set of trends - economic, social, and technology trends - that collectively form the basis for the next generation of Internet: a more mature, distinctive medium characterized by user participation, openness and network effect"

Il web 2.0 non è propriamente una tecnologia ma è un nuovo modo di intendere la rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione: il filo conduttore sembra essere l’interazione soprattutto di tipo sociale realizzata grazie alla tecnologia di nuova generazione dove il consumatore finale smette di essere passivo.
Le innovazioni legate al web 2.0 sono :




Alcune tra le applicazioni più conosciute di questa nuova generazione sono:


  • Blog(4)
  • Wiki(5)
  • Social Network(6)
  • Podcasting/Vodcast(7)
Tutte queste applicazioni mettono in luce alcuni dei concetti fondamentali legati al web 2.0: ognuna rende possibile la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.

Ad esempio: un articolo apparso su un quotidiano online può essere commentato su un blog, per poi essere rielaborato con l’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una community, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “democratico”.
In questa ottica i dati si slegano da chi li produce e le informazioni viaggiano liberamente prendendo forme a volte imprevedibili.

Al concetto del web 2.0 potrebbero essere trasferite le quattro libertà proclamate per il software da Richard Stallman, (programmatore statunitense, padre del concetto di Copyleft, modello alternativo di gestione dei diritti d’autore, vedi gnu.org profeta di Free Software Foundation e Gnu:




  • 1. Libertà Zero è la libertà di eseguire il programma per qualunque scopo.
  • 2. Libertà Uno è la libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze.
  • 3. Libertà Due è la possibilità di ridistribuire copie del programma. Questo include ripubblicazioni del programma.
  • 4. Libertà Tre è la libertà di distribuire copie modificate dagli utenti ad altri utenti.

Al di là di ogni definizione è sicuramente questa visione partecipativa e di libero pensiero che fa del web 2.0 una realtà innovativa in cui l’idea di utente finale/consumatore non è più la stessa e in cui si fa spazio sempre di più una figura ibrida: il “prosumer” dove i concetti di produzione e consumatore si amalgamano insieme all’interno di una realtà dinamica e decontestualizzata.

L'EMBLEMATICO VIAGGIO DI BERT E BIN LADEN NEL WEB 2.0

Dino Ignacio un giovane artista americano tramite il suo sito utilizzò un personaggio del famoso Muppet Show, Bert, raffigurandolo accanto ad una serie di personaggi negativi del 900. L’immagine di Bert con Bin Laden fece il giro del mondo, passando di mano in mano e fu rielaborata in contesti e modalità diverse finendo erroneamente in un poster ufficiale utilizzato in alcune manifestazioni contro la politica estera degli USA in medio oriente. E grazie alla CNN che riprese a sua volta i manifestanti, la storia di Bert e Bin Laden da locale diventò globale.

Note:
1)Fondatore di O'Reilly Media , casa editrice specializzata in informatica e nuove tecnologie, nonché ideatore della prima definizione di Web 2.0

2)Web Service (servizio web) è un sistema software progettato per supportare l'interoperabilità tra diversi elaboratori su una medesima rete.

3)Acronimo di Really Simply Syndication: formato per la distribuzione di contenuti online che permette un aggiornamento tempestivo di informazioni di interesse scelte dall’utente.

4)Contrazione di web-log, pagina web personale creata da una persona comune che pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo.

5)Wiki è un sito web che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare quelli esistenti inseriti da altri utilizzatori; è una sorta di enciclopedia online.

6)“Reti relazionali” create da persone che si connettono fra loro per interessi comuni o motivi professionali e alle quali si è ammessi in genere su invito personale di uno dei membri che già ne fanno parte.

7)Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feeder.

A presto con la terza parte. Se volete tenervi aggiornati sottoscrivete il feed di Mediaflue.

Rivoluzione digitale e modi di produzione

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Le nuove tecnologie e soprattutto l'introduzione del computer, hanno modificato profondamente le modalità di produzione tipiche della società industriale caratterizzate dall'organizzazione fordista del lavoro.

Con l'introduzione dell'automazione (robot industriali) infatti, viene meno l'importanza della manodopera nelle varie fasi di produzione, e acquista importanza in modo esponenziale la comunicazione, vale a dire le relazioni tra i diversi settori del processo produttivo. Si viene a creare quindi un processo di destrutturalizzazione del luogo deputato alla produzione, cioè la fabbrica.

Grazie alle telecomunicazioni i vari processi possono essere svolti in luoghi diversi, una sorta di superamento dello spazio fisico. L'innovazione tecnologica ha quindi spostato una grossa fetta di produzione dai beni materiali a quelli immateriali. Essendo sempre minore la richiesta di lavoro manuale, oramai si calcola che la metà della forza lavoro in Europa (negli Stati Uniti è ancora maggiore) è impiegata nel settore dell'informazione, dove molte sono le mansioni legate alla promozione dei prodotti.

Questi cambiamenti hanno stimolato dunque quei settori economici dove si producono direttamente beni immateriali, e nonostante sia il mercato editoriale sia quello dello spettacolo siano presenti nella realtà da più di un secolo, è soltanto con la rivoluzione digitale che le dimensioni del mercato dell'immateriale acquistano rilevanza superando addirittura per importanza quelle dei mercati tradizionali, basti pensare che l'industria economicamente più importante in America è quella del software e non dell'hardware.

Se il settore trainante dell’economia non sono più le merci ma prodotti immateriali, quindi le idee, le informazioni, insomma i prodotti culturali, il valore dell’aziende si misura di più sulle idee che sul patrimonio di beni materiali: il New York Times Magazine ha definito che “l'unico vero patrimonio di Microsoft è la fantasia umana”.

Creatività e proprietà intellettuale sono la nuova ricchezza , come afferma J. Rifkin:

nel ventunesimo secolo, le imprese saranno sempre più coinvolte nello scambio di idee e a loro volta, gli individui saranno sempre più propensi ad acquistare l'accesso a tali idee e all'involucro materiale in cui saranno contenute. La capacità di controllare e vendere pensiero diventerà la forma più sofisticata di abilità commerciale.
In questa prospettiva si fa centrale la questione del diritto d'autore.

Grillo non è un blogger

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Il potere della rete. Beppe Grillo è riuscito a mobilitare migliaia di persone, scese in piazza persuase dalle idee proposte attraverso il suo blog . Per la prima volta Internet ha iniziato ad avere una forza persuasiva sulle persone pari o quasi a quella che hanno i media tradizionali.

Ma se andiamo ad analizzare il fenomeno Grillo ci rendiamo conto però che l'uso che fa della rete è peculiare ed è molto distante dall'uso che dovrebbe caratterizzare la rete come nuovo mezzo di comunicazione, più democratico e orizzontale. ( Comunicazione "dal basso" rispetto al modello imposto dall'alto e gerarchico della TV o dei giornali.)
A mio avviso il fenomeno Beppe Grillo non può essere inquadrato all'interno di un nuovo modo di fare comunicazione, in quanto le sue strategie rientrano in una logica che potremo definire ibrida tra i vecchi e i nuovi media. Vediamo perchè:

Grillo è un comico reso popolare dai media tradizionali nel corso degli anni, ed è grazie a questa popolarità che il suo blog ha iniziato ad avere un consistente seguito. Vediamo quindi come il vantaggio iniziale è dovuto alla sua presenza in TV nel passato.

Grillo usa un società specializzata in comunicazione per le sua campagne di promozione degli eventi (la casaleggio&associati). Societa esperta tra l'altro nell'analisi della blogosfera. Anche in questo caso la forza della rete è stato dopata grazie ad una mirata campagna di Marketing Virale

Grillo incarna il ruolo di leader carismatico. Max Weber ha definito il carisma in questi termini: "una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l'individuo in questione è trattato come un leader." Questa definizione ci fa capire come la figura di Grillo sia su un altro livello rispetto ai suoi lettori e quindi il suo ruolo risulta lontanissimo dall'idea di rete e blog come luogo di confronto e di dialogo.

Il suo blog è sommerso dai commenti a cui Grillo non può chiaramente rispondere, in questo modo la comunicazione ritorna ad essere unidirezionale, proprio come nei media tradizionali. Inoltre il rumore creato da migliaia di commenti, spesso inutili, fa si che non si crei nessun dibattito serio sulle idee proposte.

La sua popolarità si accresce grazie al sensazionalismo delle sue uscite che vengono riprese dai media broadcast, dunque la sua risulta una strategia comunicativa di stampo tradizionale. I suoi eccessi hanno l'obiettivo di creare visibilità sui media tradizionali.


Foto credit: Mario Bucchic, Casaleggio Associati.

Blog e scrittura

La scrittura prima di internet.
Prima dello sviluppo di Internet, la scrittura aveva un peso minore nella vita delle persone. Di solito chi scriveva in modo continuativo lo faceva per professione. Sono cresciuto in un mondo dove la scrittura era meno importante di ora. La TV e la radio erano gli unici mezzi di comunicazione usati dalle persone. Si usava prevalentemente la lingua parlata per comunicare, non quella scritta. Walter Ong parlava di oralità di ritorno.

Il piacere di scrivere.
Ora grazie ai blog sto scoprendo il piacere di scrivere. E sono in buona compagnia. Le persone scrivono in rete e scrivono tanto. Spesso non sono soddisfatte di quello che scrivono, come spesso succede anche me. Presumo che capiti soprattutto a chi legge molto.
Perché se leggi le opere di grandi autori e scrivi i tuoi miseri post, diventa inevitabile fare paragoni. La tua scrittura la trovi contorta, confusa e piena di inesattezze. Mentre quella degli altri è limpida, acuta, ben tornita.

Pratica, pratica, pratica.
La scrittura è un esercizio decisivo per la formazione dei pensieri.
Scrivere è un' arte, e per dominarla è necessaria tanta pratica. In un post di qualche tempo fa parlavo di diecimila ore per diventare un esperto. Dopo dieci mila ore di pratica ritengo che la mia prosa, come quella di chiunque altro, potrebbe brillare per bellezza e chiarezza.

La scrittura cambia nel web
I blog sono una buona palestra di scrittura. Il modo di scrivere però con i nuovi media inevitabilmente cambia. La scrittura assume la forma della conversazione. Nel web, per ragioni tecniche, i concetti devono esser espressi in modo diretto, e semplice. È una scrittura contaminata dall’oralità. Scriviamo come parliamo. Come in un dialogo. Diretti al punto. Altrimenti nessuno riuscirebbe a leggerci, non per scarsa volontà ma per la peculiarità del mezzo. Il nostro cervello e i nostri occhi faticano a esplorare un testo denso e pieno di farsi complesse. Il testo deve essere, come insegna Jacob Nielsen, "scannable". Gli intellettualismi, le frasi piene di subordinate non sono adatte al web. Per quel tipo di scrittura esistono già i libri.

5 consigli per un testo efficace.
Leggendo tra i vari blog che trattano di scrittura sul web, i consigli ricorrenti da seguire per creare un testo efficace per il web sono:

  • * Titoli e sottotitoli brevi che sintetizzino bene l'argomento trattato;

  • * L'informazione deve essere immediatamente rintracciabile. Andare diretti al punto, senza troppe spiegazioni; (per andare in profondità possiamo usare i link, o verso nostri post precedenti o verso siti di approfondimento)

  • * Utilizzo consapevole delle parole chiave, che vanno sottolineate con il neretto;

  • * Suddividere il testo in blocchi concettuali, ogni paragrafo un concetto (Chunks);

  • * Cercare di evitare il più possibile al lettore lo scrolling della pagina. Nella sostanza scrivere post brevi, essenziali, coincisi ed informativi. (come questo?)